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March 30 L'oscurantismo illuminato della legge 40Ma guarda, la legge «crudele»
funziona di Marina Corradi
I figli nati da fecondazione assistita in Italia
sono quasi raddoppiati. Secondo la relazione presentata al Parlamento e dedicata
all’attuazione della legge 40, l’incremento di nascite in tre anni è netto:
nel 2007 sono 'transitati' per le provette oltre novemila bambini, contro i
meno di cinquemila del 2005, primo anno in cui tutti i centri italiani erano
stati monitorizzati. Il primo elemento dunque nel bilancio della legge passata
attraverso l’aspro scontro del referendum, è che non c’è stato il crollo di
nascite e la generalizzata fuga all’estero delle coppie che non riescono a concepire.
Segue qui: http://www.avvenire.it/Commenti/MA+GUARDA+LA+LEGGE+CRUDELE+FUNZIONA_200903280732183670000.htm Questo l’articolo riportato da sito dell’UAAR: La Regione Toscana pubblica, prima fra tutte le regioni
italiane, i dati circa l’applicazione della legge 40 sulla fecondazione
assistita. L’elemento più significativo riguarda la fecondazione in vitro:
dalle 803 del 2003, l’ultimo anno in cui non esisteva alcuna regolamentazione,
si è passati ai 1.425 del 2004, primo anno di approvazione della legge, fino ai
1.897 del 2005. Dunque un raddoppio, e oltre, degli interventi, e nessun segno
di quel crollo del ricorso alla procreazione assistita che era stato annunciato
dai detrattori della legge 40, secondo i quali una volta proibiti fecondazione
eterologa, congelamento e analisi pre-impianto dell’embrione le coppie italiane
sarebbero emigrate massicciamente all’estero per ottenere la gravidanza vietata
in patria dalla “legge crudele” Segue qui: http://www.uaar.it/news/2006/09/24/legge-funziona-raddoppiati-risultati/
March 28 Il capro espiatorioIn cerca di un capro espiatorio
Michael Cook "In search of a scapegoat." - MercatorNet (Giugno 2005)
Ad appena un mese dalla morte del suo predecessore, il nuovo Papa, Bendetto XVI, ha annunciato che avrebbe dato inizio al processo che culmina nella santità cattolica. Il Vaticano normalmente si muove con i piedi di piombo in tali cose, così la rapidità senza precedenti conferma quello che la maggioranza della gente sentiva riguardo a Giovanni Paolo II - cioé che era un uomo straordinariamente buono. Tuttavia, prima che i fedeli rimangano troppo delusi, bisogna sistemare una cosa: la piccola faccenda se Karol Wojtyla sia stato in realtà il maggiore assassino di massa del 20° secolo. Se lo è stato, la canonizzazione potrebbe non essere proprio una buona idea. Ecco cosa gli avvocati del diavolo hanno avuto da dire. Nicholas Kristof, del New York Times, dice che il divieto vaticano del preservativo è costato centinaia di migliaia di vite, facendone "il suo (del Vaticano) più tragico errore nei primi due millenni della sua storia".1 L'influente New Statesman, di Londra, ha pubblicato una storia di copertina poco dopo la morte del Papa sostenendo che egli "probabilmente ha contribuito alla diffusione continentale della malattia più di quanto abbiano fatto i camionisti e la prostituzione insieme".2 Rosemary Neill, dell' Australian, di Sydney, si domanda se l'intransigente Vaticano "sarà eventualmente accusato di crimini contro l'umanità"3. Polly Toynbee, del giornale britannico Guardian , che chiaramente ha preso qualcosa di pessimo per colazione quella mattina, ha paragonato Giovanni Paolo II a Lenin: "Entrambi hanno messo l'ideologia avanti alla vita umana e alla felicità, a inimmaginabile costo umano"4. Persino i medici fanno loro eco. La più importante rivista medica mondiale, The Lancet, ha accusato un ignorante e rigido Papa di presentare "insuperabili ostacoli alla prevenzione della malattia"5. Non so se qualcuno di questi autori abbia mai visitato un ospedale per malati di Aids o abbracciato qualcuno di questi pazienti come ha fatto Giovanni Paolo II, o si sia mai dato da fare come Giovanni Paolo II per ottenere finanziamenti internazionali per le terapie. Nell'insieme sembrano appartenere a quella folla che ha sempre da ridire su tutto quello che egli ha fatto. Ma hanno lanciato la loro accusa