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6月18日 Maria e IsideNel precedente intervento abbiamo riportato i pareri di illustri studiosi sul rapporto fra il culto mariano e i culti pagani che avevano per oggetto personaggi femminili. Sarà bene riportare la conclusione di Danièlou: Relazione, dunque, tra la struttura del dogma mariano nella rivelazione cristiana e la struttura dei culti femminili nella mitologia e nei misteri pagani? Se si esaminano davvero le cose, si constata che le analogie (che colpirono, e tuttora colpiscono qualcuno) riguardano le circostanze esteriori: nei due casi, infatti, è questione di nascita straordinaria e di culto che hanno per oggetto una donna. È però onestà oggettiva riconoscere che c’è opposizione totale tra le due strutture – cristiana e pagana – nel loro fondamento e nella loro natura. A sostegno di questa conclusione, proviamo ad occuparci dei casi più sospetti e famosi di contaminazione pagana nel culto mariano. Molto spesso capita di vedere citate con disinvoltura le dee pagane. In realtà, già la natura di questi culti – lo abbiamo visto nel precedente intervento – basterebbe a sconsigliare qualunque accostamento col culto mariano. Nello specifico bisogna notare che spesso i culti dedicati a dee pagane avevano una forte carica erotica, non certo il massimo per chi fosse in cerca di modelli per divinizzare la madre di Gesù. Stupisce talvolta di vedere chiamata in causa la stessa Venere, la dea dell’amore che nella mitologia non brilla esattamente per la sua castità. Tanto che, pare, il suo culto veniva celebrato anche con accoppiamenti rituali. Un’altra dea “sospetta” che viene a volte tirata in ballo è Danae. Seguiamo di nuovo Messori: Ha scritto Charles Guignebert, uno dei maggiori tra i critici che cercarono di scalzare le basi storiche del cristianesimo anche con lo strumento della “storia religiosa comparata”: “E’ nel mondo greco-romano che si trovano le analogie più evidenti con il racconto della concezione miracolosa di Gesù. È in quel mondo che sta, tra l’altro, la leggenda di Perseo, nato da Danae, vergine che Zeus, sotto forma di una pioggia d’oro, ha fecondato”. Danièlou - e molti specialisti con lui –ha buon gioco a dimostrare innanzitutto che in questo mito pagano (come negli altri che vengono citati dai “comparatisti”) non si tratta di una nascita verginale. A differenza di quanto scrive Guignebert, in nessuna delle versioni che possediamo è detto che Danae, fecondata dal Monarca dell’Olimpo, non avesse ancora conosciuto uomo. Comunque, “la leggenda di Zeus e Danae appare come una rappresentazione antropomorfica, piuttosto banale se non triviale, della Divinità, alla quale si prestano costumi umani. Si tratta – qui come altrove – di una semplice sublimazione della sessualità, mentre la concezione virginale di Maria si situa nella prospettiva delle opere compiute dallo Spirito Santo in tutta la Scrittura e che qui raggiunge un vertice. Ovunque, in effetti, sia nelle religioni asiatiche che in quelle dell’antico ellenismo, si trovano delle teo-gamie, cioè delle unioni sessuali di un Dio con una donna. Non vi è nulla di simile nell’Annunciazione lucana, dove non vi è alcuna apparizione di un Dio (magari sotto forma di pioggia d’oro, di cigno o di altro animale) e si è lontanissimi dal clima di erotismo che accompagna tutte le mitologie dove protagonista è una donna. Quindi, anche Danae non ha molto in comune con Maria. Veniamo, finalmente, a uno degli cavalli di battaglia dei comparatisti moderni, i quali spesso non possono nemmeno vantare un grande bagaglio di erudizione rispetto ai loro (semi-dimenticati) predecessori. Si tratta di Iside, madre di Horus. L’accostamento Maria-Iside viene, in realtà, da lontano e da studi non proprio scientifici (per usare un eufemismo). Riportiamo una paginetta di Wikipedia che sembra ben fatta: La teoria si basa sugli studi compiuti da Gerald Massey. Le teorie di Massey