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    March 30

    L'oscurantismo illuminato della legge 40


    Ma guarda, la legge «crudele» funziona

    di Marina Corradi


    I figli nati da fecondazione assistita in I­talia sono quasi raddoppiati. Secondo la relazione presentata al Parlamento e de­dicata all’attuazione della legge 40, l’in­cremento di nascite in tre anni è netto: nel 2007 sono 'transitati' per le provette oltre novemila bambini, contro i meno di cin­quemila del 2005, primo anno in cui tutti i centri italiani erano stati monitorizzati. Il primo elemento dunque nel bilancio del­la legge passata attraverso l’aspro scontro del referendum, è che non c’è stato il crol­lo di nascite e la generalizzata fuga all’e­stero delle coppie che non riescono a con­cepire.

    Oltre frontiera 'deve' andare chi vuole una diagnosi prenatale dell’em­brione, e dunque una selezione fra i figli concepiti, oppure chi ne chiede il conge­lamento, vietato dalla legge italiana. Al di fuori di queste possibilità, peraltro etica­mente critiche e non solo per i cattolici, i numeri della Relazione dicono sostan­zialmente che la legge funziona; e sem­brano anche svuotare dunque, nel meri­to, il ricorso avanzato alla Corte Costitu­zionale dai suoi avversari.

    Segue qui:

    http://www.avvenire.it/Commenti/MA+GUARDA+LA+LEGGE+CRUDELE+FUNZIONA_200903280732183670000.htm


    Questo l’articolo riportato da sito dell’UAAR:

    La Regione Toscana pubblica, prima fra tutte le regioni italiane, i dati circa l’applicazione della legge 40 sulla fecondazione assistita. L’elemento più significativo riguarda la fecondazione in vitro: dalle 803 del 2003, l’ultimo anno in cui non esisteva alcuna regolamentazione, si è passati ai 1.425 del 2004, primo anno di approvazione della legge, fino ai 1.897 del 2005. Dunque un raddoppio, e oltre, degli interventi, e nessun segno di quel crollo del ricorso alla procreazione assistita che era stato annunciato dai detrattori della legge 40, secondo i quali una volta proibiti fecondazione eterologa, congelamento e analisi pre-impianto dell’embrione le coppie italiane sarebbero emigrate massicciamente all’estero per ottenere la gravidanza vietata in patria dalla “legge crudele”

    Segue qui:

    http://www.uaar.it/news/2006/09/24/legge-funziona-raddoppiati-risultati/

    March 28

    Il capro espiatorio


    In cerca di un capro espiatorio

     

    Michael Cook

     "In search of a scapegoat."  - MercatorNet (Giugno 2005)

      


    Ad appena un mese dalla morte del suo predecessore, il nuovo Papa, Bendetto XVI, ha annunciato che avrebbe dato inizio al processo che culmina nella santità cattolica. Il Vaticano normalmente si muove con i piedi di piombo in tali cose, così la rapidità senza precedenti conferma quello che la maggioranza della gente sentiva riguardo a Giovanni Paolo II - cioé che era un uomo straordinariamente buono.

    Tuttavia, prima che i fedeli rimangano troppo delusi, bisogna sistemare una cosa: la piccola faccenda se Karol Wojtyla sia stato in realtà il maggiore assassino di massa del 20° secolo. Se lo è stato, la canonizzazione potrebbe non essere proprio una buona idea.

    Ecco cosa gli avvocati del diavolo hanno avuto da dire.

    Nicholas Kristof, del New York Times, dice che il divieto vaticano del preservativo è costato centinaia di migliaia di vite, facendone "il suo (del Vaticano) più tragico errore nei primi due millenni della sua storia".1 L'influente New Statesman, di Londra, ha pubblicato una storia di copertina poco dopo la morte del Papa sostenendo che egli "probabilmente ha contribuito alla diffusione continentale della malattia più di quanto abbiano fatto i camionisti e la prostituzione insieme".2

    Rosemary Neill, dell' Australian, di Sydney, si domanda se l'intransigente Vaticano "sarà eventualmente accusato di crimini contro l'umanità"3. Polly Toynbee, del giornale britannico Guardian , che chiaramente ha preso qualcosa di pessimo per colazione quella mattina, ha paragonato Giovanni Paolo II a Lenin: "Entrambi hanno messo l'ideologia avanti alla vita umana e alla felicità, a inimmaginabile costo umano"4. Persino i medici fanno loro eco. La più importante rivista medica mondiale, The Lancet, ha accusato un ignorante e rigido Papa di presentare "insuperabili ostacoli alla prevenzione della malattia"5.

    Non so se qualcuno di questi autori abbia mai visitato un ospedale per malati di Aids o abbracciato qualcuno di questi pazienti come ha fatto Giovanni Paolo II, o si sia mai dato da fare come Giovanni Paolo II per ottenere finanziamenti internazionali per le terapie. Nell'insieme sembrano appartenere a quella folla che ha sempre da ridire su tutto quello che egli ha fatto. Ma hanno lanciato la loro accusa e questa merita di essere ascoltata. E' un'accusa che sta in piedi?

    Statistiche impressionanti

    Non c'è dubbio che l'Aids in Africa sia terribile. L'ultima indagine sulla prevalenza dell'Aids nello Swaziland, un piccolo regno di 2 milioni di persone circondato dal Sud Africa, ha raggiunto il 42.6%, la percentuale più alta del mondo. Ed è in crescita. Tre anni fa, nel 2002, era il 38.6%. "Lo Swaziland sarà cancellato" ha detto disperatamente un attivista Aids.6 Le percentuali di altri paesi dell'Africa meridionale sono quasi altrettanto brutte.

    Secondo il Joint United Nations Programme su HIV/AIDS (UNAIDS), i 2/3 delle persone con HIV/AIDS vivono nell'Africa sub-sahariana. Alla fine del 2004, 25.4 milioni di africani erano infetti, con circa 3 milioni infettati durante l'anno. L'aspettativa di vita alla nascita è scesa sotto i 40 in 9 paesi: Botswana, Repubblica Centrale Africana, Lesotho, Malawi, Mozambico, Ruanda, Swaziland, Zambia e Zimbawe. Nello Zimbawe, l'aspettativa di vita alla nascita era di 52 anni nel 1990 e solo di 34 nel 2003 7.

    Terribile. Incredibilmente, atrocemente terribile.

    Ma c'è qualcosa di assurdamente medievale nel fare del Papa un capro espiatorio,  come se le nuvole potessero aprirsi e il sole splendere se conficchiamo abbastanza spilloni nella bambola voodoo di GPII. Addossare la colpa per la tragedia dell'Aids in Africa su un solo uomo è una di quelle idee che sono, citando George Orwell, "così stupide che solo gli intellettuali potrebbero crederci".

    Il ruolo del cattolicesimo

    Due di queste idee pervadono tutte queste critiche. La prima è fondamentalmente questa: i cattolici africani sono così devoti che se fanno sesso al di fuori del matrimonio, amoreggiano con le prostitute o prendono una terza moglie, si asterranno devotamente dall'usare il profilattico perché il Grande Padre Bianco ha detto loro di fare così. La signora Toynbee cupamente chiama in causa "Il più profondo potere del Vaticano....la sua personale autorità su 1.3 miliardi di fedeli, che è più forte sui più poveri, sui devoti più indifesi."

    Ma non può spiegare una contraddizione: questi arretrati cattolici dalla pelle scura non possono essere così esemplari da usare i profilattici e al tempo stesso così birichini per resistere alle tentazioni. Il giornalista Brendan O'Neill - che si presenta come un ex cattolico che si è disfatto dell'insegnamento cattolico sulla morale sessuale - riassume questo argomento paternalistico sulla rivista on-line Spiked: "L'unica ragione per cui potresti credere all'idea incredibilmente semplicistica che l'editto vaticano significhi Aids in Africa è di considerare gli africani poco più che degli automi....che fanno come viene loro detto"8.

