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    March 30

    Magdi Allam e gli anticlericalozzi

     

    Sul caso di Magdi Allam si è scatenato un vero e proprio delirio anticlericale. Si è cercato di strumentalizzare la vicenda con le motivazioni più sciocche. Si è detto che la conversione è un fatto intimo, è vero. Ma il battesimo è un sacramento e in quanto tale richiede un minimo di pubblicità. Si è voluta vedere per forza una provocazione perché l’evento sarebbe accaduto sotto la luce dei riflettori, in un’occasione importante come quella della veglia pasquale e addirittura per mano del Papa!! Ma non si poteva fare in una parrocchia qualsiasi - si chiede l’anticlericalozzo medio - con un parroco qualsiasi? Prima di tutto non si riesce a capire che cosa ci sia di provocatorio nel farsi battezzare nella veglia pasquale, in San Pietro e dal Papa. A noi pare una cosa normalissima, provocatorio sarebbe stato andarsi a battezzare davanti alla sede dei Radicali o al club degli atei e degli agnostici di Odifreddi, non in San Pietro. Inoltre coloro che dicono queste cose danno anche dimostrazione di ignoranza (cosa non certo insolita) perché è antichissima tradizione che i catecumeni vengano battezzati dal vescovo nella veglia pasquale e, in particolare, dal vescovo che ha seguito il loro cammino. Il Papa è il vescovo di Roma ed è cosa molto pacifica che lui battezzi nella veglia i suoi catecumeni. Ma anche volendo prescindere da questo lo stesso Magdi Allam ha fatto una mirabile riflessione: ma se noi ammettiamo che non c’è nulla di male nel farsi battezzare, essendo una semplice scelta religiosa, perché bisognerebbe farla di nascosto come se fosse una cosa vergognosa? Perché dovrebbe avvenire nella semi-clendestinità? In verità è quella determinata scelta religiosa a non andare proprio giù agli anticlericalozzi, dietro le accuse di strumentalizzazione mass-mediatica c’è intolleranza. Secondo loro bisognerebbe contravvenire alla tradizione e alla prassi della Chiesa, e questo perché? Perché se non vivi il tuo battesimo come di una cosa di cui avere vergogna per loro è una provocazione. Cioè se non ti battezzi secondo le modalità da loro indicate i lor signori si offendono: è una provocazione. Come si possa provocare facendo cose normalissime è un mistero insondabile della fede anticlericalozza. Hanno poi detto che il momento non sarebbe quello adatto, ma perché? Esiste un momento sbagliato e uno giusto per battezzarsi senza paura? Loro vorrebbero confinare la religione ad una sfera catacombale, esattamente come fanno in Italia e nel resto del mondo gli Islamici che sono costretti a convertirsi in segreto per evitare la condanna a morte. Se noi avessimo imposto a Magdi Allam di convertirsi in segreto avremmo dato il messaggio di aver già rinunciato alla libertà che il fondamentalismo islamico vorrebbe toglierci. Il dialogo va bene ma tenendo sempre chiaro che la libertà di religione non è qualcosa di negoziabile. Il battesimo non voleva essere una provocazione nemmeno dei confronti del fondamentalismo, semplicemente un atto di libertà. Per gli anticlericali ogni notizia sgradita è automaticamente una provocazione. Forse i lor signori anticlericalozzi, anziché dire cose assurde, avrebbero potuto ammirare il coraggio di un uomo che vive “blindato” da cinque anni e che con il battesimo rischia l’ennesima (e forse la più grave) condanna a morte. Forse i lor signori avrebbero potuto cogliere l’occasione per protestare, insieme a Magdi Allam, contro la persecuzione dei cristiani nei paesi arabi e dei convertiti (anche in Italia). No, agli anticlericalozzi queste cose non interessano. Per loro conta solo che hanno dovuto “subire” al telegiornale una notizia non loro gradita, poverini.

     

     
    March 24

    L'incredibile storia di Magdi Allam

     
     

    Magdi Allam è un noto esperto del mondo arabo e mediorientale. Figlio della cultura e della religione islamica ha lottato per anni per la creazione di un Islam “moderato” che fa sempre più fatica a farsi sentire. Per le sue prese di posizione contro l’estremismo islamico vive da anni sotto scorta perché sulla sua testa pesano diverse condanne a morte. Nella notte del Sabato Santo si è fatto battezzare, all’insaputa di tutti, da Benedetto XVI diventando così cattolico. La pena coranica per l’apostasia è la morte, forse anche in Italia. Riportiamo la sua lettera che ha inviato al Corriere della sera:

     

     

    La lettera

    «magdi

    Approdo di un lungo cammino           
    Decisivo l’incontro con il Papa»

    Caro Direttore, ciò che ti sto per riferire concerne una mia scelta di fede religiosa e di vita personale che non vuole in alcun modo coinvolgere il Corriere della Sera di cui mi onoro di far parte dal 2003 con la qualifica di vice-direttore ad personam. Ti scrivo pertanto da protagonista della vicenda come privato cittadino. Ieri sera mi sono convertito alla religione cristiana cattolica, rinunciando alla mia precedente fede islamica. Ha così finalmente visto la luce, per grazia divina, il frutto sano e maturo di una lunga gestazione vissuta nella sofferenza e nella gioia, tra la profonda e intima riflessione e la consapevole e manifesta esternazione. Sono particolarmente grato a Sua Santità il Papa Benedetto XVI che mi ha impartito i sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucarestia, nella Basilica di San Pietro nel corso della solenne celebrazione della Veglia Pasquale. E ho assunto il nome cristiano più semplice ed esplicito: «Cristiano».

    Da ieri dunque mi chiamo «Magdi Cristiano Allam». Per me è il giorno più bello della vita. Acquisire il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è, per un credente, un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile. A quasi 56 anni, nel mio piccolo, è un fatto storico, eccezionale e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato. Il miracolo della Risurrezione di Cristo si è riverberato sulla mia anima liberandola dalle tenebre di una predicazione dove l’odio e l’intolleranza nei confronti del «diverso», condannato acriticamente quale «nemico», primeggiano sull’amore e il rispetto del «prossimo » che è sempre e comunque «persona»; così come la mia mente si è affrancata dall’oscurantismo di un’ideologia che legittima la menzogna e la dissimulazione, la morte violenta che induce all’omicidio e al suicidio, la cieca sottomissione e la tirannia, permettendomi di aderire all’autentica religione della Verità, della Vita e della Libertà. Nella mia prima Pasqua da cristiano io non ho scoperto solo Gesù, ho scoperto per la prima volta il vero e unico Dio, che è il Dio della Fede e Ragione.