e questa merita di essere ascoltata. E' un'accusa che sta in piedi? Statistiche impressionanti Non c'è dubbio che l'Aids in Africa sia terribile. L'ultima indagine sulla prevalenza dell'Aids nello Swaziland, un piccolo regno di 2 milioni di persone circondato dal Sud Africa, ha raggiunto il 42.6%, la percentuale più alta del mondo. Ed è in crescita. Tre anni fa, nel 2002, era il 38.6%. "Lo Swaziland sarà cancellato" ha detto disperatamente un attivista Aids.6 Le percentuali di altri paesi dell'Africa meridionale sono quasi altrettanto brutte. Secondo il Joint United Nations Programme su HIV/AIDS (UNAIDS), i 2/3 delle persone con HIV/AIDS vivono nell'Africa sub-sahariana. Alla fine del 2004, 25.4 milioni di africani erano infetti, con circa 3 milioni infettati durante l'anno. L'aspettativa di vita alla nascita è scesa sotto i 40 in 9 paesi: Botswana, Repubblica Centrale Africana, Lesotho, Malawi, Mozambico, Ruanda, Swaziland, Zambia e Zimbawe. Nello Zimbawe, l'aspettativa di vita alla nascita era di 52 anni nel 1990 e solo di 34 nel 2003 7. Terribile. Incredibilmente, atrocemente terribile. Ma c'è qualcosa di assurdamente medievale nel fare del Papa un capro espiatorio, come se le nuvole potessero aprirsi e il sole splendere se conficchiamo abbastanza spilloni nella bambola voodoo di GPII. Addossare la colpa per la tragedia dell'Aids in Africa su un solo uomo è una di quelle idee che sono, citando George Orwell, "così stupide che solo gli intellettuali potrebbero crederci". Il ruolo del cattolicesimo Due di queste idee pervadono tutte queste critiche. La prima è fondamentalmente questa: i cattolici africani sono così devoti che se fanno sesso al di fuori del matrimonio, amoreggiano con le prostitute o prendono una terza moglie, si asterranno devotamente dall'usare il profilattico perché il Grande Padre Bianco ha detto loro di fare così. La signora Toynbee cupamente chiama in causa "Il più profondo potere del Vaticano....la sua personale autorità su 1.3 miliardi di fedeli, che è più forte sui più poveri, sui devoti più indifesi." Ma non può spiegare una contraddizione: questi arretrati cattolici dalla pelle scura non possono essere così esemplari da usare i profilattici e al tempo stesso così birichini per resistere alle tentazioni. Il giornalista Brendan O'Neill - che si presenta come un ex cattolico che si è disfatto dell'insegnamento cattolico sulla morale sessuale - riassume questo argomento paternalistico sulla rivista on-line Spiked: "L'unica ragione per cui potresti credere all'idea incredibilmente semplicistica che l'editto vaticano significhi Aids in Africa è di considerare gli africani poco più che degli automi....che fanno come viene loro detto"8. E' sufficiente sovrapporre le mappe di prevalenza dell' Aids con quelle di prevalenza del cattolicesimo per far cadere il collegamento fra Chiesa Cattolica e Aids. Nell'ospedale che è oggi lo Swaziland, solo il 5% circa della popolazione è cattolico. Nel Botswana, dove il 37% della popolazione adulta ha contratto l'HIV, solo il 4% è cattolico. Nel Sud Africa, il 22% della popolazione ha contratto l'HIV e solo il 6% è cattolico. Ma in Uganda, con il 43% della popolazione costituito da cattolici, la proporzione degli adulti con HIV è pari al 4% 9. In realtà senza la Chiesa Cattolica la situazione potrebbe essere assai peggiore. Il disastro dell'Aids in Africa ha preoccupato fortemente il Papa. Dieci anni fa egli chiese "agli scienziati del mondo e ai leaders politici, mossi dall'amore e dal rispetto dovuti a ogni persona umana, di usare tutti i mezzi disponibili per mettere fine a questa piaga"10. E i cattolici hanno risposto. Circa il 27% dell'assistenza sanitaria per le vittime dell'HIV/AIDS è fornito da organizzazioni della Chiesa e Ong cattoliche, come ha ammesso anche The Lancet 11. Queste formano un ampio network di cliniche che raggiungono le persone più povere, più lontane e derelitte dell'Africa. Queste statistiche suggeriscono che la vera storia può essere opposta a quella presentata dai media: l'osservanza cattolica può in realtà essere il miglior profilattico. Quanto sono efficaci i profilattici? Il secondo