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    December 30

    La neolingua

     

    Ho trovato un articolo di Aldo Maria Valli che spiega con chiarezza quella che Orwell chiamava la "neolingua", ovvero il potere della lingua che se finito nelle mani sbagliate può mettere a rischio la democrazia e l'idea stessa di libertà. Viviamo in un mondo dominato dalla neolingua, dove le parole sono dichiarate ininfluenti da quelli che hanno il potere di controllarle e di cambiarle (quando le reinventano a danno degli altri) e allo stesso tempo hanno l'ardire di presentarle come armi da depotenziare (se volte a ristabilirne il vero significato) indicando come anarchici coloro che contro ogni (loro) ragione si ostinano a chiamare le cose col loro nome.

    LA DITTATURA DELLE PAROLE

    di Aldo Maria Valli

     

     

    Nel mondo nuovo si viveva bene perché, al contrario di quanto accadeva nel mondo vecchio, le parole non erano proprio parole: erano più leggere e impalpabili, così che, quando si riferivano a qualcosa di spiacevole, non davano troppo fastidio, non facevano venire sensi di colpa e lasciavano tutti non solo tranquilli ma anche sicuri di essere bravi e coscienziosi. L`inizio del mondo nuovo lo si può far coincidere con una storia precisa. Fu quella volta che si dovette far morire una giovane che, in seguito a un incidente stradale, era costretta a letto, non parlava e non si muoveva, ma era certamente viva. Alcune suore (allora si chiamavano ancora così e non «donne rappresentanti di una confessione religiosa ammessa») la accudivano da anni, dandole da mangiare e da bere. Lo facevano per amore e quindi erano contente di farlo. Quella ragazza per loro non era un peso. Anzi, curandola e occupandosi di lei le suore si sentivano più vicine al loro Dio (più tardi correttamente detto «divinità al centro di culto ammesso»). Il problema però era un altro. Nel paese c`erano tante persone che, come quella ragazza, vivevano bloccate a letto, in quello stato che veniva detto «vegetativo» per paragonare quelle persone alle piante che non parlano. A parte il fatto che le piante non parlano ma si muovono e fanno tante altre cose come respirare e permettere a noi di respirare e quindi non si capisce perché la vita di una persona che non si muove venisse detta vegetativa (e infatti adesso si dice «non produttiva ai fini della convivenza sociale»), il problema era che la presenza di tante persone in quello stato era un peso per molte altre persone che, avendo la possibilità di parlare e di muoversi, avevano un sacco di cose da fare, per esempio andare a sciare o leggere un libro o andare al supermercato, e quindi non avevano né tempo né voglia di dedicarsi ai loro simili bloccati a letto. Così si decise che la vicenda di quella ragazza poteva funzionare bene per risolvere una volta per tutte la faccenda di quelli che erano in «stato vegetativo». Qualcuno quindi pensò: quella ragazza facciamola morire e non se ne parli più. Solo che non si poteva dire così, sarebbe suonato malissimo e qualcuno avrebbe potuto rimanerci male e sollevare la questione che quelle persone «vegetative» non erano piante ma pur sempre uomini e donne con una faccia, due occhi, un nome. Allora si inventarono nuove parole. E fu proprio allora che nacque il mondo nuovo. Un giudice aveva detto che la ragazza doveva morire di fame e di sete. Siccome lei non era capace di mangiare e bere da sola ma doveva essere aiutata, bastava non darle l`aiuto e il gioco era fatto. Ma scrivere su un foglio «Decidiamo che la ragazza Tal dei Tali dovrà morire di fame e di sete» non si poteva, e così fu scritto «Sospensione del trattamento vitale artificiale». Fu il primo, decisivo passo. Da lì in poi tutto risultò più facile e molto meno complicato. Il giudice stabilì che la ragazza non avrebbe più mangiato né bevuto, ma siccome gli infermieri che dovevano stare con la ragazza avrebbero potuto impressionarsi per questa cosa del non mangiare e del non bere, stabilì che il non mangiare e il non bere non sarebbe avvenuto di botto, ma un po` per volta, diciamo a tappe. Una morte un po` dilazionata nel tempo, giusto per consentire agli infermieri di non rimanerci troppo male, perché un ragno o uno scarafaggio lo puoi anche ammazzare di botto, con un bel colpo di scarpa, ma come si fa con una ragazza anche se «vegetativa»? Dunque il giudice scrisse sul foglio che il mangiare e il bere, anzi «l`alimentazione e l`idratazione artificiali», sarebbero stati sospesi gradualmente «al fine di consentire la familiarizzazione del personale assistenziale con le condizioni cliniche». Il bello del mondo nuovo, che nacque proprio lì, era questo trasferire tutto, le persone e le cose, in una dimensione lontana e irreale: Il «personale assistenziale» non è un infermiere con i baffi, né un`infermiera con la cuffietta: è qualcuno che non si sa bene chi sia, qualcuno che c`è e non c`è, che non ha un volto. E allo stesso modo volete mettere la leggerezza delle «condizioni cliniche» rispetto alla sofferenza provocata dal non mangiare e non bere? Sul foglio c`era scritto inoltre: «Si prevede la somministrazione di sostanze idonee a eliminare l`eventuale disagio utilizzando prodotti come saliva artificiale, spray di soluzione fisiologica e gel». E qui si capisce che il mondo nuovo era proprio agli inizi. Oggi come oggi nessuno parlerebbe più di «eventuale disagio». Fu davvero un`ingenuità. Se si teme che ci sia del disagio vuol dire che non si è poi così sicuri che la persona "vegetativa" da ammazzare non senta niente. Infatti oggi nessuno più sarebbe così stupido da parlare di «eventuale disagio». Ma allora il mondo nuovo muoveva i primi passi e bisogna capire che non tutto era proprio a posto. In compenso l`avvicinarsi della morte della persona, circondata da tutto quel personale assistenziale, fu definita «accompagnamento decoroso», e qui ci fu un bel progresso rispetto al mondo vecchio, quando ancora si parlava di agonia. Il mondo nuovo dunque nacque così, e l`aiuto decisivo per la sua nascita venne, come avrete capito, dalla lingua. La morte non si chiamò più morte ma «fine vita», l`aborto non più aborto ma «interruzione volontaria della gravidanza», la guerra non più guerra ma «soluzione attraverso l`idoneo uso di mezzi di contrasto», la scuola non più scuola ma «percorso formativo programmato» e così via, in modo da rendere tutto più bello (anzi, al fine di migliorare la qualità della vita). Nel mondo nuovo non ci fu più alcun bisogno della democrazia. Comandavano quelli che inventavano le parole. Nel momento stesso in cui tiravano fuori una nuova parola per sostituire una parola vecchia e inservibile, decidevano anche che cosa di doveva fare. Per esempio, quella volta che i genitori divennero i «relazionanti di primo grado» e i nonni i «relazionanti di secondo grado», la famiglia praticamente fu abolita e non ci fu neanche bisogno di un decreto. Molte altre sarebbero le cose da raccontare circa la nascita del mondo nuovo, ma per adesso può bastare.