    Il punto d’approdo
    La mia conversione al cattolicesimo è il punto d’approdo di una graduale e profonda meditazione interiore a cui non avrei potuto sottrarmi, visto che da cinque anni sono costretto a una vita blindata, con la vigilanza fissa a casa e la scorta dei carabinieri a ogni mio spostamento, a causa delle minacce e delle condanne a morte inflittemi dagli estremisti e dai terroristi islamici, sia quelli residenti in Italia sia quelli attivi all’estero. Ho dovuto interrogarmi sull’atteggiamento di coloro che hanno pubblicamente emesso delle fatwe, dei responsi giuridici islamici, denunciandomi, io che ero musulmano, come «nemico dell’islam», «ipocrita perché è un cristiano copto che finge di essere musulmano per danneggiare l’islam», «bugiardo e diffamatore dell’islam », legittimando in tal modo la mia condanna a morte. Mi sono chiesto come fosse possibile che chi, come me, si è battuto convintamente e strenuamente per un «islam moderato », assumendosi la responsabilità di esporsi in prima persona nella denuncia dell’estremismo e del terrorismo islamico, sia finito poi per essere condannato a morte nel nome dell’islam e sulla base di una legittimazione coranica. Ho così dovuto prendere atto che, al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli estremisti e del terrorismo islamico a livello mondiale, la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale.

    Parallelamente la Provvidenza mi ha fatto incontrare delle persone cattoliche praticanti di buona volontà che, in virtù della loro testimonianza e della loro amicizia, sono diventate man mano un punto di riferimento sul piano della certezza della verità e della solidità dei valori. A cominciare da tanti amici di Comunione e Liberazione con in testa don Juliàn Carròn; a religiosi semplici quali don Gabriele Mangiarotti, suor Maria Gloria Riva, don Carlo Maurizi e padre Yohannis Lahzi Gaid; alla riscoperta dei salesiani grazie a don Angelo Tengattini e don Maurizio Verlezza culminata in una rinnovata amicizia con il Rettore maggiore Don Pascual Chavez Villanueva; fino all’abbraccio di alti prelati di grande umanità quali il cardinale Tarcisio Bertone, monsignor Luigi Negri, Giancarlo Vecerrica, Gino Romanazzi e, soprattutto, monsignor Rino Fisichella che mi ha personalmente seguito nel percorso spirituale di accettazione della fede cristiana. Ma indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa Benedetto XVI, che ho ammirato e difeso da musulmano per la sua maestria nel porre il legame indissolubile tra fede e ragione come fondamento dell’autentica religione e della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato.

    La scelta e le minacce
    Caro Direttore, mi hai chiesto se io non tema per la mia vita, nella consapevolezza che la conversione al cristianesimo mi procurerà certamente un’ennesima, e ben più grave, condanna a morte per apostasia. Hai perfettamente ragione. So a cosa vado incontro ma affronterò la mia sorte a testa alta, con la schiena dritta e con la solidità interiore di chi ha la certezza della propria fede. E lo sarò ancor di più dopo il gesto storico e coraggioso del Papa che, sin dal primo istante in cui è venuto a conoscenza del mio desiderio, ha subito accettato di impartirmi di persona i sacramenti d’iniziazione al cristianesimo. Sua Santità ha lanciato un messaggio esplicito e rivoluzionario a una Chiesa che finora è stata fin troppo prudente nella conversione dei musulmani, astenendosi dal fare proselitismo nei Paesi a maggioranza islamica e tacendo sulla realtà dei convertiti nei Paesi cristiani. Per paura. La paura di non poter tutelare i convertiti di fronte alla loro condanna a morte per apostasia e la paura delle rappresaglie nei confronti dei cristiani residenti nei Paesi islamici. Ebbene oggi Benedetto XVI, con la sua testimonianza, ci dice che bisogna vincere la paura e non avere alcun timore nell’affermare la verità di Gesù anche con i musulmani.

     

    Basta con la violenza
    Dal canto mio dico che è ora di porre fine all’arbitrio e alla violenza dei musulmani che non rispettano la libertà di scelta religiosa. In Italia ci sono migliaia di convertiti all’islam che vivono serenamente la loro nuova fede. Ma ci sono anche migliaia di musulmani convertiti al cristianesimo che sono costretti a celare la loro nuova fede per paura di essere assassinati dagli estremisti islamici che si annidano tra noi. Per uno di quei «casi» che evocano la mano discreta del Signore, il mio primo articolo scritto sul Corriere il 3 settembre 2003 si intitolava «Le nuove catacombe degli islamici convertiti». Era un’inchiesta su alcuni neo-cristiani che in Italia denunciavano la loro profonda solitudine spirituale ed umana, di fronte alla latitanza delle istituzioni dello Stato che non tutelano la loro sicurezza e al silenzio della stessa Chiesa. Ebbene mi auguro che dal gesto storico del Papa e dalla mia testimonianza traggano il convincimento che è arrivato il momento di uscire dalle tenebre dalle catacombe e di affermare pubblicamente la loro volontà di essere pienamente se stessi. Se non saremo in grado qui in Italia, nella culla del cattolicesimo, a casa nostra, di garantire a tutti la piena libertà religiosa, come potremmo mai essere credibili quando denunciamo la violazione di tale libertà altrove nel mondo? Prego Dio affinché questa Pasqua speciale doni la risurrezione dello spirito a tutti i fedeli in Cristo che sono stati finora soggiogati dalla paura.

    Magdi Allam
    23 marzo 2008

    Tratto da: http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_23/conversione_magdi_allam_34d0da06-f8ac-11dc-8874-0003ba99c667.shtml

     
    Qui trovate il nostro commento alle critiche che ha suscitato il caso:
     
    March 18

    Perchè abbiamo dichiarato eretici l'amore e il buonumore.

     