ispireranno anche il teosofo Alvin Boyd Kuhn. Massey fu esponente della massoneria e le sue opere sono ancora oggi testi di riferimento della Società Teosofica [1], movimento religioso-filosofico fondato da Helena Blavatsky. Poeta e appassionato di civiltà egizia, apprende da autodidatta l’arte di decifrare i geroglifici. La sua teoria che vuole instaurare un parallelismo tra la vita di Horus e quella di Gesù si basa su un rilievo che si trova a Luxor, che lui esamina e interpreta nell'opera The Historical Jesus and The Mythical Christ. In questo rilievo si leggerebbe l’annunciazione, l'immacolata concezione della dea Iside, la nascita ed adorazione di Horus. Questa sua interpretazione contrasta con quella degli egittologi[2] e non è stata mai confermata da altre fonti. Le sue opere, che tentano di stabilire un più generale parallelismo tra la religione giudaico-cristiana e la religione egizia, sono assolutamente disconosciute dalla moderna egittologia e non sono menzionate nell'Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt o in qualche altra opera di riferimento di questa branca accademica. Massey non è infatti nominato nè in "Who Was Who in Egyptology" di M. L. Bierbrier (III ed., 1995), attuale lista degli egittologi internazionali di riferimento, nè tanto meno nella più estesa bigliografia sull'antico Egitto stilata da Ida B. Pratt (1925/1942), universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale degli egittologi [3]. Nel 1999 la storica e archeologa D.M. Murdock riporta in auge questa "teoria" nel The Christ Conspiracy pubblicato con lo pseudonimo di Acharya. L'opera è stata anche utilizzata come base della prima parte del film web Zeitgeist. In un capitolo del suo libro l'autrice mette in luce delle somiglianze notevoli che intercorrerebbero tra la figura di Gesù Cristo e quella di Horus. In questo ripercorre sostanzialmente le tesi di Massey sul parallelismo Horus/Gesù. La questione relativa all'attendibilità delle sue tesi è tuttora molto controversa e il dibattito molto acceso. La Murdock non ha una formazione accademica da egittologa ed una delle critiche fondamentali che gli si rivolgono è di non aver attinto da fonti primarie ma di aver utilizzato fonti poco attendibili come Ancient Egypt: The Light of the World di Gerald Massey. Nel suo ultimo libro Christ in Egypt (Ed. 2009) l'autrice replica che il suo lavoro non si ispirerebbe a quello di Massey (sebbene a distanza di cento anni risulterebbe sostanzialmente corretto) ma su molteplici fonti di egittologi tra cui cita Margaret Murray, egittologa e antropologa vissuta negli anni '30, che nel libro "Il Dio delle streghe" si è occupata di stregoneria medievale cercando di trovare le sue radici nel periodo pre-cristiano. Anche la storicità del lavoro della Murray è ancora molto discussa e le sue argomentazioni sono oggi aspramente criticate in ambito accademico: tra gli storici che criticano la sua impostazione di ricerca e quindi i risultati raggiunti ci sono Norman Cohn, Ronald Hutton, G. L. Kitteredge, Keith Thomas, J. B. Russell and Carlo Ginzburg [4]. Questo getta ulteriori ombre sulla canonicità storico/scientifica dell'opera della D.M. Murdock. Si consideri inoltre che, analogamente a quanto affermato dagli egittologi in relazione alle tesi di Massey, la ricostruzione della vita di Iside e Horus fatta dalla Murdock è in aperto contrasto con i risultati raggiunti dall'attuale egittologia e non trova riscontri nella narrazione delle vicende di Horus e Iside come narrate nella mitologia egizia [5]. L'unica fonte di riferimento per questa tesi resterebbe quindi l'iscrizione di Luxor, sopra indicata, in una traduzione e interpretazione considerata dagli egittologi moderni totalmente fallace[6], che non trova altri referenti se non il succitato Massey. http://it.wikipedia.org/wiki/Horus Purtroppo queste sono le fonti di certe teorie comparatiste che però, per il loro innegabile fascino, continuano