    Europa 24 Dicembre 2008

    Tratto da: http://www.piuvoce.net/newsite/articolo_primopiano.php?id=855
    December 29

    Luzzatto e Padre Pio

     

    Recentemente Sergio Luzzatto ha riaperto il dibattito sul frate di Pietralcina col libro Padre Pio. Miracoli e politica nell'Italia del Novecento. Io non ho letto il libro, ma ho seguito le svariate interviste lasciate dall'autore. Particolarmente memorabili i due speciali di Lerner e di Augias in cui Luzzatto si distinse per arroganza e dissimulata faziosità. Gli articoli che sto per presentare confermano queste mie impressioni, in particolare l'ossessione di Luzzatto per il clerico-fascismo che con lui cessa di essere una categoria storica per diventare una sorta di forma magico-sacrale per spiegare tutto quello che lui non capisce o non conosce. Veramente curiosa la spiegazione che ha dato dello "scarso" successo di Natuzza Evolo rispetto a Padre Pio dovuto, ovviamente, al clerico-fascismo che avrebbie sostenuto il secondo. In realtà per spiegare la differenza fra i due personaggi non c'è bisogno di scomodare il fascismo. E' chiaro, infatti, che la differenza fra i due sta nella vita della prima e nella morte del secondo. La Chiesa non canonizza i vivi, e di solito è la canonizzazione che confersice visibilità internazionale (anche se c'è già una certa fama). Con questi due articoli non voglio entrare nello specifico del caso Padre Pio, a cui dedicheremo interventi specifici, ma solo offrire uno spunto di riflessione critica contro la nuova moda di taluni storici di dichiararsi, o considerarsi, praticamente inconfutabili e il vecchio vizio di presentare come scoperto il già noto.