    Questa espressione di Joseph Raztinger rende in maniera geniale l’idea del mondo che stiamo costruendo. L’amore comincia a diventare qualcosa di strano e di incomprensibile. C’è una strana signora che da oltre venti anni dirige il C.A.V. ovvero il Centro di aiuto alla vita del Mangiagalli. In questo centro si assicura alla donne che vivono gravidanze difficili il diritto di disporre non solo di competenze mediche ma di una vera e propria struttura fatta da esperti dell’ascolto. Questo quando è noto che in Italia, nonostante la legge, moltissime donne abortiscono senza che venga presentato loro una valido supporto materiale e spirituale. Si calcola che il suddetto centro abbia salvato ben novemila bambini, il numero va raddoppiato per due o forse per tre considerando che ognuno di questi bambini è nato soprattutto perché sua madre è stata aiutata in modo serio. Un’opera meritoria come questa dovrebbe sollevare grandi applausi, finanziamenti, riconoscimenti…e invece cosa accade? Accade che qualche giorno fa è stata presentata una interrogazione parlamentare dove si chiedeva al ministro Turco di indagare su questa strana signora che è anche non vedente, Paola Bonzi. E questo perché alle sei di un mattino si è precipitata da casa per aiutare una ragazza, in questo modo lei avrebbe attentato al “diritto” di abortire. Su diversi giornali è partita una campagna di diffamazione, basata praticamente sul nulla, contro questa signora. La verità è che questa persona ci sembra veramente strana, una vita dedicata all’amore per i più deboli. Le sue motivazioni profonde sono incomprensibili per chi ha dichiarato eretico l’amore. Questa storia è solo un sintomo del mondo che verrà. L’amore è ormai fuori legge. Zapatero in Spagna ha eliminato ogni ragionevole riferimento ai termini “padre-madre” in favore di “Progenitore A - Progenitore B” o semplicemente genitori, via anche marito e moglie in favore di “coniugi”. Il punto è che una costruzione ideologica così debole rischia di cadere al minimo colpo. Una bambina che va incontro al padre dicendo “Papà!!” e non “Progenitore!!” segna già di fatto la distruzione dell’ideologia zapaterista. Gli stessi zapateristi sembrano essere infatti consapevoli di avere proprio nella semplice schiettezza dei bambini un nemico mortale. Proprio per questo ora muovono contro i bambini una guerra non dichiarata. In Germania i ragazzi di 14 anni saranno costretti a corteggiare coetanei dello stesso sesso per dimostrare che tanto gay è bello per cui tutti, almeno una volta nella vita, devono farne esperienza. Intanto i professori, durante questi forzosi incontri, dovranno scegliere il genere dei loro alunni. Un lavoro questo davvero indispensabile visto che i generi non sono più quelli soliti, non esistono più il semplice maschio e femmina. Ci sono gli eterosessuali, gli omosessuali, i gay, i trans ecc... e chissà quanto altri, quando la verità è che un maschio è sempre un maschio a prescindere dalle eventuali tendenze. Invece ogni tendenza deve essere promossa al grado di genere e questa pluralità di generi va imposta soprattutto ai giovani. Perché poi questi professori qualche omosessuale dovranno pur trovarlo per non essere accusati a loro volta di omofobia, per cui non è impossibile che alla fine ogni classe dovrà esibire un certo numero di alunni rappresentanti dei vari generi. Se bisognerà obbligare qualcuno pazienza, l’omofobia va combattuta senza pietà. Di questo passo anche il sadomasochismo sarà annoverato fra le scelte di genere. Se pensate che questa guerra si limiti solo agli adolescenti vi sbagliate. In Gran Bretagna sarà vietato nelle scuole elementari dire le parole “mamma” e papà”, ammessi solo i “genitori”. Questo è avvenuto per la pressione delle sempre più potenti associazioni gay le quali ritengono offensivo che si parli di maternità e paternità. Pure i termini “maschi” e “femmine” sono banditi. Anche Zapatero in Spagna ha già preparato un efficiente strumento di lavaggio del cervello imponendo, come materia obbligatoria, ben due ore di “educazione civica” dove insegneranno ai bambini che l’amore fra uomo e donna è un qualcosa di eretico e di potenzialmente omofobo. Le persone si amano e basta, lo dice la Tatangelo. Molti ritengono un progresso che lo stato assuma una ideologia che può reggersi solo su un elenco di paroline proibite dove il termine più offensivo è quello di “papà”, e “mamma” quello più volgare. Poi questi signori vogliono anche farceli passare come campioni del laicismo, di fatto sono però dei laici molto strani perché non consentono diritto di critica nei loro confronti. Già sono molte diffuse le famigerate leggi anti-omofobia che partendo dal nobile intento di eliminare alcune discriminazioni non hanno altro effetto che di crearne di nuove. Già ci sono diversi casi, in Europa come negli Stati Uniti, di persone arrestate perché hanno protestato contro il lavaggio del cervello dei loro figli o perché hanno semplicemente letto passi della Bibbia che pare non siano graditi all’Arcigay. I cosiddetti campioni della laicità in realtà sono la negazione stessa della laicità. Gli stati nelle loro mani diventano piano piano degli stati etici dove non viene riconosciuta l’obiezione di coscienza perché esiste una sola morale, quella dello Stato stesso. Per questo la famiglia è defraudata del suo diritto all’educazione perché sin dalla tenera età lo Stato impone ai bambini la sua etica “civile” che è l’unica possibile. Infatti le leggi anti-omofobia non puniscono solo (e forse per nulla) quelli che incitano all’odio perché per questo bastano le leggi già in vigore. L’obiettivo è di colpire chi osa fare una cosa che in uno stato laico dovrebbe essere totalmente legittima: criticare. La critica può vertere su tutto, anche sui comportamenti sessuali senza essere automaticamente degli incitamenti all’odio.

    Inculcare nei cittadini di domani che ci sono paroline che non si possono dire è il metodo migliore per preparare psicologicamente alle future limitazioni della libertà di pensiero e di parola. Orwell ci aveva avvertito dei pericoli della “neolingua", lo strumento di dominio di un potere nemico della verità. Il termine “aborto” rendeva troppo bene l’idea e così è diventato la rassicurante “interruzione volontaria di gravidanza”. Lo stesso vale per la fecondazione artificiale che adesso è la “fecondazione medicalmente assistita”.  Il processo per gli scomodi termini di “mamma” e “papa” è identico solo che adesso è addirittura lo Stato che interviene a creare dei reati d’opinione. Vogliono farci credere che siano cose da nulla, solo piccoli cambiamenti linguistici. Mentono, come hanno sempre fatto.

    In Olanda è ormai pratica accettata l’eutanasia infantile, essa è legittimata dalla compassione. Peccato solo che questa “compassione” sia molto simile a quella nazista che pure eliminava pazzi e handicappati per lo stesso motivo.  C’è tutta una serie di malattie che se riscontrate nel bambino (già nato) autorizzano il medico a terminare il paziente con il permesso dei genitori. È così che si è stabilito un nuovo legame di schiavitù genetica dove i genitori hanno potere di vita e di morte sui figli. E tutti quei bei discorsi sulla scelta individuale della dolce morte che fine hanno fatto? La verità è che gli altri scelgono per te in base ai propri indici di gradimento. Fra le malattie che rendono il bambino reo di morte ce ne sono anche di quelle che se opportunamente curate possono assicurare alla persona una vita relativamente lunga con una qualità discreta (perfino per i criteri di quegli odiosi superbi che si arrogano di scegliere quale vita è degna di essere vissuta e quale no). Orami siamo in guerra non contro le malattie ma contro i malati. Dimentichiamo, o fingiamo di farlo, che non esistono malattie incurabili ma solo inguaribili. Inoltre, alle velocità attuali della scienza, ciò che oggi è inguaribile potrebbe non esserlo domani. In Olanda c’è anche il partito dei pedofili. Questo è possibile perché il vaso di Pandora è stato aperto. Se si può uccidere un bambino col consenso dei genitori perché non se ne potrebbe abusare, sempre col loro consenso?

    Per anni abbiamo difeso, coperto, spalleggiato quando non finanziato i terribili genocidi della Cina e dell’India. Le tanto decantate politiche familiari hanno portato allo sterminio delle bambine. Effetto della politica del figlio unico è proprio quello di portare alla sistematica eliminazione delle femmine. Tutto questo nell’imbarazzo delle femministe che istintivamente vorrebbero condannare questa selezione con forza ma non possono farlo senza sconfessare tutto quello che hanno detto negli ultimi decenni. Per non parlare degli aborti forzati che pure non abbiamo mancato di finanziare e di omaggiare.