    E' sufficiente sovrapporre le mappe di prevalenza dell' Aids con quelle di prevalenza del cattolicesimo per far cadere il collegamento fra Chiesa Cattolica e Aids. Nell'ospedale che è oggi lo Swaziland, solo il 5% circa della popolazione è cattolico. Nel Botswana, dove il 37% della popolazione adulta ha contratto l'HIV, solo il 4% è cattolico. Nel Sud Africa, il 22% della popolazione ha contratto l'HIV e solo il 6% è cattolico. Ma in Uganda, con il 43% della popolazione costituito da cattolici, la proporzione degli adulti con HIV è pari al 4% 9.

    In realtà senza la Chiesa Cattolica la situazione potrebbe essere assai peggiore. Il disastro dell'Aids in Africa ha preoccupato fortemente il Papa. Dieci anni fa egli chiese "agli scienziati del mondo e ai leaders politici, mossi dall'amore e dal rispetto dovuti a ogni persona umana, di usare tutti i mezzi disponibili per mettere fine a questa piaga"10. E i cattolici hanno risposto.

    Circa il 27% dell'assistenza sanitaria per le vittime dell'HIV/AIDS è fornito da organizzazioni della Chiesa e Ong cattoliche, come ha ammesso anche The Lancet 11. Queste formano un ampio network di cliniche che raggiungono le persone più povere, più lontane e derelitte dell'Africa. 

    Queste statistiche suggeriscono che la vera storia può essere opposta a quella presentata dai media: l'osservanza cattolica può in realtà essere il miglior profilattico.

    Quanto sono efficaci i profilattici?

    Il secondo assunto è che i profilattici sono essenziali per prevenire l'Aids in Africa. Secondo i ricercatori della  London School of Hygiene and Tropical Medicine, "Il profilattico è un dispositivo salva-vita: è altamente efficace nel prevenire la trasmissione di HIV se usato correttamente e regolarmente ed è attualmente il miglior modo di prevenzione dell'HIV per coloro che sono sessualmente attivi e a rischio"12.

    Tuttavia è da notare che questo dogma è limitato da due significativi requisiti: "se usato correttamente e regolarmente". In che misura pensate che possa accadere questo nell'Africa sub-sahariana? Se gli esperti non sono stati in grado di debellare l'Aids a San Francisco e a Sidney promuovendo i profilattici, cosa fa loro pensare che riusciranno in Africa?

    Sorprendentemente, nonostante la dogmatica insistenza che distribuire profilattici è il solo modo per fermare l'Aids, ci sono pochissimi studi a conferma di questa affermazione. L'anno scorso un articolo sul Bollettino dell'OMS ammetteva che erano state fatte pochissime ricerche sull'impatto del programma di promozione del profilattico sulla effettiva incidenza dell'infezione HIV 13.

    Inoltre, anche se i profilattici sono "efficaci" - cioé non si rompono e sono impermeabili - la legge di Murphy dice che essi spesso falliranno. Secondo la Family Health International, un gruppo americano che appoggia le iniziative di salute riproduttiva e promuove energicamente i profilattici, "i profilattici devono essere usati correttamente e regolarmente per funzionare"; "l'uso corretto è più complicato di quanto possa sembrare perché ci sono molti modi di sbagliare"; e "alcuni consumatori avranno difficoltà ad usare efficacemente il profilattico e sperimenteranno più della loro percentuale di rottura" 14.

    Nel caotico ambiente sociale di molti paesi africani, dove la povertà è endemica, le donne sono regolarmente vittime di abusi e la poligamia e diffusa, gli uomini non sono inclini a usare i profilattici con regolarità. Come ha osservato il presidente dell'Uganda Musuveni, "In paesi come il nostro, dove una madre spesso deve percorrere 20 miglia per trovare un'aspirina per suo figlio malato o 5 miglia per trovare dell'acqua, il problema di ottenere un rifornimento costante di profilattici non potrà mai essere risolto" 15.

    Un recente studio sull'uso del profilattico nei paesi in via di sviluppo sulla rivista  Studies in Family Planning riassumeva la situazione con queste incontrovertibili parole: "Non sono ancora emersi chiari esempi di un paese che sia uscito da un'epidemia generalizzata principalmente grazie alla promozione del profilattico" 16. Questo è maggiormente evidente nell'Africa meridionale. Alti tassi di trasmissione dell'HIV hanno perdurato nonostante gli alti tassi di uso del profilattico. Nel Botswana, dice il professore Norman Hearst, della University of California di San Francisco, le vendite dei profilattici sono salite da 1 milione nel 1993 a 3 milioni nel 2001 mentre la prevalenza di HIV tra le donne incinte dei centri urbani è salita dal 27% al 45%. Nel Camerun le vendite di profilattici sono salite da 6 milioni a 15 milioni mentre la prevalenza di HIV è salita dal 3% al 9%.

    L'esempio dell'Uganda

    In realtà la storia dell'Aids in Uganda conferma il convincimento della Chiesa che l'astinenza e la fedeltà matrimoniale sono realmente il modo migliore di combattere l'Aids. Nel 1991, il tasso d'infezione in Uganda era il 21%. Ora, dopo anni di un semplice ed economico programma chiamato ABC, è crollato al 6% circa.

    ABC sta per Abstain, Be faithful, Condoms (Astinenza, fedeltà e profilattici qualora astinenza e fedeltà non siano praticati). Il presidente ugandese Yoweri Museveni predica l'ABC con il fervore di un evangelico. "Non sono favorevole ai profilattici nelle scuole primarie e secondarie...Lasciamo che i profilattici siano l'ultima risorsa," ha detto recentemente ad una conferenza internazionale sull'Aids nella sua capitale, Kampala. "Ho cresciuto dei bambini e la mia politica era di metterli in guardia dal sesso indisciplinato. Ho cominciato a parlare loro dall'età di 13 anni dicendo loro di concentrarsi sugli studi, che ci sarebbe stato tempo per il sesso"17.

    La signora Toynbee sosteneva nella sua diatriba sul Guardian  che "astinenza e celibato non sono la condizione umana". Ma Musuveni - non ignaro della condizione umana - pensa che lo siano. "Convincere il nostro popolo a ritornare ai suoi valori tradizionali di castità e fedeltà o, in mancanza, ad usare il profilattico, è diventata la nostra più grande priorità" ha detto ai dirigenti di aziende farmaceutiche americane un paio di anni fa. "L'alternativa era la decimazione"18.

    Dietro la campagna

    La campagna per macchiare il nome di Giovanni Paolo II con le morti africane è così sorprendentemente stupida che equivale a prova definitiva della massima di Orwell. Cosa potrebbe esserci dietro?

    C'è una risposta politica. Un'abile campagna da parte di cattolici arrabbiati per screditare il Papa e il tradizionale insegnamento della Chiesa è in corso da vari anni. Un gruppo pro-aborto chiamato Catholics for a Free Choice (CFC) ha lanciato una campagna internazionale nel dicembre 2001 per promuovere la sua idea che "i buoni cattolici usano il profilattico". La propaganda in Usa, Messico,Filippine, Sud Africa, Kenia, Cile e Zimbawe contrassegnava "la prima fase di un tentativo di cambiare la politica vaticana e contestare la sua aggressiva influenza contro la disponibilità e l'accesso ai profilattici nelle aree del mondo maggiormente a rischio."19  La conseguente copertura mediatica, almeno in Gran Bretagna, ha riflettuto i principali temi dell'ideologia di CFC.

    Ma ad un livello più profondo, il credo cattolico sulla sessualità si scontra con ciò che Giovanni Paolo II definiva una "patologia dello spirito". Per fare un esempio prendiamo l'asserzione di Polly Toynbee che "la contraccezione è la vera salvezza delle donne". Il Papa mirava ad un'altra salvezza. Egli sapeva che la tecnologia non può risanare la condizione umana ferita. Non può infondere il dominio di sè , il rispetto degli altri; non può produrre il senso di responsabilità. L'unica salvezza non viene da una pillola o da un profilattico ma dalla conversione del cuore. Una toppa tecnica lascerà irrisolti gli acuti problemi dell'Africa della disuguaglianza dei sessi, della povertà, della scarsa educazione e del dissesto sociale. E senza risolvere questi, il problema dell'Aids peggiorerà sicuramente.