assunto è che i profilattici sono essenziali per prevenire l'Aids in Africa. Secondo i ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine, "Il profilattico è un dispositivo salva-vita: è altamente efficace nel prevenire la trasmissione di HIV se usato correttamente e regolarmente ed è attualmente il miglior modo di prevenzione dell'HIV per coloro che sono sessualmente attivi e a rischio"12. Tuttavia è da notare che questo dogma è limitato da due significativi requisiti: "se usato correttamente e regolarmente". In che misura pensate che possa accadere questo nell'Africa sub-sahariana? Se gli esperti non sono stati in grado di debellare l'Aids a San Francisco e a Sidney promuovendo i profilattici, cosa fa loro pensare che riusciranno in Africa? Sorprendentemente, nonostante la dogmatica insistenza che distribuire profilattici è il solo modo per fermare l'Aids, ci sono pochissimi studi a conferma di questa affermazione. L'anno scorso un articolo sul Bollettino dell'OMS ammetteva che erano state fatte pochissime ricerche sull'impatto del programma di promozione del profilattico sulla effettiva incidenza dell'infezione HIV 13. Inoltre, anche se i profilattici sono "efficaci" - cioé non si rompono e sono impermeabili - la legge di Murphy dice che essi spesso falliranno. Secondo la Family Health International, un gruppo americano che appoggia le iniziative di salute riproduttiva e promuove energicamente i profilattici, "i profilattici devono essere usati correttamente e regolarmente per funzionare"; "l'uso corretto è più complicato di quanto possa sembrare perché ci sono molti modi di sbagliare"; e "alcuni consumatori avranno difficoltà ad usare efficacemente il profilattico e sperimenteranno più della loro percentuale di rottura" 14. Nel caotico ambiente sociale di molti paesi africani, dove la povertà è endemica, le donne sono regolarmente vittime di abusi e la poligamia e diffusa, gli uomini non sono inclini a usare i profilattici con regolarità. Come ha osservato il presidente dell'Uganda Musuveni, "In paesi come il nostro, dove una madre spesso deve percorrere 20 miglia per trovare un'aspirina per suo figlio malato o 5 miglia per trovare dell'acqua, il problema di ottenere un rifornimento costante di profilattici non potrà mai essere risolto" 15. Un recente studio sull'uso del profilattico nei paesi in via di sviluppo sulla rivista Studies in Family Planning riassumeva la situazione con queste incontrovertibili parole: "Non sono ancora emersi chiari esempi di un paese che sia uscito da un'epidemia generalizzata principalmente grazie alla promozione del profilattico" 16. Questo è maggiormente evidente nell'Africa meridionale. Alti tassi di trasmissione dell'HIV hanno perdurato nonostante gli alti tassi di uso del profilattico. Nel Botswana, dice il professore Norman Hearst, della University of California di San Francisco, le vendite dei profilattici sono salite da 1 milione nel 1993 a 3 milioni nel 2001 mentre la prevalenza di HIV tra le donne incinte dei centri urbani è salita dal 27% al 45%. Nel Camerun le vendite di profilattici sono salite da 6 milioni a 15 milioni mentre la prevalenza di HIV è salita dal 3% al 9%. L'esempio dell'Uganda In realtà la storia dell'Aids in Uganda conferma il convincimento della Chiesa che l'astinenza e la fedeltà matrimoniale sono realmente il modo migliore di combattere l'Aids. Nel 1991, il tasso d'infezione in Uganda era il 21%. Ora, dopo anni di un semplice ed economico programma chiamato ABC, è crollato al 6% circa. ABC sta per Abstain, Be faithful, Condoms (Astinenza, fedeltà e profilattici qualora astinenza e fedeltà non siano praticati). Il presidente ugandese Yoweri Museveni predica l'ABC con il fervore di un evangelico. "Non sono favorevole ai profilattici nelle scuole primarie e secondarie...Lasciamo che i profilattici siano l'ultima risorsa," ha detto recentemente ad una conferenza internazionale sull'Aids nella sua capitale, Kampala. "Ho cresciuto dei bambini e la mia politica era di metterli in guardia dal sesso indisciplinato. Ho cominciato a parlare loro dall'età di 13 anni dicendo loro di concentrarsi sugli studi, che ci