    In un mondo laico e razionale anche una sola di queste notizie provocherebbe uno scandalo enorme, abbastanza da provocare dimissioni e cadute di governi. Invece anche tutte queste insieme non scalfiscono nemmeno l’opinione pubblica. Il punto è che se un Parlamento può annullare una realtà così naturale come quella di “marito-moglie” e “padre-madre” è chiaro che può abrogare qualsiasi cosa, anche quello che ora sembra il più fondamentale dei diritti. Il mondo che ci stanno costruendo addosso è il mondo della tristezza e della bigotteria. Infatti se quelle paroline proibite a scuola offendono (in che modo non si sa bene) le persone omosessuali (che meritano tutto il rispetto) si capisce che esse offensive lo sono sempre e dovunque. È possibile che, presto o tardi, se dovesse scapparvi la parolina “mamma” in pubblico tutti vi guarderanno con orrore accusandovi di omofobia. Sarebbe interessante sapere se siano previste punizioni per i piccoli ribelli che, sfuggendo alle maglie della propaganda ideologica, si ostinino nell’uso delle parole che un sedicente stato laico ha proibito. Noi abbiamo deciso di stare dalla parte di quei piccoli eretici con la speranza che non manchino mai. L’unica istituzione che sembra essere rimasta a difesa della ragione sembra essere proprio quella Chiesa Cattolica che per questo deve assolutamente passare come oscurantista, per questo molti ne sono convinti senza nemmeno sapere quale in effetti siano le sue posizioni. La stessa sorte tocca anche a tutti quegli uomini di buona volontà che alcuni chiamano “atei devoti” e piccoli elefantini. I cultori di questomondo triste adesso si sentono vincitori, dimenticano che la Storia è piena dei cadaveri di quei vincitori. Al mondo della tristezza in costruzione non abbiamo da contrapporre un mondo della felicità, perché chi promette i paradisi terrestri lo fa perché sta costruendo un inferno come fece il socialismo reale. Noi possiamo proporre solo un mondo fatto il più possibile d’amore e di buonumore dove le persone che aiutano le donne in difficoltà non vengano dichiarate eretiche. Dove al posto della tristezza degli elenchi proibiti ci siano bambini che anche a scuola possano chiamare i loro genitori con i loro nomi, quelli tanto naturali quanto antichi (molto prima del Cristianesimo, per quanto alcuni vogliano farci credere il contrario). Dove un fatto come quello di un miliardo di aborti in pochi anni non cada nell’oblio dell’indifferentismo morale e politico proprio di quelli che non sanno rispondere altro che bisogna difendere una legge che tanto nessuno tocca e che anzi si vorrebbe far rispettare pienamente. Proprio di quelli che dicono che gli embrioni sono immateriali e che il feto non è vita, solo un’escrescenza amputabile. Qui non conta essere credenti o no, anticlericale o no, l'unica cosa che conta è la scelta del campo, non di genere. O dalla parte della indifferenza, dell'ideologia e della tristezza oppure da quella dell'amore e del buon umore. Vogliono farci credere che la verità non esiste. O lottiamo adesso o siamo destinati a scomparire nell'ombra, in silenzio.  Per un mondo dove le cose si chiamino col loro nome, fatto d’amore e di buonumore vale la pena di combattere, di morire.  

    http://www.youtube.com/watch?v=jQvU9aWuqwQ

     

    March 06

    Pio XII: uno strano nazista?

     

    Pio XII

     

     

    Pio XII, al secolo Eugenio Pacelli, nacque a Roma nel 1876 da una famiglia appartenente al patriziato papalino. Diventato sacerdote nel 1903 fu nominato nunzio apostolico a Monaco nel ‘17 e, in seguito, anche a Ber­lino. Nel ‘ 39 successe a Pio XI al soglio pontificio dopo un brevissimo conclave (durò infatti solo un giorno) a causa della guerra ormai im­mi­nente; in quel giorno ebbe inizio il difficile pontificato di Pio XII, che do­vette affrontare, oltre ai duri anni del secondo conflitto mondiale con la mi­naccia nazista, anche quella sovietica del dopoguerra. Il suo complesso e spesso incompreso pontificato durò, infatti, fino al 1958, anno in cui tutta la comunità internazionale compianse il defunto papa. Pio XII viene spesso accusato di essere stato compiacente col nazismo, per verificare questa ipotesi storica prenderemo come testo di riferimento il libro “Pio XII” di Andrea Tornelli. Prima di procedere è essenziale andare a vedere quale fu la percezione dei contemporanei riguardo questo pontificato. Il primo dato che de­ve far riflettere, per un corretto esame storico, è proprio questo: su Pio XII gravano moltissimi e pesanti giudizi negativi provenienti da più parti, ma la stragrande maggioranza di questi sono nati decenni dopo la scom­parsa del papa. Infatti alla morte del pontefice fu grande e commosso il cor­doglio degli Ebrei da parte di personalità sia politiche che religiose: ri­cordiamo fra queste Golda Meir (ministro degli Esteri d’Israele), Nahum Gol­ddmann (presidente del Congresso mondiale ebraico), il gran rabbino capo di Gerusalemme Herzog, il rabbino capo di Londra Brodie e quello di Roma, Toaff.

        Ritengo particolarmente degne di nota le parole di Herzog, di Toaff e di Brodie: il primo, nel suo messaggio telegrafico alla Santa Sede, ricordava la grande levatura morale del papa e la sua disponibilità quando, nel ‘46, gli aveva chiesto aiuto per la restituzione  dei bambini ebrei, rimasti orfani e ospitati nei conventi e nelle famiglie cattoliche; il secondo, scampato alla deporta­zione grazie all’intervento di un sacerdote, ricordava invece la “c­a­ri­tatevole bontà” del Pontefice nei confronti degli Ebrei mentre il terzo sot­to­lineava la sua “coraggiosa e concreta preoccupazione per le vittime della persecu­zio­ne” (le  parole di questi ultimi due furono riportate da “L’Os­ser­va­tore Ro­ma­no” dell’11 ottobre 1958).  Il ministro degli Esteri di Israele Golda Meir inviò alla santa sede un messaggio di cordoglio nel quale si poteva leggere: "Durante il decennio del terrore nazista, il nostro popolo ha subito un martirio terribile. La voce del Papa si è alzata per condannare i persecutori e per invocare pietà per le vittime". Di questo avviso erano anche la mag­gior parte delle riviste e dei giornali ebraici e messaggi simili arri­va­rono, inoltre, da moltissime comunità ebraiche di tutto il mondo. Il direttore della rivista ebraica americana “Jewish Newsletter”, Zukermann, così scriveva il 10 ottobre 1958: “Quello che il Vaticano ha fatto è stata una delle più grandi manifestazioni di “umanitarismo” nel secolo XX ed ha costituito un nuovo ed efficace metodo di combattere l’antisemitismo”. Lo stesso Zukermann aggiunge poi: “Qualunque Ebreo, di qualunque paese, riuscisse a toccare il Vaticano, era salvo”. Riportiamo ora un brano di Tornelli: “Messaggi di cordoglio e di stima per il Pontefice scomparso arrivano dal rabbino Israel Goldstein, dai membri del Comitato esecutivo sionista, dall’Agenzia ebraica, dalla maggior parte dei giornali e delle pubblicazioni ebraiche. L’ex console israeliano di Milano, Pinchas Lapide, che li riporta nel suo libro, commenta: “Non c’è papa nella storia che sia mai stato ringraziato tanto calorosamente dagli Ebrei, per l’aiuto e la salvezza offerti ai loro fratelli in momenti di grave pericolo” (pag. 30). Così mi­lioni di Ebrei, che avevano vissuto sulla loro pelle gli orrori della Shoah, testimoniarono il concreto aiuto, spirituale e materiale, di Pio XII nei loro confronti. Si potrebbe continuare a riportare di questi messaggi e articoli per ore e ore, la quasi totalità ci darebbe il medesimo responso positivo. La domanda che ci si può porre è se questi non siano infondo delle parole di circostanza dettati dall’occasione. Un veloce sguardo delle citazioni sopra riportate sconsiglia gravemente questa chiave di lettura, sono parole troppo affettuose e slanciate per essere di circostanza. Si ricordi inoltre che questi Ebrei erano appena venuti fuori dall’Olocausto, l’occasione della morte del Papa poteva riaprire vecchie ferite e lasciare facilmente spazio a nuove o vecchie recriminazioni: e invece nulla di tutto questo. Questa breve premessa è già sufficiente per capire che su Pio XII abbiamo un nuovo caso dove la storia lascia il posto all’ideologia di turno che ha bisogno dei suoi miti. Perché è già chiaro che se Pio XII fu un nazista fu un ben strano nazista, lo vedremo in seguito, oppure nazista lo divenne diversi anni dopo la sua morte (e anche questa sarebbe ben strana cosa). Diverso tempo fa fu addirittura presentata alla Santa Sede la richiesta di bloccare il processo di canonizzazione di Pio XII perché accusato di essere stato simpatizzante della “soluzione finale” di Hitler o comunque di non aver mosso un dito e di essersi quindi com­por­tato da pusillanime.