    Ma chiaramente un capro espiatorio per l'Aids in Africa soddisfa la necessità principale di una semplice soluzione di fronte alla calamità.

    […]

    NOTE:

    1.     Nicholas D. Kristof. "The Pope and AIDS”. New York Times. 8 May 2005.

    2.     Michela Wong. "Blood of innocents on his hands”. New Stateman. 11 April 2005.

    3.     Rosemary Neill. "A Catholic culture of death”. Australian. 7 May 2005

    4.     Polly Toynbee."Not in my name". Guardian. 8 April 2005.

    5.     "The Pope's grievous errors". The Lancet. 12 March 2005.

    6.     "Devastating setback in Africa"Globe and Mail (Toronto). 24 May 2005.

    7.     UNAIDS. "AIDS epidemic update 2004."

    8.     Brendan O'Neill. "Did the Pope spread AIDS in Africa?" Spiked. 8 April 2005.

    9.     World Health Organization, Epidemiological Fact Sheets and The Hierarchy of the Catholic Church

    10.  Ecclesia in Africa. 14 September 1995

    11.  Javier Cardinal Lozano Barragán."Message for World AIDS Day". 1 December 2004 "The Pope's grievous errors". The Lancet. 12 March 2005.

    12.  Anna Foss, Peter Vickerman, Charlotte Watts. "The Ban That Kills". Conscience. Spring 2005.

    13.  King K. Holmes, Ruth Levine, Marcia Weaver. "Effectiveness of condoms in preventing sexually transmitted infections". Bulletin of the World Health Organization, June 2004, 82 (6).

    14.  "The Latex Condom: Recent Advances, Future Direction". Family Health International .

    15.  Cited in Norman Hearst and Sanny Chen. "Condom Promotion for AIDS Prevention in the Developing World: Is It Working?". Studies in Family Planning. March 2004.

    16.  Norman Hearst and Sanny Chen. "Condom Promotion for AIDS Prevention in the Developing World: Is It Working?". Studies in Family Planning. March 2004.

    17.  "Museveni Opposes Condoms in Schools". AllAfrica.com, 30 November 2004.

    18.  Cited in Joseph Loconte, "The White House Initiative to Combat AIDS: Learning from Uganda". Heritage Foundation, Executive Summary #1692, 30 September 2003.

    19.  http://www.condoms4life.org/campaign/index.htm

    20.  "Loss of health professionals from sub-Saharan Africa: the pivotal role of the UK". The Lancet. 28 May 2005.



    Leggi anche questi articoli:

    La solidarietà degli studenti africani

    L'Africa e i preservativi

    L'Uganda e l'ABC

    L'Africa e l'Aids

    «Per combattere l’Aids il profilattico non serve»

    «Il condom è inutile, serve solo al gay business»



    La solidarietà degli studenti africani


    PAPA: STUDENTI AFRICANI INDICONO MANIFESTAZIONE SOLIDARIETA'


    (ANSA) - CITTA' DEL VATICANO, 25 MAR

    Un comitato di studenti africani residenti a Roma ha indetto per domenica 29 marzo, alle 11:30, subito prima dell'Angelus, una manifestazione in piazza S. Pietro per esprimere solidarieta' con il Papa per il suo messaggio all'Africa e anche per le sue affermazioni sulla lotta all'Aids.

    Scopo della manifestazione - si legge in un volantino diffuso in sala stampa vaticana - e' quello di''gridare il nostro no alle speculazioni sull'Africa'', ''no alla strumentalizzazione del messaggio del Papa per l'Africa'', ''no a chi vuole fare dell'Africa uno dei principali mercati di sbocco dei preservativi'', ''si' alle cure efficaci per l'Aids in Africa'', ''si' all'educazione''.

    Il messaggio della manifestazione e' poi diretto anche alla Comunita' internazionale, alla quale i promotori intendono evidenziare ''le priorita' assolute'' per il continente: ''cibo, acqua, energia, cure mediche, un reddito stabile per le famiglie, un sistema commerciale che faciliti anche l'esportazione dei prodotti africani e non solo l'esportazione delle materie prime, la valorizzazione 'sul posto' delle proprie ricchezze e non il saccheggio delle sue risorse''.


     

    http://paparatzinger2-blograffaella.blogspot.com/2009/03/papa-studenti-africani-indicono.html

    March 27

    Dio e l'uomo


    Una voce! Il mio diletto!
    Eccolo, viene
    saltando per i monti,
    balzando per le colline.
    [9]Somiglia il mio diletto a un capriolo
    o ad un cerbiatto.
    Eccolo, egli sta
    dietro il nostro muro;
    guarda dalla finestra,
    spia attraverso le inferriate.
    [10]Ora parla il mio diletto e mi dice:
    «Alzati, amica mia,
    mia bella, e vieni!
    [11]Perché, ecco, l'inverno è passato,
    è cessata la pioggia, se n'è andata;
    [12]i fiori sono apparsi nei campi,
    il tempo del canto è tornato
    e la voce della tortora ancora si fa sentire
    nella nostra campagna.
    [13]Il fico ha messo fuori i primi frutti
    e le viti fiorite spandono fragranza.
    Alzati, amica mia,
    mia bella, e vieni!
    [14]O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
    nei nascondigli dei dirupi,
    mostrami il tuo viso,
    fammi sentire la tua voce,
    perché la tua voce è soave,
    il tuo viso è leggiadro».
    [15]Prendeteci le volpi,
    le volpi piccoline
    che guastano le vigne,
    perché le nostre vigne sono in fiore.
    [16]Il mio diletto è per me e io per lui.
    Egli pascola il gregge fra i figli.
    [17]Prima che spiri la brezza del giorno
    e si allunghino le ombre,
    ritorna, o mio diletto,
    somigliante alla gazzella
    o al cerbiatto,
    sopra i monti degli aromi.

    [...]

    Io dormo, ma il mio cuore veglia.
    Un rumore! E' il mio diletto che bussa:
    «Aprimi, sorella mia,
    mia amica, mia colomba, perfetta mia;
    perché il mio capo è bagnato di rugiada,
    i miei riccioli di gocce notturne».
    [3]«Mi sono tolta la veste;
    come indossarla ancora?
    Mi sono lavata i piedi;
    come ancora sporcarli?».
    [4]Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
    e un fremito mi ha sconvolta.
    [5]Mi sono alzata per aprire al mio diletto
    e le mie mani stillavano mirra,
    fluiva mirra dalle mie dita
    sulla maniglia del chiavistello.
    [6]Ho aperto allora al mio diletto,
    ma il mio diletto già se n'era andato, era scomparso.
    Io venni meno, per la sua scomparsa.
    L'ho cercato, ma non l'ho trovato,
    l'ho chiamato, ma non m'ha risposto.
    [7]Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
    mi han percosso, mi hanno ferito,
    mi han tolto il mantello
    le guardie delle mura.
    [8]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
    se trovate il mio diletto,
    che cosa gli racconterete?
    Che sono malata d'amore!

    [...]

    Oh se tu fossi un mio fratello,

    allattato al seno di mia madre!

    Trovandoti fuori ti potrei baciare

    e nessuno potrebbe disprezzarmi.

     […]

    Mettimi come sigillo sul tuo cuore,

    come sigillo sul tuo braccio;

    perché forte come la morte è l`amore,

    tenace come gli inferi è la passione:

    le sue vampe son vampe di fuoco,

    una fiamma del Signore!

    7 Le grandi acque non possono spegnere l`amore

    né i fiumi travolgerlo.

    Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa

    in cambio dell`amore, non ne avrebbe che dispregio.


    (Cantico dei Cantici capitoli 2-5-8)

    March 24

    L'Africa e i preservativi

     

    Torniamo ancora una volta alla polemica scatenata dalle dichiarazioni di Benedetto XVI. In questa intervista il prof. Gigli conferma che una politica basata esclusivamente sul preservativo può essere inutile o addirittura dannosa se non seguita da un’adeguata informazione.