ad essere spacciate per vere (e, non a caso, soprattutto in rete). In nota, abbiamo trovato anche un interessante testo di Richard C. Carrier (studioso dell’antichità e filosofo ateo) che mette queste tesi a confronto con i risultati dell’egittologia, nello specifico con Bruce Metzger. Il testo lo trovate qui, in inglese. In sostanza, Carrier dice che ci sono delle analogie (piuttosto esteriori, come abbiamo detto anche prima) ma nulla di scandaloso. E che tali analogie sono “inevitabili” perché anche l’antropologia insegna che esiste un immaginario religioso comune a un po’ tutti i popoli. Per questo si possono trovare miti di popoli diversi (e magari lontani) che presentano delle coincidenze, senza dovere per questo necessariamente postulare un contatto o addirittura un plagio. Il culto mariano, però, ha avuto uno sviluppo piuttosto lento. Per alcuni, infatti, le contaminazioni pagane vanno cercate proprio nelle fasi di questo sviluppo. Il problema è che spesso queste teorie “tarde” sono spesso figlie delle prime (fallite) e ne riportano quindi gli stessi difetti. Allo sviluppo del culto marino, dalle origini fino ai grandi concili dogmatici, dedicheremo il prossimo post. Qui ci limitiamo alle somiglianze, vere o presunte che siano, fra Maria e le dee pagane. Abbiamo visto che il confronto non regge nemmeno con Iside. Infatti quest’ultima non è affatto vergine. Anzi, del rilievo di Luxor Carrier elenca divertito i pannelli che riportano scene erotiche ai limiti della pornografia. Il fatto è che della nascita di Horus possediamo diverse versioni, si tratta sempre di concepimenti miracolosi quando non curiosi; ma non verginali. Quindi Iside non è vergine, almeno stando al rilevo di Luxor. In altre versioni, invece, avrebbe lavorato col cadavere del marito per potersi fare fecondare; lo spiega bene Zel, nell'intervento che trovate cliccando qui. Un ultimo argomento da affrontare è quello dei debiti artistici del culto mariano nei confronti di Iside. In effetti l’immagine iconografica di Maria col bambino in braccio sembra desunta dalle rappresentazioni classiche di Iside con Horus. Inutile sottolineare che questo non dice nulla sull’origine storica del culto mariano, perché le tendenze artistiche si influenzano reciprocamente. La prima arte cristiana, com’è noto, riprende temi e figure dell’arte pagana. Sarebbe impossibile pensare ad una rottura netta, il passato ha sempre un peso sul presente. Ma questo non vale solo per Maria, anche Gesù viene ritratto a volte nelle pose di un filosofo greco e anche l’immagine del pastore, con la pecorella sulle spalle, fa parte di una radicata tradizione bucolica. Ogni artista ha sempre un proprio bagaglio culturale. Troppo poco, ad ogni modo, per costruirci sopra certe ipotesi simili ad edifici pericolanti. Anche nel campo artistico, però, non sono mancate le forzature. Si vorrebbe far passare per verità assoluta il fatto che le famose madonne nere abbiano imitato questa curiosa caratteristica dalla rappresentazioni di Iside (scure, in effetti). In realtà, è scientificamente dimostrato che molte madonne nere non erano tali in origine. Il colore scuro è dovuto allo sciogliersi dello stucco, in seguito al fumo dei ceri e all’azione del tempo. A ciò si aggiunga che esisteva anche una precisa scelta teologica, proveniente dall’Oriente, che voleva rappresentazioni oscure – per scrupoli aniconici - non solo per Maria ma anche per i santi e lo stesso Gesù. In conclusione, le teorie comparatiste non sono affatto
fondate. Si tratta di un approccio interessante di cui però si è abusato. Non è
un caso se si tende a forzare i dati per creare delle coincidenze: ecco perchè
Danae e Iside devono essere vergini. È bene quindi diffidare da tute le
ricostruzioni scandalistiche che si trovano in rete, spesso più che altro
identificabili come metastoriche se non proprio anti-storiche. 评论 (11)
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