sarebbe stato tempo per il sesso"17. La signora Toynbee sosteneva nella sua diatriba sul Guardian che "astinenza e celibato non sono la condizione umana". Ma Musuveni - non ignaro della condizione umana - pensa che lo siano. "Convincere il nostro popolo a ritornare ai suoi valori tradizionali di castità e fedeltà o, in mancanza, ad usare il profilattico, è diventata la nostra più grande priorità" ha detto ai dirigenti di aziende farmaceutiche americane un paio di anni fa. "L'alternativa era la decimazione"18. Dietro la campagna La campagna per macchiare il nome di Giovanni Paolo II con le morti africane è così sorprendentemente stupida che equivale a prova definitiva della massima di Orwell. Cosa potrebbe esserci dietro? C'è una risposta politica. Un'abile campagna da parte di cattolici arrabbiati per screditare il Papa e il tradizionale insegnamento della Chiesa è in corso da vari anni. Un gruppo pro-aborto chiamato Catholics for a Free Choice (CFC) ha lanciato una campagna internazionale nel dicembre 2001 per promuovere la sua idea che "i buoni cattolici usano il profilattico". La propaganda in Usa, Messico,Filippine, Sud Africa, Kenia, Cile e Zimbawe contrassegnava "la prima fase di un tentativo di cambiare la politica vaticana e contestare la sua aggressiva influenza contro la disponibilità e l'accesso ai profilattici nelle aree del mondo maggiormente a rischio."19 La conseguente copertura mediatica, almeno in Gran Bretagna, ha riflettuto i principali temi dell'ideologia di CFC. Ma ad un livello più profondo, il credo cattolico sulla sessualità si scontra con ciò che Giovanni Paolo II definiva una "patologia dello spirito". Per fare un esempio prendiamo l'asserzione di Polly Toynbee che "la contraccezione è la vera salvezza delle donne". Il Papa mirava ad un'altra salvezza. Egli sapeva che la tecnologia non può risanare la condizione umana ferita. Non può infondere il dominio di sè , il rispetto degli altri; non può produrre il senso di responsabilità. L'unica salvezza non viene da una pillola o da un profilattico ma dalla conversione del cuore. Una toppa tecnica lascerà irrisolti gli acuti problemi dell'Africa della disuguaglianza dei sessi, della povertà, della scarsa educazione e del dissesto sociale. E senza risolvere questi, il problema dell'Aids peggiorerà sicuramente. Ma chiaramente un capro espiatorio per l'Aids in Africa soddisfa la necessità principale di una semplice soluzione di fronte alla calamità. […] NOTE: 1. Nicholas D. Kristof. "The Pope and AIDS”. New York Times. 8 May 2005. 2. Michela Wong. "Blood of innocents on his hands”. New Stateman. 11 April 2005. 3. Rosemary Neill. "A Catholic culture of death”. Australian. 7 May 2005 4. Polly Toynbee."Not in my name". Guardian. 8 April 2005. 5. "The Pope's grievous errors". The Lancet. 12 March 2005. 6. "Devastating setback in Africa"Globe and Mail (Toronto). 24 May 2005. 7. UNAIDS. "AIDS epidemic update 2004." 8. Brendan O'Neill. "Did the Pope spread AIDS in Africa?" Spiked. 8 April 2005. 9. World Health Organization, Epidemiological Fact Sheets and The Hierarchy of the Catholic Church 10. Ecclesia in Africa. 14 September 1995 11. Javier Cardinal Lozano Barragán."Message for World AIDS Day". 1 December 2004 "The Pope's grievous errors". The Lancet. 12 March 2005. 12. Anna Foss, Peter Vickerman, Charlotte Watts. "The Ban That Kills". Conscience. Spring 2005. 13. King K. Holmes, Ruth Levine, Marcia Weaver. "Effectiveness of condoms in preventing sexually transmitted infections". Bulletin of the World Health Organization, June 2004, 82 (6). 14. "The Latex Condom: Recent Advances, Future Direction". Family Health International . 15. Cited in Norman Hearst and Sanny Chen. "Condom Promotion for AIDS Prevention in the Developing World: Is It Working?". Studies in Family Planning. March 2004. 16. Norman Hearst and Sanny Chen. "Condom Promotion for AIDS Prevention in the Developing World: Is It Working?". Studies in Family Planning. March 2004. 17. "Museveni Opposes Condoms in Schools". AllAfrica.com, 30 November 2004. 18. Cited in Joseph Loconte, "The White House Initiative to Combat AIDS: Learning from Uganda". Heritage Foundation, Executive Summary #1692, 30 September 2003. 