     

    (ASCA) - Roma, 18 mar - ''Affermare ideologicamente che il papa sta in qualche modo favorendo l'epidemia perche' invita alla sessualita' responsabile, e' veramente dire un assurdo, anzi, e' fare della mistificazione anche dal punto di vista scientifico''. E' quanto ha dichiarato oggi a Radio Vaticana Gianluigi Gigli, gia' presidente della Federazione mondiale dei medici cattolici, parlando della sessualita' responsabile sulla quale il Papa si e' soffermato piu' volte. ''E' documentato ormai in tutto il mondo come, a seconda di dove si mette l'accento nella prevenzione dell'Aids, i risultati possono essere anche fortemente diversi'' ha detto Gigli citando due esempi ''storici'': l'Uganda, ''dove la lotta all'Aids e' stata basata appunto sul comportamento, sugli stili di vita, ha ottenuto traguardi significativi in termini di riduzione dell'epidemia'' e la Thailandia, ''dove ci si e' basati solo sul profilattico'' ma che ''non ha ottenuto nulla: la situazione e' addirittura, appunto, peggiorata''. Tutto cio', per Gigli, dovrebbe far riflettere ''perche' a parte ogni giudizio di ordine etico - se ci si limita solo al profilattico, la sensazione di ''falsa' sicurezza che esso da' - perche' comunque c'e' ancora un rischio di malattia che si mantiene, benche' abbassato - questo rischio viene tuttavia a moltiplicarsi a causa del moltiplicarsi dei rapporti che la falsa sicurezza stessa genera. Quindi, rapporti occasionali, rapporti promiscui''.

     

    Tratto da: http://it.notizie.yahoo.com/19/20090318/tpl-papa-medici-cattolici-preservativo-n-1204c2b.html

     

    Interessante anche l’opinione del dottor Leonardo Palombi:

     

    (AGI) - CdV, 18 mar. - “Se noi guardiamo alle iniziative, in termini di sanita’ pubblica, intraprese in Africa negli ultimi 20 anni - conferma da parte sua il responsabile scientifico del progetto Dream di Sant’Egidio, il medico epidemiologo, Leonardo Palombi -osserviamo che il largo impiego di condom non ha contenuto l’epidemia e non la sta contenendo in Europa orientale. Del resto - rileva il sanitario - il discorso sull’uso dei condom come magica soluzione dell’epidemia dell’Aids, parte dal presupposto che questo mezzo sia utilizzato sulla base di una certa cultura e sulla base di alcuni diritti, per esempio i diritti delle donne, che non e’ certo un fatto largamente consolidato”. (AGI)

     

    Tratto da: http://www.donne-oggi.it/archives/0005010.html

     

    March 21

    L'Uganda e l'ABC


    PARLA IL MEDICO FILIPPO CIANTIA

    Aids: «Il successo dell’Uganda
    dà ragione a Benedetto XVI»

    La posizione del Papa sull’Aids? Realista, ragionevole e scien­tificamente fondata. Parola di un medico che da anni si misura col problema in uno dei Paesi africani dove il virus ha colpito più dura­mente, l’Uganda, e dove le strategie di contrasto hanno portato a risul­tati molto significativi, fino a farne un modello. Filippo Ciantia ci vive dal 1980 con la moglie e otto figli. È il rappresentante regionale dell’ong italiana Avsi per la Regione dei Grandi laghi ed è autore di nume­rosi interventi su riviste scientifiche. In uno di questi, pubblicato su Lan­cet, ha messo in evidenza l’efficacia della dottrina cattolica nell’affron­to dell’Aids.

    In che senso Benedetto XVI esprime una posizione realista?
    La strategia vincente di fronte al vi­rus non può essere meramente sa­nitaria e farmacologica. Si vince te­nendo conto di tutti i fattori che co­stituiscono la persona. I dati dimo­strano che l’Aids è diminuito solo nei Paesi in cui si è lavorato per mo­dificare i comportamenti sessuali e gli stili di vita delle persone, cosa che a sua volta deriva da un lavoro di informazione e educazione che coinvolge le famiglie, le donne, le scuole. È accaduto così in Kenya, E­tiopia, Malawi, Zambia, Zimbabwe e soprattutto qui in Uganda. Ma per ottenere risultati bisogna avere il co­raggio di scelte forti, come hanno fatto da queste parti...

    Quali scelte?
    Il cuore del problema sta nella mo­dificazione dei comportamenti, per esempio i rapporti sessuali a rischio contemporanei con più partner, che in Africa sono molto diffusi. C’è u­na notevole ritrosia a intervenire su questo terreno perché si dice che in nome della libertà non è lecito in­tromettersi nelle scelte della gente. Ma questa è una posizione ipocri­ta. Come la mettiamo allora con le campagne contro il fumo, l’alcol, la droga che si vanno moltiplicando? Anche questa è invasione di campo? Se un comportamento mette a ri­schio la salute, astenersi dall’inter­venire per cercare di modificarlo si­gnifica in realtà danneggiare le per­sone che lo mettono in atto e l’inte­ra società.

    Quindi la Chiesa non fa invasione di campo parlando di astinenza e fedeltà al partner?
    La Chiesa fa il suo mestiere e, fa­cendolo, contribuisce al bene di tut­ti. Non c’è un posto al mondo dove l’Aids sia diminuito senza un cambia­mento radicale dei comportamenti ses­suali. Ma per arrivare a questo si deve lavo­rare a livello educati­vo, non ci si può cer­to accontentare di di­stribuire preservativi, confidando nel loro effetto taumaturgico e deresponsabiliz­zando la gente. Lo ha capito bene il governo ugandese che ha laicamente lanciato con succes­so la strategia dell’ABC.

    In cosa consiste l’ABC?
    Alle persone viene consigliata l’a­stensione dai rapporti (Abstinence), la fedeltà al partner (Being faithful) e – in casi molto particolari e solo per certe, limitate categorie di per­sone – l’uso corretto del profilattico (Condom use). Risultato? La preva­lenza dell’Hiv è passata dal 15% del 1992 al 5% del 2004. E sa qual è sta­to il costo dei programmi avviati per favorire la modifica degli stili di vi­ta? 23 centesimi di dollaro a testa. Ha ragione il Papa: siamo di fronte a una tragedia che non può essere vinta solo con i soldi. Serve una stra­tegia multilaterale che metta al cen­tro il bene della persona.

    Cosa vuol dire con­cretamente?
    Promozione della condizione femmini­le, sostegno a chi è colpito dal virus con i farmaci (la gratuità è un elemento fonda­mentale e rischia di venire colpito dagli ef­fetti della crisi econo­mica), lotta allo stig­ma e alla discrimina­zione nei confronti dei malati, campagne di educazio­ne preventiva nelle scuole primarie raggiungendo i bambini prima che diventino sessualmente attivi. E per raggiungere questi obiettivi, non si può prescindere dal fattore comu­nitario.

    Perché è fondamentale questo ele­mento?
    In una società come quella africana è necessario coinvolgere i leader re­ligiosi e le comunità locali. In U­ganda molte organizzazioni si sono prese cura degli orfani (che sono due milioni e mezzo), hanno aiuta­to le famiglie colpite, si sono prodi­gate nell’attività educativa e so­prattutto hanno fatto compagnia ai malati. Come fanno quelli del Mee­ting Point, il partner locale di Avsi, che da anni aiutano migliaia di don­ne a Kampala e in altre città.