         Come si è potuto giungere dal coro di omaggi del ’58 alle innumerevoli accuse di oggi? Il primo pesante colpo fu vibrato nel ‘63 con la rappre­sentazione a Berlino del dramma di Rolf Hochhuth “Il Vicario” in cui si asseriva che una forte protesta pubblica della Chiesa avrebbe fermato la persecuzione nazista, da lì in poi il Papa della “caritatevole bontà” e degli Ebrei divenne il colpevole Papa dei “silenzi”. Certo è vero che in tutti i suoi messaggi il Pa­pa fu sempre molto prudente ma, comunque,  altrettanto chiaro nella con­danna all’antisemitismo anche se mai menzionando il nome di Hitler. Tanto è vero che nel Natale del’ 41 il “New York Times” (giornale vicino alla comunità ebraica americana) definì Pacelli come l’unico sovrano eu­ropeo che aveva ancora il coraggio di innalzare la sua voce per la pace e per il rispetto delle minoranze. In effetti nel messaggio natalizio del '42 Pio XII caldeggiò  la difesa «delle centinaia di migliaia che, non per colpa loro, ma soltanto per la loro razza o nazionalità, sono stati condannati alla morte o alla estinzione progressiva».  Non si parla chiaramente di Ebrei e di nazismo ma questo rientra nello stile delle encicliche papali, ad ogni modo il significato è chiaro (ed era chiaro ai contemporanei, come abbiamo visto). La Chiesa aveva, inoltre, già manifestato tu­tta la sua avversione per il nazismo e né Pio XII né il suo predecessore Pio XI rimasero in silenzio, come testimoniato, al processo di Norimberga, dall’ex ministro degli Esteri del Reich von Ribbentrop che rivelò l’esi­sten­za a Berlino di un intero cassetto pieno di proteste del Vaticano alle quali spesso il Fuhrer non rispondeva nemmeno. Quindi è assolutamente improbabile che un solenne intervento di Pacelli avrebbe potuto in qualche modo contra­sta­re i piani di Hitler, anzi esso poteva solo peggiorare la situazione dei catto­lici tedeschi, ma non solo, e questo Pio XII lo sapeva benissimo. Infatti, secondo le testimonianze giurate di molti suoi collaboratori, più volte il Pon­tefice pensò di intervenire in maniera esplicita contro il nazismo pre­pa­rando anche un durissimo documento che poi però decise di bruciare in cucina (si credeva e non a torto probabile un’invasione del Vaticano) quan­do gli giunse la notizia che in Olanda la protesta dei vescovi, letta in tutte le chiese, aveva provocato la deportazione anche degli Ebrei cattolici che fino a quel momento non erano stati perseguitati. Così Pio XII, visto che la protesta dei vescovi era costata la vita a tante persone (circa quat­tro­mila), non osò immaginare quale sarebbe stata la ritorsione per la protesta del Papa. Inoltre, nonostante questa prudenza, Hitler aveva progettato il ra­pi­mento del Papa e la cancellazione del Vaticano, come testimoniato dal generale Karl Friedrich Otto Wolff, il quale riuscì a prendere tempo col Fh­urer avvertendo il Papa del rischio che correva. Karl Friedrich Otto Wolff, capo della segreteria personale di Himmler e poi capo supremo delle SS in Italia ha testualmente affermato nella memoria scritta depositata il 24 marzo a Monaco: "Ricevetti da Hitler in persona l'ordine di rapire Pio XII...". sempre nelle sue memorie Wolff dice che dopo l'8 settembre l'insitenza di Hitler si fece semprepiù pressante. "Berliner Morgenpost" (organo del nazismo) così commentò il 3 marzo 1939 l'elezione di Pio XII: "L'elezione di del cardinale Pacelli non è accettate con favore dalla Germania perchè egli si è sempre opposto al nazismo".

     Infatti il dittatore tedesco considerava Pacelli un suo nemico personale mentre quest’ultimo non esitava a fare esorcismi contro di lui. È facile anche verificare quanto la stampa tedesca fosse contraria al Vaticano, un esempio su tutti è quello del  "Berliner Morgenpost" (organo del nazismo)  che così commentò il 3 marzo 1939 l'elezione di Pio XII: "L'elezione di del cardinale Pacelli non è accettate con favore dalla Germania perchè egli si è sempre opposto al nazismo".

    Inoltre se il piano del rapimento fosse stato portato  a termine Pio XII non avrebbe potuto organizzare quel­la poderosa rete di aiuti per i perseguitati e inoltre sarebbe venuta meno la preziosissima extraterritorialità della Città del Vaticano che salvò la vita a molti ebrei ed anche a diversi esponenti dell’ateismo social-comunista (co­me Ne­nni). Era quindi necessario non offrire ai nazisti facili giustificazioni, anche davanti al popolo Italiano, come poteva essere una sorta di dichiarazione di guerra.

