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"Chi controlla il passato, controlla il futuro..." (George Orwell)

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Ettore

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November 09

E il muro segnò la fine del paradiso terrestre


Esattamente vent’anni fa cadeva il muro di Berlino sotto le picconate di folle reazionarie, segnando l’inizio della fine del sistema sovietico. Trovo fuori luogo le celebrazioni di questo evento storico, senza che nessuno ne faccia notare la tragicità. La caduta quasi senza colpo ferire dell’Urss, ha nascosto la vera natura del fatto.

Iniziò in quel giorno il crollo del paradiso terrestre, del sogno finalmente realizzato di un mondo senza religioni e soprattutto senza Cristianesimo. Perdeva di credibilità il mondo che andava dai tetti in giù, e dove tutto quello che c’era sopra quei tetti era guardato solo come terreno di sfida a dio.

Un mondo finalmente senza inibizioni, libero dei vincoli della Religione e quindi un mondo di uomini finalmente liberi. Dove la scienza era libera dal Cristianesimo che la aveva sempre soffocata, rendendo così l’Impero esportatore di progresso di cui ancora oggi si giovano i paesi che hanno avuto l’onore di farne parte.

Finite le questioni teologiche, si era aperta un’era di pace. Non c’era più un dio da imporre su un altro dio, era stata tolta così alla guerra il suo fondamento. L’umanità era Dio, e fu così che la divina umanità esportò pace e libertà in tutto il mondo.

Fu la vittoria dei diritti umani, sempre così schiacciati dalla religione cristiana. Fu la nuova età dell’oro, l’era della ricchezza.

Tutto spazzato via da coloro che non erano in grado di capire che quel muro, quel filo spinato, quei soldati, erano lì a proteggerli dalla tentazione oppiacea dell’Occidente.

Non c’è nulla di cui festeggiare. Al contrario si dovrebbe manifestare sentimenti di cordoglio agli eroi non ancora sconfitti. Ai campioni come Odifreddi che hanno visto spegnersi il loro paradiso.

Ma la speranza vive ancora in Cina…


November 07

Il Crocefisso secondo Natalia Ginzburg


Il testo che segue è tratto da un famoso editoriale di Natalia Ginzburg, scrittrice ebrea ma atea. Davvero merita di essere letto.

 

Non togliete quel Crocefisso

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La ricoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così?

Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.

Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.

Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Pubblicato sull’Unità del 22 marzo 1988

Travaglio e il Crocefisso


Ho trovato questo articolo di Marco Travaglio sul Crocefisso, certi passaggi non sono del tutto convincenti e anche un po’ contraddittori per il consueto spirito di parte. Ma è comunque un punto di vista interessante. Chissà se adesso anche Travaglio sarà crocifisso in nome della laicità dai suoi campioni, annoverandolo fra i malfattori nemici dello Stato laico.


Ma io difendo quella croce

di Marco Travaglio

5 novembre 2009
Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io.

Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini che difende “il simbolo della nostra tradizione” contro i “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”.

Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare).

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.

Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli.

A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia - si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

da Il Fatto Quotidiano n°38 del 5 novembre 2009

l'AnteFatto


November 05

Ostellino: offesi noi laici debitori del Vangelo


mercoledì 4 novembre 2009

Per la Corte di Strasburgo la presenza dei crocefissi nelle nostre aule costituirebbe «una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione della «libertà di religione degli alunni». Ma Piero Ostellino, editorialista del Corriere della Sera, ha qualche dubbio.

Ostellino, il crocifisso in aula - ci ha detto ieri la Corte europea - non va d’accordo con la democrazia.

Non capisco proprio come l’esposizione di un crocifisso possa ledere il diritto al pluralismo religioso da parte dei genitori che educano i propri figli come meglio credono, o degli stessi bambini, che vedendo quel crocefisso ne sarebbero in qualche modo condizionati. È l’esposizione di un simbolo della religione che fa parte della storia del paese, esattamente come ne fa parte la tradizione risorgimentale.

Esporre il crocefisso accontenta alcuni ma scontenta altri, non crede?

Ma la nostra cultura liberale è debitrice del cristianesimo. Pensiamo a quanto il messaggio del Vangelo ha influito sulle nostre libertà e sulla concezione che ci siamo fatti della libertà stessa, della centralità e della sacralità della persona. Che per alcuni può essere a immagine di Dio, ma che in quanto tale è inviolabile ed è un valore per tutti: e per questo rimane sacra. C’è poco da fare: la visione culturale cristiana esprime valori laici.

La sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha messo d’accordo quasi tutti. «Penso - ha detto Bersani - che un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno». E la Cei: «si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali»

Ma certo. È una valutazione che condivido pienamente. Non vedo la ragione per la quale dovremmo rinunciare alle nostre radici religiose e laiche. Poi, per chi è credente e ha fede, il crocifisso è un simbolo che rimanda a Dio, per chi non lo è parla di un fatto storico determinante. Ma è un fatto storico che ha segnato profondamente nella nostra cultura e, ripeto, non vedo perché dovremmo negarla.

Quali principi ispiratori le sembra tradurre in pratica una sentenza come quella di ieri?

Vedo una laicità che si trasforma in ideologia esattamente come una religione può diventare integralista. Il laicismo, inteso come negazione di qualsiasi tradizione e cultura religiosa, è a sua volta una religione integralista.

Può spiegarsi meglio?