    Cosa fanno?
    Promuovono corsi di igiene e salu­te, prestiti per piccole attività lavo­rative, distribuiscono cibo. Molte donne sono state aiutate a capire che la loro esistenza è più grande della malattia, hanno cominciato il trattamento antiretrovirale che pri­ma rifiutavano perché si sentivano finite, si aiutano a vicenda a pren­dere le medicine. Se una di loro muore, i figli vengono presi in casa da un’altra. Si sentono amate da qualcuno che le considera impor­tanti. È un piccolo miracolo quoti­diano, un’esperienza d’amore più contagiosa del virus. Filippo Ciantia
     
    March 20

    L'Africa e l'Aids


    Parla Rose Busingye, infermiera ugandese

    Così l’Uganda sta vincendo la lotta all’Aids senza preservativi

    “Chi pensa di salvare l’Africa con i preservativi è fuori dal mondo”

     

    Il problema è capire se la vita ha un senso. Solo così posso volere bene a me e a chi ho davanti. E’ allora che lo proteggo, che faccio di tutto perché non si ammali”. Rose Busingye passa la sua vita ad accogliere e curare gli ammalati di Aids assieme all’ong Avsi al Meeting Point di Kampala, la capitale dell’Uganda. Rose è un’infermiera ugandese, e sa bene di cosa si tratta quando si parla di Africa, Hiv e preservativi. “Il problema è se la vita ha un valore, un significato, altrimenti non c’è preservativo che tenga”. In Uganda dal 1986 sono morte quasi un milione di persone (e più del doppio sono rimaste infettate) per il virus dell’Hiv. L’Uganda è però anche il primo paese del continente nero ad avere attuato una politica vincente nella lotta all’Aids: in pochi anni si è passati dal 21 per cento della popolazione infetta al 6,4 per cento di oggi. “Lo abbiamo fatto – spiega Rose – senza distribuire preservativi a tutti, ma educando le persone. Anche grazie al nostro presidente”.

    Yoweri Museveni, presidente dell’Uganda, ha preso di petto la questione dell’Hiv fin da subito: “Ha chiesto di tornare alle nostre origini culturali – continua Rose – ha voluto che si lavorasse per il cambiamento delle persone. Una volta, durante un seminario, si discuteva di come affrontare il dilagare della malattia e la moglie del presidente è andata su tutte le furie quando ha sentito dire che la soluzione erano i profilattici. L’uomo non è come un cane che non riesce a trattenersi, diceva, ha la ragione, può smettere di vivere come un animale”. Così (come racconta anche il libro “Lo sviluppo ha un volto”, a cura di Roberto Fontolan, edito da Guerini) si è cominciato ad andare nei vari villaggi a insegnare, ad esempio, che chi ha una vita sessuale ordinata non rischia di prendere l’Hiv, che l’astinenza e la fedeltà al partner sono fondamentali e che in certi casi particolari è anche opportuno usare il preservativo.

    Nulla di diverso dalle parole del Papa: “Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, a essere con i sofferenti”. Nulla di diverso da quello che racconta Rose: “Non sappiamo amare, viviamo definiti dall’istinto. E quando uno non si sente amato non può amare nessuno, usa se stesso e gli altri. A uno infettato dall’Hiv non interessa nulla proteggere gli altri se non sa che la sua vita ha un valore, un significato. Quelli che attaccano il Papa non sanno cosa dicono”. O forse lo sanno benissimo. “Tu vali più di un preservativo, il bisogno dell’Africa non sono i preservativi. Se lo pensi sei fuori dal mondo”, dice.

    Rose incalza: “Qui Non abbiamo medicine, si muore di malaria, di dissenteria. E ci vogliono mandare i preservativi. Ma che coraggio hanno di fronte al mondo di dire che il bisogno dell’Africa è un preservativo?”. Le chiediamo se quindi sia un problema di educazione: “Si educa solo a ciò che si è”, risponde. In altre parole? “Bisogna risvegliare la coscienza dell’uomo: quando uno è voluto bene subito si accorge di quello che vuole, senza bisogno di fargli la lezione. L’uomo è un bisogno infinito di capire cos’è la giustizia, la bellezza, la felicità”. Rose racconta che tante persone che passano dal suo centro magari per un giorno poi non vogliono andarsene: “Se uno incontra anche solo un piccolo occhio che lo guarda per quello che è non può non riconoscere di essere fatto per queste cose. Puoi stare anni a insegnare come si usa il preservativo, ma se si è guardati con dignità basta un secondo per cambiare. Quando gli ammalati sentono che secondo te il loro bisogno è un preservativo se ne vanno, lo sanno che la loro vita è molto più grande. Non è un pezzo di lattice che salverà l’Africa, siamo seri. E in Uganda, dove il presidente si è opposto a questa idea, abbiamo abbattuto il numero di infezioni, tanto che adesso l’Hiv è soprattutto una malattia dei più ricchi, non dei poveri”.

    Secondo Rose, il mondo dovrebbe avere il coraggio di parlare dell’origine della malattia, non di come contenere gli effetti di un comportamento di cui la malattia è diretta conseguenza. “E’ la libertà che muove la persona, se uno la usa male non può poi accusare la mancanza dei preservativi. Questo è un modo sbagliato di usare la ragione”. Ciò che impressiona è come le parole di Rose siano gravide di conseguenze nei fatti: al Meeting Point le donne infette dal virus dell’Hiv ballano, cantano, lavorano tutto il giorno; stanno talmente bene che all’inizio nessuno credeva che avessero bisogno di cibo e medicine, e solo dopo avere fatto il test a ognuna di loro si sono ricreduti. Parla di “ideologia”, Rose: “Si pensa che la vita umana sia definita solo dal sesso, ma questa è ideologia, nel senso che è l’esaltazione di un singolo aspetto umano”.

    A questo punto racconta di quando ha insegnato alle sue donne come si usano i preservativi: “Abbiamo letto insieme le istruzioni: occorre una temperatura esterna non troppo alta, bisogna lavarsi, stare attenti perché basta un po’ di polvere per romperlo, ecc. Le mie donne mi hanno guardato e mi hanno detto: ‘Rose, quanti gradi ci sono in Africa? Quante case hanno il rubinetto per lavarsi?’. Poi mi hanno fatto vedere le loro mani: ruvide e rovinate dal lavoro nella cava, affilate come un sasso. E se basta un po’ di polvere per rompere il preservativo… Capisci? Non hanno neanche le lenzuola, i letti, l’acqua – ride – E pensano di salvarci con i preservativi!”. Si ferma, torna seria: “Bisogna smetterla di parlare per niente, senza sapere di cosa si sta parlando”. Sia l’opera grandissima in cui lavora Rose a Kampala sia i risultati dell’azione governativa sembrano dare ragione alle parole di questa piccola donna sempre sorridente: “L’uomo è fatto per essere amato e per amare, e ha la libertà. La sua soddisfazione totale non è nel sesso. In Uganda abbiamo combattuto senza preservativi ma per il cambiamento delle persone”.

    Astinenza e fedeltà le parole d’ordine. Sembra impossibile al mondo laico del Vecchio continente. E invece sembra essere l’unica via per combattere con successo questa piaga. Ma una cosa del genere è possibile solo là dove c’è la chiesa? “Sì – dice Rose – perché chi riconosce che l’umano ha un valore è la chiesa”. Il presidente ugandese non è cristiano, però. “No, ma è un uomo”. Il viaggio del Papa in Africa ha scatenato l’ennesimo dibattito sull’opera della chiesa in quelle terre: “Qua tutti sanno che Benedetto XVI ci vuole bene, non abbiamo dubbi. I dubbi piuttosto ce li abbiamo su chi ci manda i preservativi invece dell’aspirina. Su chi riconosce che siamo esseri umani non abbiamo dubbi”. Rose ha perso tutti i parenti nel genocidio in Ruanda: “Dov’erano quelli che vogliono salvarci con i preservativi? Cos’è un preservativo di fronte ai morti che ho visto in Ruanda? Ammettano che sono loro gli sconfitti invece di volere salvare noi. Forse pensano che non lo capiamo, ma anche noi africani abbiamo il cervello, sappiamo usare la ragione”. Quegli stessi accusano il Papa di attentato alla vita dell’Africa: “Non ha senso attaccare una persona disarmata che ama così tanto la vita della gente”.

    http://www.ilfoglio.it/soloqui/2059

    March 17

    Una scomunica inopportuna


    Monsignor Fisichella, massima autorità vaticana nel campo della bioetica, ha criticato duramente l'operato del vescovo Recife sulla vicenda della bambina brasiliana. Questo è l'articolo del Corriere della Sera:

    Il caso della minorenne che ha abortito 2 gemelli concepiti in seguito a una violenza

    Aborto su bimba brasiliana stuprata
    Il Vaticano: scomunica inopportuna

    Monsignor Fisichella: «Era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente»

     

    CITTÀ DEL VATICANO - Prima di pensare alla scomunica di medici e familiari della bambina brasiliana che ha abortito due gemelli concepiti in seguito allo stupro da parte del patrigno, «era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente». Monsignor Rino Fisichella esprime così perplessità sulla decisione dei vescovi brasiliani. Dalle colonne dell'Osservatore romano, il presidente della Pontificia accademia per la Vita accusa il vescovo di Recife, sostenitore della scomunica, di avere espresso sulla vicenda «un giudizio che pesa come una mannaia».