        Un altro argomento per i detrattori di Pacelli è il Concordato che nel’ 33 egli, in qualità di Segretario di Stato del Vaticano, siglò con Hitler e que­sta è sembrata ad alcuni, come al giornalista inglese John Cornwell autore de “Il Papa di Hitler”, la prova inequivocabile dell’approvazione della Chie­sa e del futuro Papa per la politica di sterminio del Terzo Reich in quan­to esso obbligava la Santa Sede a tacere in merito alle scelleratezze per­­petrate dai nazisti. Tuttavia nel testo era precisato, in particolare nell’ ar­ticolo 32, che la Chiesa non avrebbe subito nessuna limitazione nel suo magistero e che quindi si risevava il diritto di protestare contro le leggi in­giuste ed infatti, come abbiamo sottolineato sopra, cosi fece quando fu­rono promulgate la legge sulla sterilizzazione e quella della messa al ban­do degli Ebrei, ma anche in molti altri casi. Ad ogni modo, in realtà, Hitler non rispettò mai il concordato, infatti gli arresti e le deportazioni di sacer­doti, suore e dirigenti cattolici non cessarono e furono soppresse molte organizzazioni giovanili e pubblicazioni ispirate alla dottrina cattolica. I­nol­tre la proposta di un concordato non era venuta dalla Santa Sede ma dal­lo stesso Hitler che desiderava un riconoscimento internazionale del suo regime e che, per questo, aveva offerto alla Chiesa condizioni molto favo­re­voli sulla carta che, come era chiaro a tutti, non aveva però nessuna in­tenzione di rispettare. “Se si tratta di salvare qualche anima, di evitare un dan­no ancora più grave, abbiamo il coraggio di trattare anche con il de­monio” affermò allora Pio XI in quanto, in caso di rifiuto da parte della Chiesa, il Fuhrer avrebbe fatto pubblicare il testo del concordato con quel­le condizioni così favorevoli e la mancata ratifica avrebbe così offerto ai na­zisti una giustificazione per un’ancora più spietata persecuzione contro i cat­tolici. Inoltre il concordato aveva almeno il vantaggio di offrire alla Chie­sa e ai cattolici uno strumento giuri­dico di protesta a cui aggrapparsi. Per quanto riguarda poi l’atteggiamento della Chiesa tedesca in quel diffi­ci­le contesto è vero che ci furono dei cattolici, fra cui anche alcuni ve­scovi, che acclamarono il nazismo ma per avere un’idea complessiva dei fatti è interessante l’illustre testimonianza di Albert Einstein rilasciata su “Time Megazine” in cui dichiarò: “Solo la Chiesa si oppose pienamente alla campagna di Hitler che mirava a sopprimere la verità. […] Sono quindi obbligato a confessare che ciò che prima avevo disprezzato ora elogio senza una qualsiasi riserva”. L’ebreo Phincas Lapide, che fu console israeliano a Milano, ha calco­la­to che la Chiesa Cattolica durante il pontificato di Pio XII salvò circa 800.000 Ebrei, certo una goccia nell’oceano rispetto ai sei milioni di mar­tiri della follia nazista ma pur sempre un valido aiuto. Il Papa, fin dall’ ini­zio della guerra,  destinò ingenti somme di denaro (anche dal suo patrimonio familiare) per gli aiuti agli Ebrei e distribuì le grandissime offerte, circa due miliardi e mezzo di lire in tutto, degli ebrei americani. Inoltre il Papa, tramite l’enciclica segreta ”Opere et caritate”, invitò i vescovi ad aiutare, con ogni mezzo, le vittime dell’olo­cau­sto e così ordinò di aprire le chiese di Roma, i conventi e i monasteri di tutt’Europa agli Ebrei (abolendo le rigide regole di clausura) e autorizzò i nunzi a rilasciare passaporti vaticani ai perseguitati. Pio XII si occupò personalmente di circa duecento rifugiati, tremila persone ( non solo ebrei ma anche nemici del fascismo) furono accolte a Castelgandolfo e, inoltre, fe­ce figurare molti ebrei come guardie palatine e molti li fece assumere alla Biblioteca Vaticana. In Italia si salvarono, gra­zie alle istruzioni papali segrete al clero non meno di 40.000 ebrei, ovvero più del 75% di quelli presenti nel suolo italiano (stando sempre a quanto stimato da Lapide), un risultato conseguito anche al prezzo del sacrificio di molti preti, suore ed anche di laici. Furono adoperati anche metodi molto scal­tri come la falsificazione dei documenti, ad esempio monsignor Bar­bie­ri divenne uno dei più esperti falsari del mondo con l’ausilio di una tipografia clandestina e la complicità di un addetto  dell ufficio anagrafe del Comune di Roma. Alcuni mettono in dubbio l’esistenza dell’encilica “O­pere et caritate”, di cui non è rimasta traccia nemmeno negli archivi va­ticani, ma ad ogni modo è improbabile che tutto questo abbia potuto avere luogo senza il consenso e l’organizzazione delle alte gerarchie ecclesia­stiche e, quindi, del Papa. Inotre ci sono molte testimonianze sull’esistenza di queste direttive e fra queste ci sono quella di Angelo Roncalli (il futuro Giovanni XXIII) e quella di monsignor Giuseppe Maria Palatucci, zio di Giovanni Palatucci che sacrificò la sua vita per salvare le vittime della persecuzione. Inoltre la Santa Sede fondò l’UIV (Uffici Informazioni del Va­ticano) grazie al quale più di trentamila Ebrei poterono rintracciare i loro congiunti dispersi.

        Per quanto concerne l’attività della Chiesa in favore degli ebrei romani molti detrattori di Pacelli affermano che egli, in occasione dei rastrel­lamenti del ghetto di Roma del ’43, se ne sia disinteressato perché non è documen­tata nessuna protesta, neppure formale, da parte della Santa Sede. In realtà è ormai certo che il Papa convocò, tempestivamente, l’amba­scia­tore tedesco, Weizsacker, che fu ricevuto dal cardinale Maglione, il quale gli chiese di fare quanto in suo potere appellandosi ai suoi sentimenti di umanità. Ma l’ambasciatore non solo non presentò la protesta, forse perché la giudicava inutile e controproducente, al governo di Berlino ma cercò di presentare la Chiesa ai gerarchi del Reich come amica del popolo tedesco. Tuttavia la reazione della Chiesa non si limitò a questo, infatti, il Papa fece pressioni sul generale Stahel, il quale aveva fama di essere favorevole alla Chiesa Cattolica (tanto che dopo questo episodio fu mandato a combattere in Russia dove trovò la morte), che riuscì a convincere Himmler a revocare l’ordine di deporta­zione per la effettiva mancanza di mezzi e di soldati. Inoltre l’allora rabbino capo di  Roma, Israel Zoller, ha testimoniato la generosa disponibilità del Vaticano a fornire oro per un riscatto chiesto dai nazisti. Invece per l’ecci­dio del­le Fosse Adreatine le pressioni del Pontefice rimasero senza frutto per­ché, come ricorda Giulio Andreotti, gli fu solo risposto che Hitler era ir­ra­giungibile e che era stata già una concessione moltiplicare solo per dieci e non per cento le vittime della rappresaglia. Inoltre Pio XII non esitò ad ac­correre a San Lorenzo fuori le mura tra le rovine dei bombardamenti incu­rante dei pericoli per rincuorare il popolo che lo definì nuovo “Difensor urbis”. Eccone una foto:

     

    Pio XII a San Lorenzo 19.7.1943, 300-380

     

    Pertanto se Pio XII fu un nazista non si può fare a meno di notare ironicamente che fu uno “strano nazista” perchè riempì il suo piccolo stato di Ebrei e fece tutto quanto era materialmente possibile per aiutare i perseguitati senza abbandonarsi ad inutili e clamorose scomuniche che avrebbero avuto come unico effetto quello di impedire al Vaticano di salvare la vita a decine di migliaia di persone. Quel “silenzio” non fu un vero silenzio, come abbiamo visto, e se proprio di silenzio si vuol parlare l’unico aggettivo che mi viene in mente per definirlo è quello di prudente (e la prudenza è notoriamente una virtù) mentre parlare di “silenzio ideologico” è assolutamente fuori dalla verità storica. Dopo tutto questo è chiaro che Pio XII non fu un nazista, altrettanto chiaro è che oggi il Pontefice deve essere un nazista semplicemente per motivi ideologici i quali sono però, per loro stessa natura, contrari alla ragione.


