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May 13 I Vangeli: una questione di metodoInauguriamo con questo intervento una nuova categoria di questo blog, interamente dedicata alla storicità dei Vangeli. Essendo questo un argomento molto dibattuto e complesso abbiamo pensato di riportare, con la maggiore chiarezza possibile, i risultati dei nostri studi. La questione della storicità dei Vangeli ha visto scorrere veri e propri oceani di inchiostro, essa sembra in qualche modo tornata d’attualità visto che quasi nessuno oggi si risparmia lo sfizio di riversare su quei testi le proprie speculazioni filosofiche. Che poi si abbiano o meno le competenze non importa a nessuno, pare che a taluni matematici sia invero concesso il privilegio di prescindere dalle leggi della Storia e dai suoi metodi. L’importante è che si neghi a priori, negare-negare-negare: questa è la parola d’ordine. Perché poi infondo è di questo che si tratta: questione di metodo. Appunto. Quello che noi cercheremo di usare è un metodo che si rifaccia il più possibile al metodo storiografico moderno, quello scientifico. Il quale, per sua natura, non può tollerare approcci ideologici di parte. Se il nostro intento non sarà quello di negare per forza, non sarà nemmeno quello di affermare per forza. La nostra aspirazione è semplicemente quella di guardare ai Vangeli come a delle fonti storiche e di applicare ad esse il metodo comune per le altre fonti e per gli altri personaggi storici. Perché poi una cosa curiosa è che molti di coloro che negano ogni storicità ai Vangeli e al personaggio Gesù in realtà non saprebbero dire quali caratteristiche debba avere un personaggio per poter aspirare ad essere “storico”. Così come non saprebbero salvare la storicità (ovviamente mai contestata) di altri personaggi storici, applicando a loro lo stesso metodo usato per Cristo. Inoltre molti si rifanno, spesso senza saperlo, a delle vecchie teorie sul Cristianesimo elaborate con metodi che oggi non sono più accettabili. Esse si basavano anche su dei contenuti che sono stati poi irrimediabilmente smentiti da quella che è stata definita la “rivoluzione archeologica ed esegetica”. Questa ha completamente sconvolto il quadro mettendo in crisi le grandi correnti storiografiche che per secoli avevano cercato di demolire i Vangeli pezzo a pezzo. Era chiaro a tutti che bisognava ricominciare daccapo, ma questo (fatto forse unico nella storia della disciplina) non avvenne. Si preferì rimanere alle conclusioni di quelle teorie anche se le basi delle stesse erano saltate, così le due grandi scuole (delle quali parleremo in seguito) non furono seguite da un nuovo studio in materia altrettanto sistematico. Così le persone, inevitabilmente attratta da un sì grande problema, finiscono sballottate dai capricci di filmini faziosi e fittizi e di sedicenti storici i quali, nei migliori dei casi, ignorano del tutto o in parte la metodologia storiografica o, nei peggiori dei casi, si abbandonano ai parti delle loro menti per poter salvare le loro strampalate teorie. All’arroganza di questi personaggi si affianca un certo potere mediatico permesso anche dalle loro autodichiarazioni di inconfutabilità che si vanno a sommare al fatto che quasi nessuno, più o meno giustamente, ha voglia di abbassarsi al loro livello per confutarli; così un numero difficilmente quantificabile, ma ragionevolmente alto, di persone viene ingannato e offeso. Di tutto questo noi cercheremo di dare conto, avvalendoci anche della guida di chi invece ha avuto il coraggio di cambiare idea, senza fare delle proprie teorie dei dogmi incontestabili. Principalmente ci rifaremo alle opere di Giuseppe Ricciotti e di Vittorio Messori, ma spazieremo un po’ dovunque. Per cominciare riportiamo adesso una brillante riflessione di Jean Guitton:
Gli storici del Tremila, venuti in possesso di una breve biografia di
Napoleone salvata per caso dalla catastrofe atomica, se seguiranno lo stesso
metodo usato per Gesù dimostreranno che l’epopea napoleonica non è altro che un
mito. Una leggenda, nella quale gli uomini del lontano XIX secolo hanno
incarnato l’idea preesistente di “Grande condottiero”.
Questo anedotto è sintomatico anche di un certo modo (ormai antiquato) di fare storia prescindendo dalle fonti. Si ragiona spesso per analogie (vere o presunte), ma raramente si affronta il cuore del problema che, invece, è quello dell’attendibilità delle fonti primarie. Probabilmente ciò è dovuto ad una sorta di “trauma” psicologico nato da quella suddetta rivoluzione che ha praticamente “prosciugato” interi mari, restando sempre nella metafora, di quell’oceano di inchiostro di cui si parlava sopra. Nel prossimo intervento analizzeremo le obiezioni più comuni che si portano di solito contro la storicità dei Vangeli. Chiariamo fin d’ora che tutti i prossimi interventi costituiranno la pars destruens del nostro lavoro, necessaria prima di passare alla pars costruens. Sarà un lavoro lungo e complesso, anche per questo ci guarderemo bene dall’errore di quei sedicenti storici e restiamo aperti alle critiche e alle osservazioni. Avvisiamo anche che l'eventuale gentile lettore che vorrà seguirci dovrà avere un pò di quella "pazienza di Giobbe" perchè la complessità del tema non permette di esaurire la quetione in pochi interventi, ma gradualmente cercheremo di arrivare a delle conclusioni.
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