    «GIUDIZIO COME MANNAIA» - Una storia di «quotidiana violenza», quella della bambina ripetutamente violentata, che - sottolinea Fisichella - ha guadagnato le pagine dei giornali solo perché l'arcivescovo di Olinda e Recife si è affrettato a dichiarare la scomunica per i medici che l'hanno aiutata a interrompere la gravidanza e che «sarebbe passata inosservata se non fosse stato per lo scalpore e le reazioni suscitate dall'intervento del vescovo». La bambina - scrive il presidente dell'Accademia per la vita, il cui intervento segue quello della conferenza episcopale brasiliana che nega la stessa efficacia della scomunica - «doveva essere in primo luogo difesa» e «prima di pensare alla scomunica - ha aggiunto l'esponente vaticano - era necessario e urgente salvaguardare la sua vita innocente e riportarla a un livello di umanità di cui noi uomini di Chiesa dovremmo essere esperti annunciatori e maestri». «Così non è stato - ha proseguito il prelato - e, purtroppo, ne risente la credibilità del nostro insegnamento che appare agli occhi di tanti come insensibile, incomprensibile e privo di misericordia. Vero - ammette poi - Carmen portava dentro di sè altre vite innocenti come la sua, anche se frutto della violenza, e sono state soppresse; ciò, tuttavia - conclude Fisichella - non basta per dare un giudizio che pesa come una mannaia».

    http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_14/bimba_stuprata_brasile_fisichella_e02ac9b6-10bb-11de-a338-00144f02aabc.shtml 

    Inoltre pare che la conferenza episcopale brasiliana si sia espressa sostanzialmente contraria alla scomunica:

    http://www.aduc.it/dyn/eutanasia/noti.php?id=253306

    La lettera completa di Fischella si può leggere qui:

    http://sacerdotisposati.splinder.com/post/20084443/Dalla+parte+della+bambina+bras

    March 14

    Satana e le Scritture

    Se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù; perché nella Bibbia è scritto:
    Dio comanderà ai suoi angeli.
    Essi ti sorreggeranno con le loro mani
    e così tu non inciamperai contro alcuna pietra. (Matteo 4, 6)

     

    Per i credenti le Scritture sono la fonte della Verità, la Bibbia è quindi uno strumento prezioso: un dono di Dio. Ma, come tutti i doni, deve essere usata con discernimento. Il passo delle tentazioni di Gesù ci dà un esempio di come la Bibbia può essere usata in modo pericoloso. Capita spesso di vederla usata come un’arma contro gli altri, qualcosa da buttare sprezzantemente in faccia a chiunque osi dubitare di quello che si sta dicendo. La cosa diventa ancora più odiosa quando il malcapitato è un non credente che si vede inabissato da una marea di citazioni e spesso senza la minima spiegazione, con la convinzione che quella valanga (nella maggior parte dei casi, male assortita) basti a se stessa in virtù della autorità della Bibbia. Senza capire che così facendo si produce nel malcapitato un effetto del tutto contrario a quello che si vorrebbe.

    Esiste però un uso ancora più pericoloso, quello di usare la Bibbia per demolire la Verità della Bibbia stessa. Può sembrare un paradosso, ma è così. Si può negare la Verità usando come argomento una parte di quella Verità. È quello che fa Satana nel passo sopra citato. L’antidoto lo offre Cristo nella sua risposta:

    Gesù gli rispose:
    - Ma nella Bibbia c'è scritto anche:
    Non sfidare il Signore, tuo Dio.

    Questa è la chiave di volta del metodo interpretativo di Gesù: “Sta scritto anche”. Un metodo questo, poi ereditato dalla Chiesa, riassumibile nella forma latina dell’et-et. Quest’ultima è la regola d’oro di ogni saggia interpretazione del testo biblico, infatti le varie eresie che hanno funestato la storia della Chiesa si sono sempre basate su una logica dell’aut-aut. Per questo, per fare degli esempi, alcuni dicevano che se Cristo era un uomo non poteva essere anche Dio. E, giustamente, altri dicevano che se era Dio, non poteva essere un uomo (per cui ne aveva solo le sembianze). Nel Cristianesimo una logica dell’aut-aut non può che isolare alcune parti della Scrittura (stando sempre al nostro esempio, l’umanità o la divinità) per dimenticarne – o sottovalutarne – altre. Ancora oggi, alcune confessioni cristiane sembrano proprio basarsi su questo metodo, se ne possono fare innumerevoli esempi. Basti pensare alla questione della salvezza per fede o per opere. Chi volesse sostenere che ci si salva solo per fede userà questi passi:

    È per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere, affinché nessuno se ne vanti. (Efesini 2:8)

    Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo; ma chi non crederà sarà condannato. (Marco 16, 16)

    La questione sembra essere risolta: ci si salva per fede. I passi citati sembrano affermarlo senza appello. Però anche chi sostiene l’importanza delle opere ha i suoi passi di riferimento:

    Quando il Figlio dell`uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l`avete fatto a me. 41 Poi dirà a quelli posti alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 44 Anch`essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l`avete fatto a me. 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna". (Matteo 25, 31-46)

    Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. (Gc 2, 26)

    A che serve, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Forse che quella fede può salvarlo? (Giacomo 2,14)

    Ancora una volta, la questione sembra conclusa a favore delle opere. Nel passo di Matteo nemmeno si parla della fede, eppure il contesto è quello del Giudizio Universale. Quindi, a seconda delle preferenze, è possibile scegliere fra fede e opere e dire che questa preferenza è biblica. Ecco l’aut-aut. Per questo le confessioni protestanti, da Lutero a questa parte, affermano che la salvezza avviene esclusivamente per fede e che le opere sarebbero una semplice esternazione accessoria di questo stato di grazia (un po’ per farsi belli, si potrebbe dire). Questo lo dice la Bibbia, ma è la Bibbia dell’aut-aut: Efesini e Marco sì, Matteo e Giacomo no (in questo caso). È la dottrina della sola fide. Non è infrequente vedere qualcuno che riceve reazioni ostili solo per aver fatto riferimento ai passi “sbagliati”. Qual è invece la soluzione che si può dare a questo problema con l’approccio gesuano dell’et-et? Ne troviamo un esempio nella dottrina cattolica che parte dai passi della Bibbia che pongono la fede alla base della salvezza, ma ricordando che “sta scritto anche” che la fede senza le opere è morta e che “se […] possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.” (1 Cor 13, 2).

    Per questo la Chiesa cattolica insegna che la salvezza procede per la fede ma che ha bisogno anche delle opere della Grazia: et-et. Avendo ben chiaro che Dio non ha bisogno delle opere dell’uomo, ma le richiede come segno della sua partecipazione. A questo riguardo Paolo scrive:

    Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. (Col 1, 24).

    Con questo Paolo non vuole certo dire che il sacrificio di Cristo è incompleto, ma che è vano senza la nostra compartecipazione a quel mistero. Le opere che necessitano al cristiano non sono le opere “umane” delle quali ci si potrebbe vantare, sono le opere fatte in Dio e che Dio ha stabilito per noi (come precisa lo stesso Paolo): le opere della Grazia. Non bisogna dimenticare, infatti, che quando Paolo parla della contrapposizione fra fede e opere fa riferimento alle opere della Legge. Ovvero della Legge antica che i farisei applicavano alla lettere credendo così di salvarsi praticamente da soli. Per questo inserire le opere nell’economia della salvezza non implica in alcun modo la presunzione dell’autosalvezza, poiché sia la fede che le opere (quelle nuove) vengono dalla Grazia. Si legge infatti nel Catechismo, all’articolo 426:

    Nei confronti di Dio l’uomo, di per sé, non può meritare nulla, avendo tutto da lui gratuitamente ricevuto. Tuttavia Dio gli dona la possibilità di acquistare meriti per l’unione alla carità di Cristo, sorgente dei nostri meriti davanti a Dio. I meriti delle opere buone devono perciò essere attribuiti innanzitutto alla grazia di Dio e poi alla libera volontà dell’uomo (una volontà che però è necessaria, n.d.r.).