    Segnaliamo a proposito anche il contributo di Paolo Mieli che abbiamo analizzato qui:


    http://cid-4909a6bebf18ec09.spaces.live.com/blog/cns!4909A6BEBF18EC09!1146.entry

     


    March 05

    Per Pannella gli embrioni sono immateriali.

     

    Qualche tempo fa il vulcanico Pannella è stato ospite di “Uno mattina” per misurarsi in un dibattito con Giuliano Ferrara, il quale però ha disertato la trasmissione all’ultimo momento. Forse se fossero stati in due a parlare la decenza sarebbe stata salva ma la trasmissione diventa un vero e proprio comizio del Pannella urlante (e sragionante) che, pur essendo poco edificante, è a parer nostro molto istruttivo. Per questo siamo grati al rosa Elefantino che ha preferito per il suo avversario la strada dell’autoconfutazione. Questa non tarda ad arrivare quando Pannella esplode sostenendo che l’embrione non può essere considerato persona, un’argomentazione interessante. Ma quale profonda motivazione si nasconderà dietro una così impegnativa affermazione? La preziosa motivazione è questa: “Gli embrioni sono immateriali”. Ora la prima domanda da porsi è perché allora bramano così tanto di metterci le mani addosso se gli embrioni sono immateriali. Infatti quando durante le pratiche di fecondazione artificiale vengono prodotti decine e decine di embrioni è chiaro che solo in pochi poi nasceranno, gli altri saranno condannati ad un orribile stato di sospensione. Ma allora perché crearne così tanti? Ci sono due ordini di ragioni: la prima è permettere la selezione del figlio “perfetto”, possibilmente alto-occhi azzurri; la seconda è ancora più subdola perché destina gli embrioni sovranumerari alla ricerca, ergo allo squartamento. Da anni Pannella si batte perché si possa fare ricerca usando come cavie gli embrioni umani in modo da rovesciare la prospettiva che la scienza è per l’uomo e non viceversa. Questa non è però la posizione peggiore. Pecoraio Scanio ritiene infatti che bisogna assolutamente fare ricerca impiegando come materiale da laboratorio la vita umana ma allo stesso tempo tutelare i pomodorini che devono vedere riconosciuti i loro diritti vietando sperimentazioni e modifiche genetiche (O.G.M.). È chiaro perciò che gli embrioni non sono affatto immateriali, anzi sembra che "quel poco di materia" sia molto ambito dalle grandi industrie farmaceutiche che già si sfregano le mani da anni. Pannella è fin troppo bravo nella disinformazione, far credere che l’embrione sia una cosa di poco conto e quindi sacrificabile senza remore sull’altare dell’interesse è una vera opera d’arte. Il significato che però sembra sottintendere la dichiarazione di “immaterialità” è, si spera, quello della piccolezza. In effetti già altre volte il Nostro aveva acutamente notato: “Come fa una cosa così piccola ad essere una persona?”. Non stupisce che in un mondo sempre così influenzato dal dettato del  mondo della moda con le sue passerelle e modelle alla fine tutto si riduca sempre a questioni di “misure”. Per Pannella anche la vita (non solo il girovita) è questione di misure perché l’embrione lui lo trova piccolo. A questo punto sarebbe interessante capire a quali misure deve puntare una aspirante persona: 40, 44, 45,46…? Forse molti direbbero che la misura perfetta è quella famosa 90-60-90, ma per i maschietti poi?

    Quando qualcuno si dichiara contrario a qualche idea dei Radicali immediatamente si viene investiti dall’indignazione di questi ultimi che bollanno come talebano chiunque si ponga sul loro cammino di distruzione. Chi non la pensa come loro non è laico, dicono. Ma da quando quello laico è un pensiero unico? Sostengono che di loro bisogna fidarsi, loro sì che sono laici, sì che sono moderni, sì che sono razionali e scientifici. Ma davvero noi dovremmo mettere la vita umana (a partire da quella più debole e indifesa che sorge dopo il concepimento) nelle mani di uno che crede di poter scegliere quale vita umana è importante e quale no col suo misurino?

    March 03

    La distruzione dell'inconfutabile Cascioli

     

     Non mancano in rete i sostenitori di questo signore, probabilmente a molti questo nome dirà ben poco ma è il caso di analizzare la vicenda. Trattasi di un altro presunto storico del Cristianesimo che ha anche un sito molto divertente dove si autodichiara inconfutabile. Adesso questo sarebbe già sufficiente per fermarci e concludere che si tratta semplicemente di un cialtrone: un vero storico non si dichiarerebbe mai inconfutabile, è una vera bestemmia. Cascioli è l'autore del libro "La favola di Cristo" dove si presenta la dimostrazione, anche questa inconfutabile, che Cristo non è mai esistito. Ma non bastava, no. Pensate che Cascioli ha denunciato la Chiesa cattolica per «abuso di credulità popolare» e «sostituzione di persona» perchè secondo lui la figura di Gesù fu costruita su un certo Giovanni di Gamala. Il casus belli arrivò da un suo amico parrocco che aveva osato scrivere in un bollettino parrocchiale che Gesù è veramente esistito. Ora quale vero storico porterebbe in tribunale un dibattito storiografico (se così lo vogliamo chiamare) e poi col tentativo di instaurare un reato d'opinione? Nessuno, chiaramente. Però ora arriva il momento più bello, vedere su quali ineccepibili fonti si basa l'inconfutabile dimostrazione storica. Riportiamo questo testo dal suo sito:

     

    "Lasciando l’annosa discussione riguardo la sua esistenza al tempo di Gesù che da alcuni è negata perché nessun documento ne parla prima del IX secolo, mentre da altri viene riconosciuta sotto forma di un piccolo raggruppamento di capanne dai tetti di paglia, procediamo nella dimostrazione della seconda prova considerando Nazaret nella sua posizione geografica leggermente collinare distante circa trentacinque chilometri dal lago di Tiberiade. Analizzando i vangeli non si può non restare sorpresi dal fatto che le descrizioni che essi fanno della patria di Gesù non hanno nulla a che vedere con la realtà.

