Ettore's profile"Chi controlla il passat...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
May 30 L'ecumenismo secondo Gesù CristoL’ecumenismo rischia di diventare una di quelle parole che tutti usano ma che nessuno sa, precisamente, cosa significhi. Come molti concetti, si presta bene anche alle deformazioni delle mode. Per questo capita di vedere versioni relativiste, del tipo “non esiste una Verità, ma tante verità” per cui è praticamente inutile discutere, contrapporsi a versioni massimaliste che quando non vedono accettate le proprie credenze gridano all’antiecumenismo della parte avversa con automatica accusa di ignoranza e di oscurantismo. Il primo errore da esorcizzare è che ci siano convinzioni anti-ecumeniche. L’ecumenismo, invece, serve proprio per confrontare posizioni differenti senza dovere aprioristicamente rinunciare a qualcosa. Se la Verità non è in vendita, non si può omettere qualcosa di importante solo per paura di dispiacere agli altri. Anzi, l’unico ecumenismo utile è quello che si basa su un dialogo franco al di fuori di ogni sdolcinata retorica ecumenica che a volte si sente sia in ambito cattolico sia in ambito protestante. L’ecumenismo è, quindi, prima di tutto un modus operandi che un insieme di contenuti (i quali, al limite, verranno dopo). Per questo è interessante vedere come Gesù Cristo disputava con i suoi avversari. I passi preferiti dei sostenitori dell’ecumenismo “d’assalto” sono quelli di questo tenore: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che paga la decima della menta, dell`anèto e del cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste cose bisognava praticare, senza omettere quelle. 24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l`esterno del bicchiere e del piatto mentre all`interno sono pieni di rapina e d`intemperanza. 26 Fariseo cieco, pulisci prima l`interno del bicchiere, perché anche l`esterno diventi netto! 27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all`esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume (Matteo 23, 23-27) Ecco, quindi, giustificate le aggressioni verbali e le invettive contro il campo avverso. Chi la pensa diversamente, può essere trattato come i farisei da parte di Gesù mostrando così anche di seguire il Suo esempio. Anche in questo caso ci viene in aiuto la lettura della Chiesa basata sull’et-et che, abbiamo visto, ci mette al riparo contro le letture parziali della Scrittura. Il passo di Matteo va letto alla luce anche di altri passi: Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani…Gli replicò la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". 21 Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. (Giov. 4, 7 suc.) In questo passo Gesù mostra di avere un atteggiamento ben diverso. I Samaritani erano degli scismatici, ma davanti alle rimostranze della donna non si sfiorano nemmeno i toni pesanti che abbiamo visto prima. Con la Samaritana, Gesù si mostra molto paziente e al di sopra delle rivalità locali (fra Giudei e Samaritani), ma senza rinunciare alla Verità. Infatti non omette che “la salvezza viene dai Giudei”, eppure lo fa con grande carità. Non si mette a disputare polemicamente, a rimproverare e a minacciare: semplicemente testimonia la Verità, anche se qualcuno allora avrebbe potuto definirla “anti-ecumenica”. In realtà, ripetiamo, l’ecumenismo è prima di tutto un atteggiamento di apertura come quello di Cristo che in questo passo (ne consigliamo la lettura completa) fa una cosa inaudita. Si mette a parlare con una donna, per giunta samaritana. E poi senza un atteggiamento sprezzante, né da dotto che guarda dall’alto in basso. In questo passo il Messia si mette a parlare con una donna qualunque, con umiltà ma senza falsa modestia. Con Verità, ma anche con carità. Si potrebbe pensare che questo atteggiamento di mitezza sia però condizionato dal lieto fine. Analizziamo allora quest’altro: Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. 53 Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. 54 Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?". 55 Ma Gesù si voltò e li rimproverò amaramente. 