Penso che la neutralità dello stato sia apprezzabile, ma lo stato deve essere davvero neutrale. Uno stato che toglie il crocefisso non è più neutrale, ma prende una parte ben precisa. La neutralità dello stato, di fronte alla fede religiosa o alla simbologia religiosa, consiste proprio nello spirito di tolleranza dello stato stesso verso la libertà di coscienza individuale. È un limite che va tracciato in modo intelligente: se il chador impedisce l’identificazione allora è evidente che non può essere tollerato, ma se una ragazza porta un velo sulla testa, non si capisce perché debba essere proibito. Se lo stato dice “togliamo tutti i crocifissi dalle aule” non è più neutrale ma diventa di parte. Che poi si chiami laico anziché musulmano o altro è solo un questione terminologica che non tocca la sostanza delle cose: diventa stato religioso, cioè stato etico.


Il Sussidiario

November 04

Messori: "Via dagli uffici la foto di Napolitano"


di Andrea Tornielli

«Seguendo questa logica pericolosa e settaria, dovendo rispettare anche i sentimenti politici oltre che quelli religiosi, perché non chiedere che dagli uffici pubblici sia tolta l’effigie del presidente Napolitano?». Vittorio Messori è in Spagna, per l’uscita del suo ultimo libro, ma non rinuncia a ragionare anche provocatoriamente sul tema del giorno.

Come reagisce alla sentenza di Strasburgo?
«Sono rattristato, amareggiato ma non scandalizzato. L’amarezza nasce da questa considerazione: da molto tempo ormai il crocifisso non è più soltanto un segno religioso, ma è diventato un simbolo umano per eccellenza, il simbolo dell’ingiustizia e della resistenza al male».

Volerlo cancellare è un’offesa alla religione cristiana?
«No, è un’offesa, anzi un peccato contro la storia. Il cristianesimo, la croce, ha a che fare con le origini della civiltà europea e dunque questa sentenza non va contro la religione, ma va contro la nostra storia e il senso della realtà».

Perché è importante il riferimento alle radici cristiane dell’Europa?
«Senza il cristianesimo il nostro continente non esisterebbe o nel caso esistesse, sarebbe assolutamente diverso. Nel V-VI secolo l’Europa non esisteva più, invasa da popoli nuovi provenienti dal Nord. L’amalgama tra la romanità e i barbari fu soltanto la Chiesa cattolica. Furono quelle ventimila abbazie che costellarono il continente, dalla Scozia a Pantelleria, da Lisbona fino a Kiev. I monaci hanno dato un contributo essenziale alla formazione della nostra civiltà».

Perché ha detto che non si scandalizza per la sentenza?
«Perché Gesù Cristo e la sua croce sono più grandi dei burocrati europei. Credo dovremmo smetterla con la pretesa di vivere in un’epoca di cristianità e renderci conto che siamo diventati un piccolo gregge, dunque non mi scandalizzerei a dover esporre la croce solo nei luoghi dove la religione cristiana è praticata. Per i cristiani la croce è ben di più di un simbolo culturale o di un riferimento storico».

Dunque lei toglierebbe i crocifissi?
«Non ho detto questo. L’esposizione dei crocifissi nelle scuole pubbliche, se non vado errato, venne disposta dalla legge Lanza nel 1857, mentre per gli uffici pubblici la disposizione risale al 1923, dopo i Patti Lateranensi. Nel 1988 il Consiglio di Stato ha definito la croce “simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendentemente dalla specifica confessione religiosa”. Vorrei ricordare che anche Palmiro Togliatti decise di far confluire nella Costituzione tutti i Patti Lateranensi e che non si oppose mai all’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici».

Ora però l’Europa sentenzia e legifera...
«Ma allora, scusatemi, potrei chiedere anche di togliere la fotografia del capo dello Stato».

Che cosa fa, provoca? Non è la stessa cosa...
«Non esiste mica solo il sentimento religioso. Esiste anche il sentimento politico, e anche questo può essere offeso, non crede? Il presidente della Repubblica non è un alieno, giunto da Marte il giorno della sua designazione al Colle. Ammettiamo che io mi riconosca in una delle forze politiche che non hanno votato per lui fino all’ultimo. Sulla base del mio sentimento, potrei sentirmi offeso nel vedere la sua fotografia negli uffici pubblici. E chiedere di toglierla».

Il presidente rappresenta la nazione, rappresenta tutti, ed è un’istituzione laica.
«Certo, ma se offende il mio sentimento politico, non ho forse diritto di chiedere la rimozione della sua effigie dal municipio o dalla prefettura? La mia, ovviamente, è una boutade, e non mi sognerei mai di fare una richiesta del genere. Non ho nulla contro il presidente. L’ho detto soltanto per far comprendere che se cominciamo con questa logica, non ci fermiamo più. Abbiamo parlato di sentimento religioso e di sentimento politico. E quello sportivo dove lo mettiamo?».

Chi vuole togliere la croce dalle aule e dagli uffici si appella alla laicità dello Stato e al pluralismo religioso.
«Ribadisco: si tratta di una logica che personalmente trovo aberrante. Il crocifisso è da secoli simbolo di umanità e al contempo di speranza di resurrezione. Oltretutto, dà noia soltanto a qualche laicista nostrano, ma non, ad esempio, ai musulmani, che non mi risulta si siano lamentati».

Come, non ricorda il caso clamoroso di Adel Smith?
«Un caso isolato. Smith non rappresenta alcuna comunità islamica».

Il Giornale
 
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Grazie Ettore per l'invito, è una enciclopedia il tuo blog, complimenti sei geniale, regna un ordine e una chiarezza spettacolare, ruberò il tempo per venire a leggere e imparare!!!!
Sept. 24
Arcobalenosettimana.....ale......
Sept. 22
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ciao ettore!!! buon mercoledi.. un forte abraccio dio ti bendica ;-)
Sept. 1
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Aug. 25
Arcobaleno settimana......da ale77....ciao..... 
Aug. 12

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