19. http://www.condoms4life.org/campaign/index.htm 20. "Loss of health professionals from sub-Saharan Africa: the pivotal role of the UK". The Lancet. 28 May 2005. Leggi anche questi articoli: La solidarietà degli studenti africaniL'Africa e i preservativiL'Uganda e l'ABCL'Africa e l'Aids«Per combattere l’Aids il profilattico non serve»«Il condom è inutile, serve solo al gay business» La solidarietà degli studenti africaniPAPA: STUDENTI AFRICANI INDICONO MANIFESTAZIONE SOLIDARIETA' (ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 25 MAR Un comitato di studenti africani residenti a Roma ha indetto per domenica 29 marzo, alle 11:30, subito prima dell'Angelus, una manifestazione in piazza S. Pietro per esprimere solidarieta' con il Papa per il suo messaggio all'Africa e anche per le sue affermazioni sulla lotta all'Aids. Scopo della manifestazione - si legge in un volantino diffuso in sala stampa vaticana - e' quello di''gridare il nostro no alle speculazioni sull'Africa'', ''no alla strumentalizzazione del messaggio del Papa per l'Africa'', ''no a chi vuole fare dell'Africa uno dei principali mercati di sbocco dei preservativi'', ''si' alle cure efficaci per l'Aids in Africa'', ''si' all'educazione''. Il messaggio della manifestazione e' poi diretto anche alla Comunita' internazionale, alla quale i promotori intendono evidenziare ''le priorita' assolute'' per il continente: ''cibo, acqua, energia, cure mediche, un reddito stabile per le famiglie, un sistema commerciale che faciliti anche l'esportazione dei prodotti africani e non solo l'esportazione delle materie prime, la valorizzazione 'sul posto' delle proprie ricchezze e non il saccheggio delle sue risorse''.
http://paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com/2009/03/papa-studenti-africani-indicono.html March 27 Dio e l'uomo
Una voce! Il mio diletto! [...] Io dormo, ma il mio cuore veglia. Oh se tu fossi un mio fratello, allattato al seno di mia madre! Trovandoti fuori ti potrei baciare e nessuno potrebbe disprezzarmi. […] Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l`amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! 7 Le grandi acque non possono spegnere l`amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell`amore, non ne avrebbe che dispregio. (Cantico dei Cantici capitoli 2-5-8) March 24 L'Africa e i preservativi
Torniamo ancora una volta alla polemica scatenata dalle dichiarazioni di Benedetto XVI. In questa intervista il prof. Gigli conferma che una politica basata esclusivamente sul preservativo può essere inutile o addirittura dannosa se non seguita da un’adeguata informazione.
(ASCA) - Roma, 18 mar - ''Affermare ideologicamente che il papa sta in qualche modo favorendo l'epidemia perche' invita alla sessualita' responsabile, e' veramente dire un assurdo, anzi, e' fare della mistificazione anche dal punto di vista scientifico''. E' quanto ha dichiarato oggi a Radio Vaticana Gianluigi Gigli, gia' presidente della Federazione mondiale dei medici cattolici, parlando della sessualita' responsabile sulla quale il Papa si e' soffermato piu' volte. ''E' documentato ormai in tutto il mondo come, a seconda di dove si mette l'accento nella prevenzione dell'Aids, i risultati possono essere anche fortemente diversi'' ha detto Gigli citando due esempi ''storici'': l'Uganda, ''dove la lotta all'Aids e' stata basata appunto sul comportamento, sugli stili di vita, ha ottenuto traguardi significativi in termini di riduzione dell'epidemia'' e la Thailandia, ''dove ci si e' basati solo sul profilattico'' ma che ''non ha ottenuto nulla: la situazione e' addirittura, appunto, peggiorata''. Tutto cio', per Gigli, dovrebbe far riflettere ''perche' a parte ogni giudizio di ordine etico - se ci si limita solo al profilattico, la sensazione di ''falsa' sicurezza che esso da' - perche' comunque c'e' ancora un rischio di malattia che si mantiene, benche' abbassato - questo rischio viene tuttavia a moltiplicarsi a causa del moltiplicarsi dei rapporti che la falsa sicurezza stessa genera. Quindi, rapporti occasionali, rapporti promiscui''.