    Leggiamo insieme: <<Terminate queste parabole, Gesù partì di là e venuto nella sua patria insegnava nella Sinagoga. La gente del suo paese, riconosciutolo, si mise a parlare di lui. Gesù, udito ciò che dicevano, partì di là su una barca, ma visto che la gente restava sulla spiaggia guarì i malati e moltiplicò i pani e i pesci. Congedata la folla, salì sul monte e si mise a pregare. Dal monte vide che sotto, nel lago di Tiberiade, la barca degli apostoli era messa in pericolo dalle onde generate dal vento che si era improvvisamente levato>>. (Mt. 13,2).

     

    Se la patria di Gesù è Nazaret, come viene affermato dalla Chiesa, e Nazaret è una città situata su una zona leggermente collinare e lontana dal lago di Tiberiade trentacinque chilometri, vorrei che almeno uno dei tre (don Enrico Righi, il card. Biffi e il Vescovo Carraro), ai quali mi sono rivolto perché mi dessero una prova, una soltanto, dell’esistenza storica di Gesù,mi spiegasse come possa esserci una riva, delle barche e un monte che si erge sul lago di Tiberiade. Una vera contraddizione che non può trovare nessuna giustificazione, anche la più assurda, dal momento che la troviamo ripetutamente confermata da tutti gli evangelisti come risulta dai passi sotto riportati:

     

    <<Gesù si recò a Nazaret dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di Sabato nella sinagoga e si alzò a leggere... all’udire queste cose tutti furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero al ciglio del monte sul quale la città era situata per gettarlo giù dal precipizio, ma egli, passando in mezzo a loro se ne andò>>. (Lc. 4- 14 e segg.).

     

    <<Quel giorno Gesù uscì di casa e, sedutosi in riva al mare(lago di Tiberiade), cominciò a raccogliersi intorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca>>. (Mt. 13- 1,2).

     

    <<Sentendo ciò che diceva, una gran folla si recò da Gesù. Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero... salì poi sul monte,chiamò a sé quelli che volle andassero da lui... Entrò in casa e si radunò intorno a lui molta folla, al punto che non poteva neppure prendere cibo. Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori lo mandarono a chiamare. Dopo aver spiegato chiaramente chi fossero realmente i suoi parenti, uscito di casa, Gesù si mise a insegnare di nuovo lungo il mare >>...e come questi, tanti sono ancora i passi dei quattro evangelisti che, riferendosi alla città natale di Gesù, escludono nella maniera più evidente che Nazaret possa essere la sua patria almeno che non si voglia, e tutto è possibile alla fede, mettere barche in un paese che dista trentacinque chilometri dal lago di Tiberiade e trasformare un pagliaio in una montagna.

     Basta rileggere uno solo dei passi evangeli citati per renderci conto che la città di Gesù, corrispondendo esattamente alla descrizione di Giuseppe Flavio, non è assolutamente Nazaret ma Gamala"
     [Tratto dal sito di Cascioli]
     
     
    Nel testo si afferma che non ne esistono documenti a riguardo prima del IX secolo. FALSO. Nel 1962 dalle rovine di Cesarea Marittima gli archeologi estrassero una lapide in marmo grigio che riportava il nome della località di Nazareth. La datazione della lapide è sicuramente non posteriore al III secolo a.C. Anche Messori ne parla nel suo "Ipotesi su Gesù" (pag. 190, nuova edizione). Questo ritrovamento pose fine al dibattito storiografico sull'esistenza di Nazaret, ma ovviamente Cascioli non ne è a conoscenza. Del resto sono passati solo quarantasei anni dal ritrovamento...
     
    Veniamo ora alle citazioni:
     
    1- Matteo 13,2. la citazione è falsa, il passo riportato non esiste. Tanto è vero che dopo è citato nuovamente un Matteo 13,1-2 che invece riporta il passo originale, ora come faccia un solo versetto a contenere due passi differenti per me resta un mistero. Forse la fede anticlericale e anticristiana può far convivere due passi, dei quali uno non esiste, in uno stesso versetto: ma non era la fede cristiana che faceva miracoli? Il passo citato con la falsa dicitura Matteo 13,2 è stato inventato d sana pianta, ho trovato solo le prime due fasi nello stesso capitolo che al verso 53 dice:" Quando Gesù ebbe terminato queste parabole se ne andò di là. Venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga in maniera che essi restavano stupiti e dicevano...". si tratta quindi di Matteo 13,53-58 che è molto diverso dal passo del Cascioli, nel passo reale non ci sn barche e nemmeno spiagge.
     
    2- Forse l'unica citazione corretta.
     
    3- Matteo 13,1-2. Siamo sicuri che Gesù si trovi a Nazareth? Sicuri che la sua casa fosse lì? Vediamo cosa ne dice lo stesso Matteo qualche capitolo prima:
     
    "...e lasciata Nazareth andò ad abitare a Cafarnao..." (Matteo 4,13).
     
    Quindi la casa di Gesù del Matteo 13,1-2 nn è più a Nazareth ma a Cafarnao, notoriamente la città di Gesù. Quando Gesù si reca a Nazareth lo dice sempre chiaramente come in Matteo 54 "venuto nella sua patria...".
     
    4-L'ultima citazione manca del doveroso riferimento al testo. L'unico passo somigliante è Marco 3,7 e successivi, il quale però è molto diverso da quello riportato. Con tutta probabilità si tratta di un passo inventato di sana pianta. Ad ogni modo il capitolo precedente specifica che:
     
    "Rientrato alcuni giorni dopo a Cafarnao..." (Marco 2,1)
     
    Dopo questo passo non sono segnalati altri spostamenti di Gesù, per cui la casa del passo di Cascioli anche in questo caso non è a Nazaret ma a Cafarnao che era situata sulle rive del lago di Tiberiade, rendendo il tutto molto coerente. Quindi nessuno mette miracolosamente delle barche a Nazaret, nè il Vangelo nè la fede, solo Cascioli. L'identificazione di Nazaret con Gamala è semplicemente assurda ed è chiaro che è solo funzionale (cioè creata ad hoc) per una identificazione ancora più assurda di Gesù con questo Giovanni di Gamala. Molto probabilmente quest'ultimo deve essere solo un personaggio che il Cascioli ha scelto a caso per poterlo presentare come improbabile modello per la figura di Gesù.
     
    Ecco un assaggio del metodo di Cascioli: inventarsi le fonti o applicare a Nazaret dei passi dove Gesù non è Nazaret. Veramente inconfutabile. Cascioli è solo l'ultimo dei tentativi di terrorismo psicologico dalla parte più estrema di questa cultura anticlericale e anticristiana che fa affidamento sull'ignoranza comune e sulla fiducia che gli sciocchi prenderanno per buone le conclusioni senza verificare le prove. Cercano così di intimorire i credenti, di obbligarli a dire che i Vangeli sono tutto un mito anche con minacce penali. Ormai il nostro paese vede emergere ogni giorno una serie di cialtroni, da Odifreddi a Cascioli, che si improvvisano storici senza che nessuno si permetta mai di contraddirli efficacemente e pubblicamente così che, col passare del tempo, questi signori diventano stimati "intellettuali" (tanto che già vengono accolti in Parlamento) mentre la vera scienza storica è messa ai margini. L'inconfutabile Cascioli ci denunci pure, noi non abbiamo paura.

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