56 E si avviarono verso un altro villaggio. (Luca 9, 52-55) Dicevamo prima, che certa retorica ecumenica va respinta. Anche perché capita molto spesso che poi questi profeti del dialogo siano i primi che, quando si vedono contraddetti, fanno come gli apostoli in questo passo di Luca. Ad ogni modo, anche davanti al rifiuto, la mitezza di Cristo non si scalfisce. Anzi, rimprovera aspramente i discepoli che in questo episodio prefigurano i futuri “apostoli del dialogo”. Da notarsi, infine, che sul piano della dottrina sono Giacomo e Giovanni ad avere ragione, e i Samaritani ad avere torto. Eppure questo non giustifica la loro insofferenza, spinta qui fino alla vendetta. Questo contraddice tutti coloro che si sentono legittimati dalla Verità, ad essere duri con gli altri e confuta chi cerca di farsi scudo della Verità per nascondere la propria mancanza di carità. Anche la Bibbia può essere un’arma, non si può pensare di scagliarla sulla testa delle persone e poi scaricare la colpa sulla Parola quando la vittima accusa mal di capo. L’altro grande alibi delle persone scortesi è quello della franchezza, che invece deve essere seguita da umiltà e pazienza. La franchezza, pertanto, è senza dubbio un valore ma solo fino a quando si mantiene nel rispetto e rifugge dagli atteggiamenti da “super-apostoli”. In conclusione, l’atteggiamento di Gesù contro i farisei insegna lo zelo col quale si difende e testimonia la Verità. Ma bisogna pur ricordare che Gesù, secondo il Vangelo, leggeva nel cuore degli uomini e che tutta la serie di “guai a voi” è dettata da un giudizio profondo contro scribi e farisei. Un giudizio che a noi è interdetto ed espressamente vietato. Per questo, le pur inevitabili asprezze che si rasentano in un dibattito non possono trovare legittimazione nel Vangelo, il quale offre nell’episodio della samaritana un modello di ecumenismo a cui i Cristiani (prima di tutti) dovrebbero guardare di più rispetto all'episodio di Gesù con i farisei che rappresenta un caso particolare e comunque da non imitare a cuor leggero. La regola d'oro la offre san Pietro in questo passo: ...pronti sempre a rispondere a chiunque
vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia
fatto con dolcezza e rispetto,
16 con una retta coscienza (1 Pietro 3, 15-16) May 23 Quando l'intellettuale snob copia...Augias da repubblica a ripubblica di Miska Ruggieri (per Libero) Tutto è iniziato quando Flavio Deflorian, professore associato di Scienza e Tecnologia dei Materiali all’Università di Trento, ha letto per piacere personale, uno dopo l’altro a distanza di poco tempo, due libri: il nuovo bestseller Disputa su Dio e dintorni (Mondadori, pp. 270, euro 18,50), scritto a quattro mani dal volto televisivo (non credente) e firma di Repubblica Corrado Augias e dal teologo (credente) dell’Università San Raffaele di Milano Vito Mancuso; e il meno recente (è uscito in Italia nel 2008) saggio La creazione (Adelphi, pp. 198, euro 19) del noto biologo di Harvard Edward Osborne Wilson, specializzato in mirmecologia (lo studio delle formiche). E ha notato che qualcosa non tornava. Così ha avvertito le due case editrici, contattato la coppia Augias-Mancuso e parlato della sua scoperta a un collega di Università, Giovanni Straffelini, professore associato di Metallurgia. Il quale ha subito inviato una letterina al Foglio di Giuliano Ferrara, fornendo un esempio dello stile copia-e-incolla adottato con disinvoltura dagli autori italiani. In effetti, la pagina 246 della Disputa, che ospita le conclusioni (quindi un passo fondamentale, che dovrebbe tirare le somme di tutti i ragionamenti e le riflessioni fatte in precedenza, quasi un puro distillato di pensiero) di Augias, è praticamente identica alla pagina 14 dell’edizione italiana della Creazione in cui Wilson scrive in prima persona una "Lettera a un pastore della Chiesa Battista del Sud". Leggere qui sopra i due brani a confronto per credere. Sembra impossibile, ma Augias, sulle orme del filosofo-copione Umberto Galimberti (a lungo collaboratore anche lui del quotidiano di Ezio Mauro), al centro nella primavera del 2008 di alcuni clamorosi casi di mancata citazione delle fonti ai danni di Giulia Sissa, Alida Cresti, Salvatore Natoli e Guido Zingari, ha copiato l’autore dell’Alabama pari pari. Tranne un punto e virgola al posto di un punto e un altro al posto di una virgola; «terra» scritto minuscolo o «globo» al posto di «Terra»; un verbo cambiato («dobbiamo imporci» invece di «condividiamo»); una citazione di Dante dal canto di Ulisse per far risaltare gli studi liceali fatti in Italia; un più dubitativo «Non credo» al posto di un secco «No»; un fondamentale «Lei e io» al posto di «Io e lei»; un’aggiunta politicamente corretta sulla «libertà dal dolore e dal bisogno»... Insomma, robetta così. Per il resto, un calco