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6月2日 Basi per una storia criticaQuella che spesso emerge dai manuali scolastici, e che poi si impone nell’opinione pubblica, è un’immagine distorta della storia. Se si può indugiare sui crimini politicamente corretti, come quelli commessi dall’Inquisizione, lo stesso rigore non si può usare per scavare in altri trascorsi. Complice involontaria di questa situazione, è anche la disponibilità della Chiesa Cattolica a chiedere perdono a Dio per i crimini commessi in passato dai cattolici. Molti tendono a credere che queste ammissioni di colpa autorizzi a credere che sia solo la Chiesa Cattolica ad avere bisogno di perdono. Paradossalmente nell’opinione pubblica si impongono come “colpe del passato” solo quelle che vengono ammesse, dimenticando le altre. La realtà è che, invece, la Chiesa Cattolica sembra più colpevole degli altri solo perché questi ultimi sono soliti rimuovere gli eventi scomodi del loro passato. E questo vale per tutti. Dai crimini perpetrati nel mondo islamico fino a quelli anticlericali e passando per quelli protestanti. Si tratta di tre categorie molto protette dai mass-media, se di colpe si deve parlare si parli di quelle cattoliche. E quando proprio non si può evitare di ricordare eventi scomodi, lo si fa con tono pacato e avalutativo: è successo e basta. Capita spesso invece di vedere l’intellettualoide di turno che, al solo sentire parlare di storia del cattolicesimo, si altera, sbuffa, strilla. E non lesina commenti come “fanatismo”, “oscurantismo” e via dicendo. Tutte categorie che non applicherebbe mai ad altre storie, pur in presenza di fatti e situazioni analoghe, perché sa bene di non rischiare nulla a bollare il Cattolicesimo con ogni infamia. Anzi, parlare male della Chiesa Cattolica (possibilmente in pose eroiche, come se le guardie svizzere stessero per fare irruzione) può aprire molte porte e suscitare simpatie bypartisan. Sull’anticattolicesimo si possono costruire milionarie saghe di film e romanzi. Si possono scrivere libri che vomitano odio fin dalla copertina e scalare le classifiche (a prescindere poi dall’effettiva qualità del contenuto). Se vi doveste, per sventra, capitare di essere invitati a trasmissioni come quelle di Augias (o di Santoro e di Lerner), la regola d’oro è chiara. In caso di difficoltà basta dire qualcosa contro la Chiesa cattolica e vedrete levarsi spontaneo l’applauso del pubblico, con tanto di sorriso finalmente compiaciuto del conduttore (anche se si stava parlando della mucca pazza).
Tutta questione di pubblicità, quindi. L’uomo della strada deve sapere solo che la storia del Cattolicesimo è esclusivamente Inquisizione e crociate (infatti anche ammesse!). Deve sapere, seppur in maniera superficiale, di Galileo e di Giordano Bruno. L’importante è che non si chieda cosa avvenisse, nello stesso periodo, in terra d’Islam e nei paesi protestanti. Deve sapere nei dettagli come i cattolici gestivano il dissenso cinque secoli fa, ma non quale concezione della libertà avessero i paesi governati dall’ateismo di stato qualche anno fa (e ancora oggi). E se qualcuno sa che il male non è un’esclusiva dei cattolici, tende naturalmente a credere che si tratti ad ogni modo di fatti di minor rilievo e dei quali, infatti, non si parla più di tanto. La realtà è che di essi non è buona educazione parlare. Ricordare che la storia dell’Islam non è solo rose e fiori (come qualcuno vorrebbe far credere) può provocare l’accusa di xenofobia e di voler infierire contro i discendenti di coloro che, miserini, subirono le crociate. Provare a tirare le fila di una storia critica del protestantesimo provoca l’accusa di papismo (l’equivalente moderno dell’eresia, in certi ambienti laici o sedicenti tali). Provare a distogliere, anche solo per un attimo, l’attenzione dall’Inquisizione per andare un momento a studiare quello che avveniva nella Russia atea vuol dire invece per alcuni (e questa è la più classica) attentare quasi alla laicità dello stato. E non vi venga in mente di riconsegnare alla storia quegli eventi sui quali si è costruito quell’apparato storico-mitico definito, anche negli ambienti accademici più insospettabili, come Leggenda nera. In quest’ultimo caso possono scattare tutte le suddette accuse messe insieme, con tanto di fatwa contro il “negazionismo” o il “giustificazionismo”.
In conclusione, il nostro modo di guardare al passato è poco sereno perchè ancora vittima di pregiudizi e mosso da intenti non sempre lodevoli (come quelli di simpatia e antipatia). Per questo abbiamo deciso di realizzare una triologia nel tentativo di porre le basi per una storia critica anche del protestantesimo, dell’Islam e del comunismo ateo. Con questo non si vuole certo volgere contro protestanti, islamici e atei l’uso infame e ideologico che si fa della storia cattolica (con tanto di demonizzazione) ma solo sfatare il mito “pacifico” che sopra abbiamo descritto. Rinfacciare il passato per averla vinta in una discussione è quasi sempre segno di debolezza e di mancanza di argomenti. Ma il mito “pacifico” fa sì che, e non è un caso, l’unico passato “politicamente” spendibile sia quello cattolico. È a questa distorsione che cercheremo di rimediare.
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