Tratto da: http://it.notizie.yahoo.com/19/20090318/tpl-papa-medici-cattolici-preservativo-n-1204c2b.html
Interessante anche l’opinione del dottor Leonardo Palombi:
(AGI) - CdV, 18 mar. - “Se noi guardiamo alle iniziative, in termini di sanita’ pubblica, intraprese in Africa negli ultimi 20 anni - conferma da parte sua il responsabile scientifico del progetto Dream di Sant’Egidio, il medico epidemiologo, Leonardo Palombi -osserviamo che il largo impiego di condom non ha contenuto l’epidemia e non la sta contenendo in Europa orientale. Del resto - rileva il sanitario - il discorso sull’uso dei condom come magica soluzione dell’epidemia dell’Aids, parte dal presupposto che questo mezzo sia utilizzato sulla base di una certa cultura e sulla base di alcuni diritti, per esempio i diritti delle donne, che non e’ certo un fatto largamente consolidato”. (AGI)
Tratto da: http://www.donne-oggi.it/archives/0005010.html
March 21 L'Uganda e l'ABCPARLA IL MEDICO FILIPPO CIANTIA Aids: «Il successo dell’Uganda dà ragione a Benedetto XVI» La posizione del Papa sull’Aids? Realista, ragionevole e scientificamente fondata. Parola di un medico che da anni si misura col problema in uno dei Paesi africani dove il virus ha colpito più duramente, l’Uganda, e dove le strategie di contrasto hanno portato a risultati molto significativi, fino a farne un modello. Filippo Ciantia ci vive dal 1980 con la moglie e otto figli. È il rappresentante regionale dell’ong italiana Avsi per la Regione dei Grandi laghi ed è autore di numerosi interventi su riviste scientifiche. In uno di questi, pubblicato su Lancet, ha messo in evidenza l’efficacia della dottrina cattolica nell’affronto dell’Aids.
In che senso Benedetto XVI esprime una posizione realista? La strategia vincente di fronte al virus non può essere meramente sanitaria e farmacologica. Si vince tenendo conto di tutti i fattori che costituiscono la persona. I dati dimostrano che l’Aids è diminuito solo nei Paesi in cui si è lavorato per modificare i comportamenti sessuali e gli stili di vita delle persone, cosa che a sua volta deriva da un lavoro di informazione e educazione che coinvolge le famiglie, le donne, le scuole. È accaduto così in Kenya, Etiopia, Malawi, Zambia, Zimbabwe e soprattutto qui in Uganda. Ma per ottenere risultati bisogna avere il coraggio di scelte forti, come hanno fatto da queste parti... Quali scelte? Il cuore del problema sta nella modificazione dei comportamenti, per esempio i rapporti sessuali a rischio contemporanei con più partner, che in Africa sono molto diffusi. C’è una notevole ritrosia a intervenire su questo terreno perché si dice che in nome della libertà non è lecito intromettersi nelle scelte della gente. Ma questa è una posizione ipocrita. Come la mettiamo allora con le campagne contro il fumo, l’alcol, la droga che si vanno moltiplicando? Anche questa è invasione di campo? Se un comportamento mette a rischio la salute, astenersi dall’intervenire per cercare di modificarlo significa in realtà danneggiare le persone che lo mettono in atto e l’intera società. Quindi la Chiesa non fa invasione di campo parlando di astinenza e fedeltà al partner? La Chiesa fa il suo mestiere e, facendolo, contribuisce al bene di tutti. Non c’è un posto al mondo dove l’Aids sia diminuito senza un cambiamento radicale dei comportamenti sessuali. Ma per arrivare a questo si deve lavorare a livello educativo, non ci si può certo accontentare di distribuire preservativi, confidando nel loro effetto taumaturgico e deresponsabilizzando la gente. Lo ha capito bene il governo ugandese che ha laicamente lanciato con successo la strategia dell’ABC. In cosa consiste l’ABC? Alle persone viene consigliata l’astensione dai rapporti (Abstinence), la fedeltà al partner (Being faithful) e – in casi molto particolari e solo per certe, limitate categorie di persone – l’uso corretto del profilattico (Condom use). Risultato? La prevalenza dell’Hiv è passata dal 15% del 1992 al 5% del 2004. E sa qual è stato il costo dei programmi avviati per favorire la modifica degli stili di vita? 23 centesimi di dollaro a testa. Ha ragione il Papa: siamo di fronte a una tragedia che non può essere vinta solo con i soldi. Serve una strategia multilaterale che metta al centro il bene della persona. Cosa vuol dire concretamente? Promozione della condizione femminile, sostegno a chi è colpito dal virus con i farmaci (la gratuità è un elemento fondamentale e rischia di venire colpito dagli effetti della crisi economica), lotta