    Questo è solo un esempio di come un approccio alla Scrittura di tipo gesuano permetta di comprendere appieno la Bibbia, anche nelle sue divergenze (vere o presunte) tenendo sempre a mente il contesto. Senza la creazione di passi proibiti. Purtroppo l’interpretazione dell’aut-aut fa entrare le persone in un circolo vizioso. Da un lato si afferma l’assoluta aderenza al testo biblico, ma dall’altra se ne fa un’implicita selezione. E così, per il rifiuto di una dottrina “umana” come spesso viene definita quella cattolica, si aderisce ad una dottrina veramente umana (nel senso peggiore del termine) ma senza rendersene conto. Per questo si vedono spesso fare citazioni che (nei pochi casi in cui siano corrette e non usate per far loro affermare quello che non dicono) non ammettono appello, nemmeno se questo viene dalla Bibbia stessa. Umano o divino che sia non importa: “sta scritto che…” e non c’è spazio alcuno per lo “sta scritto anche”. E da qui si capisce perché gli appelli lanciati – a volte in maniera un po’ ossessiva – di leggere la Bibbia non osino mai ricordare che bisognerebbe anche leggerla bene e con un minimo di discernimento che permetta anche di fare sintesi dei suoi insegnamenti. Per questo, anche se la Bibbia indica che ci sarà anche un giudizio sulle opere, un protestante – di solito – non ve lo ricorderà mai. E lo stesso accade nelle dottrine espresse dalla varie chiese, un esempio su tutte quella che si definisce Chiesa Cristiana Evangelica Internazionale (vd. alla voce Il nostro credo, paragrafo 2) :

    http://www.salmo42.com/Chi%20Siamo/Chi%20Siamo.htm

    Un’altra tentazione è quella dello “E questo dove sta scritto?”. Una domanda in sé legittima, ma della quale spesso viene fatto abuso. Perché si dimentica che lo stesso Gesù afferma:

    Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, Egli vi guiderà alla Verità (Conoscenza) tutta intera, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. (Giov. 16, 12-14)

    Un serio problema che si presentò ai primi Cristiani fu quello del compimento della Legge. Anche i pagani, cioè, dovevano seguire i dettami della Legge antica e quindi, fra le altre cose, farsi circoncidere? La risposta noi la troviamo oggi nelle lettere paoline. Ma come si giunse a questa soluzione? La Chiesa si interrogò e, pur con dei compromessi, accettò sostanzialmente l’idea di Paolo del superamento della legge mosaica. Ma questo è stato solo uno dei problemi che si ponevano allora e la Chiesa ha dovuto affrontarne tanti altri. Questo si ostinano a non capire coloro che vorrebbero far precipitare di nuovo la Cristianità nell’iconoclasmo, gloriosamente sconfitto molti secoli fa da quei successori degli apostoli che “avevano visto e creduto”. Per questo non si può pretendere che la Bibbia risolva ogni problema possibile e immaginabile, ma senza dubbio essa fornisce un metodo. Per questo molti contestatori della dottrina cattolica sono talvolta obbligati ad ammettere l’ineccepibilità delle riflessioni alla base di molte scelte, e devono così rifugiarsi nel semplicistico argomento che “questo non sta scritto”. E via allora con la sfilza di maledizioni su chi toglie e aggiunge, senza capire che quelle si rivolgono a chi manomette i testi e non a chi si interroga su certi problemi. E, soprattutto, senza mai ricordare che la Bibbia stessa ammonisce di non aver potuto umanamente dire tutto, rendendo vano (quando non ci sono errori) un rifiuto bastato esclusivamente sulla mancanza di un esplicito mandato divino (anche per le cose più semplici). Questo non perché la Rivelazione non sia conclusa, si tratta semplicemente di approfondire e di spiegare alcuni aspetti. Ancora una volta, lo stesso Vangelo ci mostra quanto sia sbagliato un atteggiamento del genere. Abbiamo già commentato altrove l’episodio di Marco 12, 18-27. Quello dove i Sadducei negano la risurrezione proprio perché non la trovano esplicitamente affermata nella Scrittura. Gesù dà loro una risposta stupefacente, ma non può citare un passo che affermi esplicitamente “I morti risorgeranno”. Oggi qualche teologo si schiererebbe con i Sadducei, perché “non sta scritto”.

     

    Un ultimo veloce esempio. L’avversione degli amici protestanti all’eucarestia è sintomatica. Prima di tutto perché mostra come sia possibile costruire una dottrina basata non solo su una accurata selezione di passi, ma addirittura sull’arbitrario isolamento di un singolo periodo all’interno di un passo. Il fatto che “fate questo in memoria di me” abbia del tutto oscurato la parte più importante del “Questo è il mio corpo” dimostra tutto l’inganno della dottrina luterana della sola scriptura. Da Lutero in poi l’eucarestia divenne un simbolo panteistico e di simbolo parla anche la sopracitata chiesa, si legge infatti:

    …con questi due simboli, ha istituito il Nuovo Patto con il Suo sacrificio perfetto, (Matteo 20:22; Marco 14:36), e ci ricorda la Sua morte fin che Egli ritornerà.

    È inutile notare che mai nel Nuovo Testamento si parli di “simbolo” in merito all’eucarestia. Anzi, i passi che ne parlano (vd. Giov. 6, 35-58 e 1 Cor 11, 29) sembrano affermare l’esatto contrario. Così mentre si crede di smontare la dottrina cattolica chiedendo “dove sta scritto” allo stesso tempo si predica una dottrina che non solo “non è scritta” ma – cosa più importante – è del tutto sbagliata.

    In conclusione, con l’et-et, non si vuole certo introdurre un principio assolutistico o, peggio, relativistico nell’interpretazione biblica perché è chiaro che ogni singolo passo deve essere scrutato con attenzione. Però quello dell’et-et è un principio che permette la piena comprensione e sintesi del messaggio biblico ed è una cura efficace che avrebbe prevenuto l’opera di Lutero. Il quale riuscì, incredibilmente, non solo a fare a pezzi il Cristianesimo (come tanti altri) ma anche, allo stesso tempo, a convincere tutti (compreso alcuni cattolici) di farlo in nome di Dio e della Bibbia. E questa opera continua in tutti quelli che, in perfetta buona fede, rifiutano la tradizione e l’insegnamento della Chiesa in favore di dottrine che si vorrebbero esclusivamente bibliche ma che sono frutto di letture parziali. E spesso anche i passi che sopravvivono all’inconsapevole filtro luterano ricevono, a loro volta, interpretazioni errate. Gli amici protestanti, in particolare gli evangelici, fanno quindi molto bene ad essere legati alla Scrittura. Ma è necessario adottare un approccio di tipo gesuano e abbandonare quello luterano per poter creare la condizione affinchè si realizzi la promessa della “Verità tutta intera”.

    March 11

    Il ritorno delle cavie umane


    Il biologo Angelo Vescovi: ormai è possibile produrre staminali senza distruggere gli embrioni E si possono anche clonare • «Inattendibili i test con le embrionali su lesioni spinali acute, perché talora regrediscono da sole»
    di Enrico Negrotti
    Tratto da Avvenire del 10 marzo 2009

    «Decisione sconcer­tante e anacronisti­ca. Proprio ora che esistono vie per produrre cellule staminali embrionali senza di­struggere embrioni». Angelo Ve­scovi, direttore del Centro «Brain Repair» di Terni, docente di Bio­logia all’Università di Milano-Bi­cocca e direttore scientifico Stem­ Gen spa, è critico verso l’apertura di Obama alla ricerca sugli em­brioni umani. Ed è cauto anche verso la validità terapeutica della speri­mentazione sulle lesioni spinali con sta­minali embrionali.

