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日志


12月5日

Superstizione e reliquie

 

Da sempre la Cristianità ha fatto uso delle reliquie, soprattutto dei santi, attribuendo ad esse poteri taumaturgici. È noto che i pellegrini che si recavano sulla tomba di Pietro a Roma facevano calare dei “panni” perché entrassero in contatto col corpo del santo apostolo. Questo facevano non tanto per “ricordino” (che pure sarebbe disprezzabile per molti), ma appunto perché credevano che il contatto col santo rendesse quei miseri pezzi di stoffa delle reliquie alle quali venivano trasmesse le stesse virtù. “Superstizione! Paganesimo! Ecco un altro rito magico\pagano cristianizzato dalla Tradizione cattolica!” grideranno emeriti dottori protestanti preoccupatissimi di tutto ciò che possa mettersi fra l’uomo e Dio. E in effetti la lotta contro la superstizione delle reliquie, insieme a quella delle indulgenze, fu giustamente uno dei cavalli da battaglia della Riforma protestante. Come accettare una cosa del genere per un Cristianesimo così puro e spirituale? Per una dottrina così basata sulla sola scriptura? Come non trovare somiglianze con qualche rito pagano? Che fine farà il Cristianesimo se si accetta di credere che possano avvenire prodigi anche solo tramite oggetti messi in contatto con un presunto santo (vivo o morto)?
Infatti la Scrittura parla chiaro in proposito. Leggiamo:

“Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano” (Atti 19, 11)

Quindi, secondo quello che è verosimilmente un modo di pensare ancora comune nel mondo protestante, anche i Vangeli finiscono per essere, come la tanto diffamata Tradizione, un coacervo di cose pagane colorate con un po’ di Cristianesimo per accontentare tutti. Perfino l’evangelista Luca, che non stigmatizza questi riti superstiziosi, e lo stesso san Paolo, che evidentemente vi si presta, possono così apparire, nell’ottica protestante, come i cattolici: ovvero come dei mezzi-pagani. Se però anche il Vangelo diventa superstizioso e magico, allora questa ossessione protestante di vedere paganesimo e male dappertutto (dalle indulgenze alle reliquie, dalla Madonna e perfino all’arte sacra) non sarà, forse, sintomo di una certa durezza e rigidità prossima alla bigotteria? E se è vero, com’è vero, che questa è una conseguenza di quella sola scriptura (che poi altro non è che l’estremizzazione di alcuni passi per il totale oblio di altri, e si potrebbero fare molti esempi) allora non sarà, forse, questa un utopico inganno?

Riguardo il disprezzo per reliquie e "ricordini" - che unisce cultura laica e cultura protestante - è simpatico il paradosso di Frossard, riportato in Ipotesi su Maria a pagina 68:

Si parlava del disprezzo di certi intellettuali per il mondo della religiosità popolare; e, in particolare, per ciò che ha contrassegnato – e, almeno in parte, tuttora contrassegna – la devozione mariana, l’ambiente dei santuari e dei relativi pellegrinaggi.

Mi disse, dunque, il vecchio André, ammiccando con i suoi occhi ironici e accendendosi l’ennesima sigaretta, dopo averla infilata su un bocchino, con una sorta di rito che conoscevo bene («Solo un ordine esplicito del Papa potrebbe indurlo a smettere di fumare...», sospirava la moglie): «L’Aldilà, creda a me, sarà una bella sorpresa per i sapienti sofisticati. Non solo scopriranno che un Altro Mondo esiste davvero, ma si troveranno a essere bersaglio della benevola quanto splendida ironia del Dio cristiano. Credo proprio, infatti, che quegli schizzinosi signori troveranno nel loro paradiso tutto ciò che in vita li aveva fatti inorridire: le bottiglie in plastica a forma di Madonna, le bocce con il santuario e la neve quando si scuotono, le immagini di Maria e dei santi popolani da attaccare al cruscotto dell’automobile, i quadretti e le immaginette kitsch. E il bello sarà che tutto quel bazar gli piacerà moltissimo, perché Dio gli avrà ridato quell’infanzia spirituale e intellettuale che avevano perduta e tanto disprezzata. Vivranno felici per sempre, beandosi fra quella paccottiglia da bancarella di santuario».



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