allo stigma e alla discriminazione nei confronti dei malati, campagne di educazione preventiva nelle scuole primarie raggiungendo i bambini prima che diventino sessualmente attivi. E per raggiungere questi obiettivi, non si può prescindere dal fattore comunitario. Perché è fondamentale questo elemento? In una società come quella africana è necessario coinvolgere i leader religiosi e le comunità locali. In Uganda molte organizzazioni si sono prese cura degli orfani (che sono due milioni e mezzo), hanno aiutato le famiglie colpite, si sono prodigate nell’attività educativa e soprattutto hanno fatto compagnia ai malati. Come fanno quelli del Meeting Point, il partner locale di Avsi, che da anni aiutano migliaia di donne a Kampala e in altre città. Cosa fanno? Promuovono corsi di igiene e salute, prestiti per piccole attività lavorative, distribuiscono cibo. Molte donne sono state aiutate a capire che la loro esistenza è più grande della malattia, hanno cominciato il trattamento antiretrovirale che prima rifiutavano perché si sentivano finite, si aiutano a vicenda a prendere le medicine. Se una di loro muore, i figli vengono presi in casa da un’altra. Si sentono amate da qualcuno che le considera importanti. È un piccolo miracolo quotidiano, un’esperienza d’amore più contagiosa del virus. Filippo Ciantia March 20 L'Africa e l'AidsParla Rose Busingye, infermiera ugandeseCosì l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi“Chi pensa di salvare l’Africa con i preservativi è fuori dal mondo”
“Il problema è capire se la vita ha un senso. Solo così posso volere bene a me e a chi ho davanti. E’ allora che lo proteggo, che faccio di tutto perché non si ammali”. Rose Busingye passa la sua vita ad accogliere e curare gli ammalati di Aids assieme all’ong Avsi al Meeting Point di Kampala, la capitale dell’Uganda. Rose è un’infermiera ugandese, e sa bene di cosa si tratta quando si parla di Africa, Hiv e preservativi. “Il problema è se la vita ha un valore, un significato, altrimenti non c’è preservativo che tenga”. In Uganda dal 1986 sono morte quasi un milione di persone (e più del doppio sono rimaste infettate) per il virus dell’Hiv. L’Uganda è però anche il primo paese del continente nero ad avere attuato una politica vincente nella lotta all’Aids: in pochi anni si è passati dal 21 per cento della popolazione infetta al 6,4 per cento di oggi. “Lo abbiamo fatto – spiega Rose – senza distribuire preservativi a tutti, ma educando le persone. Anche grazie al nostro presidente”. Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, ha preso di petto la questione dell’Hiv fin da subito: “Ha chiesto di tornare alle nostre origini culturali – continua Rose – ha voluto che si lavorasse per il cambiamento delle persone. Una volta, durante un seminario, si discuteva di come affrontare il dilagare della malattia e la moglie del presidente è andata su tutte le furie quando ha sentito dire che la soluzione erano i profilattici. L’uomo non è come un cane che non riesce a trattenersi, diceva, ha la ragione, può smettere di vivere come un animale”. Così (come racconta anche il libro “Lo sviluppo ha un volto”, a cura di Roberto Fontolan, edito da Guerini) si è cominciato ad andare nei vari villaggi a insegnare, ad esempio, che chi ha una vita sessuale ordinata non rischia di prendere l’Hiv, che l’astinenza e la fedeltà al partner sono fondamentali e che in certi casi particolari è anche opportuno usare il preservativo. Nulla di diverso dalle parole del Papa: “Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, a essere con i sofferenti”. Nulla di diverso da quello che racconta Rose: “Non sappiamo amare, viviamo definiti dall’istinto. E quando uno non si sente amato non può amare nessuno, usa se stesso e gli altri. A uno infettato dall’Hiv non interessa nulla proteggere gli altri se non sa che la sua vita ha un valore, un significato. Quelli che attaccano il Papa non sanno cosa dicono”. O forse lo sanno benissimo. “Tu vali più di un preservativo, il bisogno dell’Africa non sono i preservativi. Se lo pensi sei fuori dal mondo”, dice. Rose incalza: “Qui Non abbiamo medicine, si muore di malaria, di dissenteria. E ci vogliono mandare i preservativi. Ma che coraggio hanno di fronte al mondo di dire che il bisogno dell’Africa è un preservativo?”