    Professore, Obama ha deciso di finan­ziare con fondi federali la ricerca sulle staminali embrionali. Cosa ne pensa?
    La decisione del presidente Obama è sconcertante e anacronistica, perché or­mai da tre anni è possibile produrre cel­lule staminali embrionali senza distrug­gere embrioni. È addirittura possibile clo­narle con un’altissima efficienza, qualco­sa che con gli embrioni non è possibile. La scelta di Obama non è stata dettata dagli interessi per la ricerca o per i pazienti. Ma è a favore di quelle lobby che probabil­mente ne hanno supportato l’elezione.

    Dagli Stati Uniti giunge anche la notizia di un primo esperimento con staminali embrionali umane per le lesioni spinali. È un esempio della nuova linea-Obama?
    Di per sé il fatto di giungere a una speri­mentazione clinica, di fase 1, è un segna­le positivo. Ma in questo caso, il via libe­ra concesso dalla «Food and Drug Admi­nistration» viene dopo un lungo divieto che aveva ragioni morali molto forti. In­fatti la comunità scientifica è molto restia a sperimentare sulle lesioni acute spina­li, perché è molto difficile valutare quale sarà l’esito dell’infortunio. Ci sono nu­merosi casi in cui i pazienti recuperano spontaneamente, ma ciò non è prevedi­bile al momento in cui il danno è recen­te. Addirittura l’intervento di manipola­zione su un paziente potrebbe peggiora­re le sue possibilità di recupero sponta­neo. Il difficile invece è migliorare le con­dizioni dei pazienti che hanno una lesio­ne ormai consolidata che li costringe a stare in carrozzella.

    Intende dire che l’esperimento è quasi i­nutile?
    I test di fase 1 servono a verificare la non tossicità delle cellule: però nell’analizza­re i risultati è esperienza comune che il ri­cercatore cerchi di estrapolare dati sul­l’efficacia clinica dell’esperimento, per co­struire la sperimentazione di fase 2. E proprio in que­sto sta la presumibile inat­tendibilità del trial: è facile che su lesioni di non più di due settimane (come sono quelle dei pazienti che ver­ranno arruolati), qualcuna sarebbe regredita sponta­neamente, ma potrebbe es­sere interpretata come ef­fetto della terapia cellulare. Di certo lo faranno i pazienti che sono davvero e comprensibilmente disperati. Non è stato infatti spiegato perché non siano stati previsti pazienti con lesioni cro­niche.

    Ci sono solo motivi ideologici dietro l’en­tusiasmo per il trial con le embrionali?
    Non credo. Ci sono anche ben concreti in­teressi economici. Del resto la Geron, l’a­zienda che condurrà la sperimentazione, ha speso finora oltre 40 milioni di dollari, ed è probabile che si vogliano dare i cri­smi dell’unicità. E quindi l’amministrato­re delegato dichiara che questi studi con gli oligodendrociti (un tipo di cellula ner­vosa) non si possono fare altro che con le staminali embrionali che useranno loro. In realtà per avere oligodendrociti umani poteva venire nel nostro laboratorio e ne avrebbe avuti a volontà. In cambio pren­do volentieri alcuni milioni di dollari e av­vio i trial clinici in Italia... In più il danno al midollo, negli stadi precoci, non viene riparato solo dalla presenza di oligoden­drociti, ma anche da diverse e svariate cel­lule.

    Quanto pesa nella ricerca sulle stamina­li la scoperta delle cellule riprogramma­te (Ips) di Yamanaka?
    Le Ips rappresentano la svolta degli ulti­mi anni, la novità che sta sparigliando il campo della ricerca sulle staminali. Uno dei loro maggiori vantaggi è che si posso­no clonare e fare autotrapianti. Ma c’è ot­timismo anche per il fatto che nel mondo stanno avviandosi altre sperimentazioni. Tra tutte, cito un trial all’Università del Winsconsin contro la scle­rosi laterale amiotrofica (Sla) molto simile a quella cui stiamo lavorando noi in Ita­lia. Tanto che abbiamo avu­to un proficuo scambio di e­sperienze con un chirurgo di Madison.

    A che punto è la vostra spe­rimentazione?
    Siamo ancora in fase auto­rizzativa: stiamo comple­tando le procedure per richiedere all’Aifa l’ok alla preparazione delle cellule, che è legato al protocollo clinico. Quando l’a­vremo ottenuto, potremo partire per que­sto trial di fase 1, pensiamo entro il 2009, ma dipende dai soldi, che ci hanno cau­sato ritardi notevoli. Si noti che la valida­zione Gmp (Good manifacturing practi­se) delle nostre cellule ci permetterà di u­sarle più facilmente e rapidamente anche per altri trial, su cui stiamo già lavorando con i neurologi dell’università di Padova. Quello che manca sempre sono i finan­ziamenti: li avessimo avuti noi i 40 milio­ni della Geron. In realtà dobbiamo cavar­cela con assai meno di 2 milioni, raccolti a fatica e, mi scusi, tra i continui attacchi degli scettici di turno (e di parte). Nel pro­getto di questo trial sono coinvolti l’ospe­dale di Terni, il gruppo della dottoressa Letizia Mazzini all’Università di Novara (Piemonte Orientale) e l’Università di Mi­lano- Bicocca.

    http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodAmb=1&CodArt=31883

    March 07

    La Terra nel Medioevo




    E’ opinione diffusa che nel Medioevo la Terra fosse ritenuta piatta. Si tratta di un argomento da sempre utilizzato per evidenziare l’arretratezza (quando non l’ottusità) degli uomini dell’Età di mezzo. Il tutto condito dalla certezza che questa convinzione fosse, in qualche modo, debitrice della Bibbia; quindi nell’opinione pubblica questa si presenta ancora come un valido e tagliente argomento contro l’oscurantismo del Medioevo cristiano. Questa accusa, in realtà, si presenta come priva di fondamento per chiunque abbia una pur vaga conoscenza della scienza medievale. Quest’ultima infatti aveva come indiscusso maestro Aristotele, il quale aveva già intuito la sfericità della terra. Anzi, spiega Grant, questa era “una verità fondamentale del sistema aristotelico del mondo”. Il Filosofo lo aveva intuito osservando le “linee curve sulla superficie della Luna durante un’eclisse lunare, sostenendo giustamente che esse erano formate dall’ombra della terra sferica, quando questa si interponeva fra il Sole e la Luna”. E sempre Grant ci informa, ne Le origini medievali della scienza moderna, che “gli argomenti di Aristotele erano così ragionevoli che l’idea della sfericità della Terra fu prontamente accettata” e mai ragionevolmente messa in discussione. Anche nel sistema ideato da Tolomeo, altro riferimento importante, la Terra era sferica.

    La maggior parte dei pensatori erano convinti della sfericità della Terra, da Agostino fino a Tommaso d’Aquino e a Dante che nella Divina Commedia (la quale è anche una grande opera enciclopedica del sapere medievale) presenta una Terra sferica. Quindi già prima della scoperta dell’America quello della sfericità della Terra era un dato acquisito e il rifiuto, da parte dei sovrani portoghesi, di finanziare la spedizione di Colombo non era dovuto ai motivi solitamente addotti. Semplicemente Colombo aveva sottostimato la circonferenza della Terra e il viaggio sembrava irrealizzabile per la grande distanza da colmare. I Portoghesi inoltre avevano già trovato la strada per le Indie dopo la circumnavigazione dell’Africa. Più interessati furono gli Spagnoli, ma la prima spedizione di Colombo fu concepita come un tentativo che non richiese grandi investimenti (come dimostrato dall’esiguo numero delle caravelle). Informazioni interessanti le fornisce un brillante articolo di Umberto Eco e una buona trattazione sull’argomento si trova anche su wikipedia:

    http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/medioevo-eco/medioevo-eco/medioevo-eco.html

    http://it.wikipedia.org/wiki/Terra_piatta#La_Chiesa_antica