preciso. Solo che Wilson si rivolgeva a un pastore battista, mentre Augias a Mancuso. Evidentemente, sfumature ininfluenti per uno scrittore abituato a indagare filologicamente sui testi antichi alla ricerca di bazzecole come il vero Gesù o la vera natura del cristianesimo... E il bello (si fa per dire) è che la Disputa, al quinto posto generale e al primo della saggistica nella classifica Arianna dei libri più venduti la settimana scorsa, conta in bibliografia ben 90 volumi citati (compreso un imprescindibile articolo di Eugenio Scalfari su Repubblica...) e ha un nutrito "indice dei nomi", dal biblico Abele al politico democristiano Benigno Zaccagnini. Ma del povero Wilson e del suo bel saggio (di nicchia, almeno rispetto al pubblico televisivo che compra le "Inchieste" mondadoriane del giornalista Augias) nessuna traccia. Desaparecido. Forse una censura nei confronti di uno scienziato, tra l’altro papà della sociobiologia, accusato talvolta di razzismo e misoginia e quindi poco simpatico ai lettori di Repubblica? Macché. La spiegazione che dà Augias è ancora più inquietante. Semplicemente, ha preso chissà dove nel mare magnum di Internet alcune frasi anonime (quante saranno?) che gli facevano comodo e le ha infilate con nonchalance nel suo libro. Un po’ come facevano alcuni poeti antichi per comporre i centoni. Che però, se non altro, richiedevano una certa abilità metrica e si basavano proprio sulla riconoscibilità dei testi (Omero, Virgilio ecc.). Qui la prosa è quella che è; e per smascherare la fonte c’è stato bisogno di un professore di Trento... ******** FRANCESCO BORGONOVO PER LIBERO La risposta che Corrado Augias ci ha dato quando gli abbiamo fatto notare la "strana somiglianza" fra una pagina del suo libro e il brano di Edward O. Wilson è simile a quella inviata per mail al professor Deflorian. Spiega Augias: «Questo libro è nato da un dialogo tra i sostenitori di due tesi contrapposte. Per la mia parte mi sono avvalso oltre che di convincimenti e riflessioni personali, di numerose testimonianze, dalle Confessioni di Agostino a internet, citando la fonte ogni volta che è stato possibile». Evidentemente, nel caso del saggio di Wilson, non è stato possibile reperire la fonte. Sorge però un dubbio: ci sono altre pagine di Disputa su Dio e dintorni in cui compaiono citazioni prese dal web senza indicare la fonte? Diversa la risposta che ci ha dato l'altro autore del libro, il teologo Vito Mancuso (il quale non ha firmato il passaggio incriminato), che dice a Libero: «Conosco il libro di Wilson e sono al corrente di quello che è successo. Sono amareggiato, completamente sbalordito. Non capisco come sia potuta accadere una cosa del genere. Spero che Augias lo spiegherà anche perché colpisce il fatto che quel passaggio si trovi nelle conclusioni, dove lui parla in prima persona, dove parla di se stesso.Non so che cosa dirà Augias, ma il fatto è innegabile: le pagine sono lì sotto gli occhi di tutti. Non c'è possibilità di negare l'evidenza. Sono le stesse parole, con gli stessi verbi, la stessa successione delle frasi. È impressionante. Io però non ho responsabilità. Anzi, se in tutto questo c'è una vittima, sono io». May 21 La Bibbia: istruzioni per l'uso.Prima di tutto è importante capire di cosa stiamo parlando. La Bibbia è composta da una pluralità di libri che divergono per genere e che sono stati composti in un notevole arco di tempo. Ci sono, per fare un esempio, libri che hanno una caratterizzazione storica più spiccata e libri che invece sono a carattere puramente didattico. Pertanto non esiste un metro unico di lettura. Non si possono leggere il Genesi e l’Apocalisse allo stesso modo dei Vangeli. Ogni testo poi ha bisogno di essere inteso nel suo senso letterale e, allo stesso tempo, in quello simbolico. Le due cose vanno di pari passo e non sono contrapposte. Ma al rapporto fra lo spirito e la lettera dedicheremo, magari, un post specifico. Ogni cristiano che intraprende la lettura della Bibbia si trova inevitabilmente di fronte a cose indiscutibilmente contrarie alla morale cristiana (e moderna). La Bibbia di sicuro non è un libro per moralisti. Stupri, incesti, massacri: c’è abbastanza da far storcere il naso alle nostrane anime pure (anche se spesso e volentieri furiosamente abortiste). Il primo elemento da tenere presente, però, è che la Bibbia non è il Corano. Quest’ultimo altro non è che il dettato di Allah. Il testo sacro dell’Islam ha quindi un solo protagonista attivo, quel