. Le chiediamo se quindi sia un problema di educazione: “Si educa solo a ciò che si è”, risponde. In altre parole? “Bisogna risvegliare la coscienza dell’uomo: quando uno è voluto bene subito si accorge di quello che vuole, senza bisogno di fargli la lezione. L’uomo è un bisogno infinito di capire cos’è la giustizia, la bellezza, la felicità”. Rose racconta che tante persone che passano dal suo centro magari per un giorno poi non vogliono andarsene: “Se uno incontra anche solo un piccolo occhio che lo guarda per quello che è non può non riconoscere di essere fatto per queste cose. Puoi stare anni a insegnare come si usa il preservativo, ma se si è guardati con dignità basta un secondo per cambiare. Quando gli ammalati sentono che secondo te il loro bisogno è un preservativo se ne vanno, lo sanno che la loro vita è molto più grande. Non è un pezzo di lattice che salverà l’Africa, siamo seri. E in Uganda, dove il presidente si è opposto a questa idea, abbiamo abbattuto il numero di infezioni, tanto che adesso l’Hiv è soprattutto una malattia dei più ricchi, non dei poveri”. Secondo Rose, il mondo dovrebbe avere il coraggio di parlare dell’origine della malattia, non di come contenere gli effetti di un comportamento di cui la malattia è diretta conseguenza. “E’ la libertà che muove la persona, se uno la usa male non può poi accusare la mancanza dei preservativi. Questo è un modo sbagliato di usare la ragione”. Ciò che impressiona è come le parole di Rose siano gravide di conseguenze nei fatti: al Meeting Point le donne infette dal virus dell’Hiv ballano, cantano, lavorano tutto il giorno; stanno talmente bene che all’inizio nessuno credeva che avessero bisogno di cibo e medicine, e solo dopo avere fatto il test a ognuna di loro si sono ricreduti. Parla di “ideologia”, Rose: “Si pensa che la vita umana sia definita solo dal sesso, ma questa è ideologia, nel senso che è l’esaltazione di un singolo aspetto umano”. A questo punto racconta di quando ha insegnato alle sue donne come si usano i preservativi: “Abbiamo letto insieme le istruzioni: occorre una temperatura esterna non troppo alta, bisogna lavarsi, stare attenti perché basta un po’ di polvere per romperlo, ecc. Le mie donne mi hanno guardato e mi hanno detto: ‘Rose, quanti gradi ci sono in Africa? Quante case hanno il rubinetto per lavarsi?’. Poi mi hanno fatto vedere le loro mani: ruvide e rovinate dal lavoro nella cava, affilate come un sasso. E se basta un po’ di polvere per rompere il preservativo… Capisci? Non hanno neanche le lenzuola, i letti, l’acqua – ride – E pensano di salvarci con i preservativi!”. Si ferma, torna seria: “Bisogna smetterla di parlare per niente, senza sapere di cosa si sta parlando”. Sia l’opera grandissima in cui lavora Rose a Kampala sia i risultati dell’azione governativa sembrano dare ragione alle parole di questa piccola donna sempre sorridente: “L’uomo è fatto per essere amato e per amare, e ha la libertà. La sua soddisfazione totale non è nel sesso. In Uganda abbiamo combattuto senza preservativi ma per il cambiamento delle persone”. Astinenza e fedeltà le parole d’ordine. Sembra impossibile al mondo laico del Vecchio continente. E invece sembra essere l’unica via per combattere con successo questa piaga. Ma una cosa del genere è possibile solo là dove c’è la chiesa? “Sì – dice Rose – perché chi riconosce che l’umano ha un valore è la chiesa”. Il presidente ugandese non è cristiano, però. “No, ma è un uomo”. Il viaggio del Papa in Africa ha scatenato l’ennesimo dibattito sull’opera della chiesa in quelle terre: “Qua tutti sanno che Benedetto XVI ci vuole bene, non abbiamo dubbi. I dubbi piuttosto ce li abbiamo su chi ci manda i preservativi invece dell’aspirina. Su chi riconosce che siamo esseri umani non abbiamo dubbi”. Rose ha perso tutti i parenti nel genocidio in Ruanda: “Dov’erano quelli che vogliono salvarci con i preservativi? Cos’è un preservativo di fronte ai morti che ho visto in Ruanda? Ammettano che sono loro gli sconfitti invece di volere salvare noi. Forse pensano che non lo capiamo, ma anche noi africani abbiamo il cervello, sappiamo usare la ragione”. Quegli stessi accusano il Papa di attentato alla vita dell’Africa: “Non ha senso attaccare una persona disarmata che ama così tanto la vita della gente”. March 17 Una scomunica inopportunaMonsignor Fisichella, massima autorità vaticana nel campo della bioetica, ha criticato duramente l'operato del vescovo Recife sulla vicenda della bambina brasiliana. Questo è l'articolo del Corriere della Sera: Il caso della minorenne che ha abortito 2 gemelli concepiti in seguito a una violenzaAborto su bimba brasiliana stuprata
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