Dio che dovrebbe essere anche al di fuori del tempo e dello spazio (e quindi delle consuetudini umane). Ma anche questo ci porterebbe lontano. Quello che conta è il fatto che, invece, la Bibbia è prima di tutto un libro scritto a più mani (non essendo il redattore una sola persona) attraverso varie epoche. Ma, soprattutto, è un libro composto da due protagonisti attivi: Dio e l’uomo. I racconti biblici sono il frutto dell’incontro\scontro fra questi due protagonisti. La Bibbia non è quindi il dettato di Dio, è la commistione di cose umane e divine. Quella dei testi (di chi scrive e di chi viene narrato) non è un’umanità idealizzata, un’edificante paesaggio fatto di buoni sentimenti e di pie avventure. A chi servirebbe un libro del genere? Ci troveremmo davanti un esempio di umanità immaginaria ed utopica, troppo lontana da noi e quindi inutile. Per questo, invece, l’umanità della Bibbia è quella reale, senza edulcorazioni, con la sua grandezza (nelle gesta eroiche, nelle grandi costruzioni ecc) e insieme la sua bassezza (i tradimenti, gli omicidi ecc). In altre parole, quello che nel Corano non si dovrebbe mai trovare, lo si trova nella Bibbia. Ma è questo che la rende interessante. L’uomo biblico, in entrambi i suddetti aspetti, ha anche tutto il suo portato di mentalità e convenzioni tipiche delle società antiche. Ogni individuo può sperimentare sulla sua pelle la forza delle abitudini (e dei vizi). Immaginarsi quanto la cosa diventi più complicata quando si tratta di un intero popolo (e di un’epoca). La mentalità biblica non è quella moderna del “tutto e subito”. Se Dio avesse voluto agire così avrebbe dovuto optare per un dettato. E’ come se un padre pretendesse dal figlio neonato di imparare a memoria la Divina Commedia, invece di seguirlo nello sviluppo che gli permetterà poi di assolvere ai suoi doveri. Uscendo fuor di metafora, Dio avrebbe dovuto fare violenza all’uomo. Il Dio cristiano è però un Dio particolarmente amante della libertà. Ecco che allora anche Dio deve adeguarsi alla realtà con cui vuole entrare in contatto. Allora, tornando alla metafora, un buon padre non può nutrire il figlioletto con la bistecca. Ogni cosa al suo tempo. Molti dimenticano che l’Antico Testamento è un testo di preparazione, per questo la Storia della Salvezza è attraversata (dal Genesi fino ai profeti) dalla speranza messianica. Solo col Messia il popolo eletto prima, e tutto il mondo dopo, avrebbero ricevuto la piena rivelazione. Infatti la luce dell’Antico Testamento è ancora offuscata. Dio irrompe nella storia umana, scegliendosi addirittura un popolo, ma gli lascia il tempo di crescere senza innescare rivoluzioni giacobine (come poi non sarà nemmeno il Cristianesimo). Per questo la Bibbia è un libro molto umano e tutte le vicende dell’Antica Alleanza vanno lette alla luce di quella nuova. Quindi, proprio per la natura del testo, il male che si trova nella Bibbia non è attribuibile a Dio ma all’uomo (narratore e protagonista) che abbiamo visto essere un personaggio fondamentale. Quello biblico è un Dio di misericordia e di pazienza, ma anche dagli accessi di ira. Bisogna considerare due aspetti: il concetto e la forma. Concettualmente, l’idea di un Dio dagli attributi di Amore e al contempo di Giustizia (che quindi può punire) è concorde alla visione evangelica. Per quanto riguarda la forma, ovvero il modo in cui Dio applica la giustizia, bisogna tenere a mente quanto detto prima. Se la rivelazione veterotestamentaria non è completa, non può essere piena nemmeno la conoscenza di Dio. Per questo è possibile che metodi della giustizia umana siano presentati dalle narrazioni come assunti anche dallo stesso Dio. Lo stesso Isaia parla di Dio come del Deus absconditus, un Dio “nascosto”. Bisogna inoltre tenere presenti gli artifici letterari che possono seguire la narrazione, è ricordando tutte queste caratteristiche che si possono comprendere anche episodi dove Dio viene presentato in veste antropomorfa, cambiando idea anche nel corso di un dibattito con gli uomini (come con Abramo o con Mosè). Quindi per l’interpretazione dell’Antico Testamento è, a volte, necessario prestare maggiore attenzione ai concetti (ai significati) che alle forme. Ma entrambi, concetti e forme, sono da purificare e perfezionare. Dimenticare il carattere di provvisorietà dell’Antico Testamento vuol dire porre un serio ostacolo alla sua comprensione più profonda. Né, in un’ottica cristiana, si può rimproverare Dio di non aver corretto il suo popolo. Nei Vangeli si trovano, infatti, varie espressioni che rimandano al compimento della Legge antica. Procedimento che avviene secondo due modalità. La prima è quella di una semplice rilettura dei precetti e degli insegnamenti biblici da un punto di vista diverso e più spirituale; basti pensare al modo di rispettare il Sabato. Il secondo invece è quello più radicale formato dall’insegnamento di comandamenti nuovi ma sempre nel solco di quelli antichi. Una nuova Legge del tutto diversa formata da una sintesi di tutto l’Antico Testamento, con l’abbandono di ciò che aveva fatto il suo tempo. Ecco allora l’origine di certi discorsi inaugurati da espressioni del tipo “avete udito che vi fu detto…ma Io vi dico” e “per la durezza dei vostri cuori Mosè…ma in origine…”. Ci si potrebbe, però, chiedere perché Dio non abbia scelto un popolo più grande ed evoluto. Perché scegliere un “non-popolo” noto infatti solo per la sua singolare pretesa di avere un ruolo nella storia mondiale? In realtà, in tutta la Bibbia, Dio tende a scegliere quello che è più piccolo e disprezzato per rovesciare le scale di valori umane, e per mostrare la sua potenza tramite quella che Paolo chiamava “la stoltezza della predicazione”. La Bibbia quindi non è un libro per moralisti, né per semplicisti. Le irriverenze, di cui viene spesso fatta oggetto, si inseriscono a volte nella migliore tradizione antisemita che parte dagli antichi autori romani fino ai contemporanei Odifreddi (che ritiene sia compito della scienza fare pernacchie a Mosè e Gesù, come notato qui da Giorgio Israel) e passando per Voltaire. Di solito è a fini ben poco nobili che si ispira questa “lettura” irridente del testo sacro ebraico, basata sul rifiuto di adottare anche per essa il criterio moderno che si usa per tutti i testi antichi. Ossia quello di calarsi nel contesto storico astenendosi, per quanto possibile, di applicare le proprie categorie di giustizia e di bene\male (spesso anche, curiosamente, presentate come assolute e definitive). Ma dietro queste tendenze irrisorie (che poi non si capisce se, fra ignoranza e malafede, servano a irridere gli autori di esse o la Bibbia) si cela anche uno scatto di rabbia contro un testo che ad ogni modo continua ad avere successo. Essendo uno dei libri più diffusi al mondo (non a caso, prima opera stampata) e che non accenna a volersi fare da parte, la Bibbia è lo “scomodo” ricordo di un passato (appena due millenni) da cancellare o demonizzare. Niente di nuovo o di straordinario, quindi. È una cosa così vecchia e desueta da non riuscire nemmeno a mettere nella tentazione di stracciarsi le vesti, però è divertente vedere le pretese di originalità (e perché no? di scientificità) da parte di chi non sa di perpetuare un vecchio sport a più riprese riesumato. May 19 Una strana coppiaCoppia stupefacente con degna tribuna di Gianni Gennari Umberto Veronesi, scienziato famoso, mi evoca un tram: fuori dai binari, un disastro. A febbraio in Tv ha dialogato per 6 ore con Alessandro Cecchi Paone, colui che dichiarò: «Ho lasciato Roma perché ci sono troppi preti» ("Il Venerdì", 9/4/2004). Ora "L'Unità" (7/5, p. 40: "Veronesi, l'etica laica e la battaglia delle fedi") dall'evento trascurato da tutti, offre un brano davvero stupefacente, ove Cecchi Paone esordisce: «i Paesi dove è ancora molto forte il sentimento religioso sono quelli più arretrati dal punto di vista scientifico-tecnologico». E lo "scienziato" conferma: «È normale, perché scienza e fede sono in contraddizione». Si sa infatti che gli Usa, ove «il sentimento religioso è ancora molto forte», sono arretratissimi. Ma il Paone incalza criticando «Benedetto XIV» (sic! I due in ritardo di tre secoli, Ndr), il dialogo continua a livello, Veronesi afferma che «i medici non credenti curano meglio di quelli credenti" per la scienza un mondo ateo è meglio di quello religioso" l'etica laica è mille volte superiore a quella religiosa» e aggiunge: «come non credente ho acquisito serenità assoluta perché non ho più dubbi». Qualcuno diceva che i laici sono cultori del dubbio? Ultimo botto di Veronesi a Cecchi Paone estatico: «l'islamismo è una bella religione, molto più evoluta del cristianesimo, perché Dio è puro spirito»! «Molto»? Sì, ed è cosa davvero evidente. Che dire? Paiono deliri e "L'Unità" che pubblica questo brano scegliendolo da 6 ore di diaologo, dà prova di un'acutezza di giudizio del tutto in linea con quella della strana coppia. |
|
|