     

    Padre Pio, la sfida dei documenti

    di Vittorio Messori

     

    Sottoposto ad esame da «semplici» (ma agguerriti) cronisti, il professore non supera la prova e viene invitato a ripresentarsi con maggiore umiltà e preparazione, nonché con oggettività da studioso vero e non di parte. Questa sembrerebbe la conclusione - solo per ora, s' intende, il confronto continuerà - da trarre dopo la lettura di Padre Pio. L'ultimo sospetto, sottotitolo La verità sul frate delle stimmate (Piemme, pp. 240, 14,90). Gli autori sono Andrea Tornielli, vaticanista de il Giornale e Saverio Gaeta, caporedattore di Famiglia Cristiana: due «devoti», come li chiama ironicamente il loro antagonista, ma che, al di là delle convinzioni personali, intendono restare sempre e solo sul suo stesso terreno. Quello, cioè, dei fatti documentati. E, proprio qui, i due danno un giudizio severo del lavoro di Sergio Luzzatto, quel Padre Pio. Miracoli e politica nell' Italia del Novecento (Einaudi, pp.VIII-419, 24) che lo scorso autunno ha sconcertato il mondo, sterminato e interclassista, dei devoti di padre Pio. Nonostante le dichiarazioni dell' autore di non aver voluto accanirsi su un Santo tanto venerato, i «titoletti sarcastici all' interno dei capitoli», dicono Gaeta e Tornielli, rivelano le sue vere intenzioni: «Padre Pio viene definito "il piccolo chimico", "un mistico da clinica psichiatrica", "il cappuccino volante", "il santo dei delatori", un "portatore di stigmate littorie" e in altri modi altrettanto beffardi». Sin qui siamo, comunque, all' interno di una pur sempre rispettabile libertà di ricerca e di giudizio; ma non sarebbero da rispettare, bensì da denunciare come grave colpa in un cattedratico universitario, metodi che vengono giudicati inaccettabili. Innanzitutto, ciò che additano i due giornalisti (in realtà, ciascuno con libri di storia alle spalle) è la supponenza di Luzzatto che, sin dalla copertina del suo saggio, dice cose molto impegnative: «Credevamo di sapere già tutto su padre Pio. E invece non sapevamo quasi niente. Prima di questa ricerca la figura del cappuccino con le stigmate era vincolata soltanto alla fede degli uni, alla incredulità degli altri». Dopo la premessa, l' annuncio di liberazione: «Adesso, grazie al monumentale scavo archivistico su cui si basa questo libro, padre Pio viene finalmente consegnato alla storia del ventesimo secolo». Insomma: prima del professore, spazzatura devozionale o sensazionalismo giornalistico, ma ben poche tracce di serie indagini da professionista. Ma ora, finalmente, «le carte dell' archivio dell' ex-Sant' Uffizio vengono utilizzate per la prima volta». Questo, denunciano Gaeta-Tornielli, è millantato credito: innanzitutto perché quelle carte, nessuna esclusa, sono state esaminate, vagliate, discusse per i processi, prima di beatificazione e poi di canonizzazione. Ma c' è di più: i due giornalisti, muniti di una semplice lettera di presentazione, hanno potuto accedere agli stessi archivi, presentati come inaccessibili e violati per la prima volta. Tanto che il postulatore della causa di padre Pio, commentando il libro di Luzzatto ha detto, sorpreso più ancora che seccato: «Tutto quello che è stato spacciato come inedito o come rivelazione era già abbondantemente conosciuto e ampiamente chiarito durante il processo. In caso contrario, padre Pio non avrebbe mai potuto essere elevato agli altari». Da qui, l' accusa maggiore che Gaeta e Tornielli rivolgono allo storico, al di là di imprecisioni e sviste che pure, dicono, abbondano. «Luzzatto ha lavorato come chi - dopo la determinazione dell' innocenza di un indagato da parte della Cassazione - ripescasse gli indizi raccolti nel processo di primo grado per cercare di processare di nuovo il prosciolto». Lo storico, dunque, sembra voler ripartire da capo: ignora il lavoro di decenni da parte di commissioni mediche, di periti vari, di storici, ritorna indietro e si ferma ai primi sospetti, presentandoli come gravi capi di imputazione, incurante delle successive spiegazioni. Tra i punti disputati, centrale resta ovviamente quello della origine delle stimmate: segno soprannaturale? Somatismo isterico? Truffa preordinata e continuata per ben mezzo secolo? All' uscita del libro di Luzzatto i giornali hanno dato risalto, com' è ovvio, all' ombra inquietante di un padre Pio «piccolo chimico» (come lo chiama lo storico), in un convento dove circolavano «bottigliette e bottiglioni di acido fenico» e «pacchetti di polvere di veratrina». I devoti sono restati sconcertati, pensando a un clamoroso smascheramento, mentre invece Gaeta e Tornielli - dossier alla mano - non sembrano avere difficoltà a ricostruire come sarebbero andate davvero le cose. Una ricostruzione che ha convinto le severe commissioni del processo di beatificazione, le quali avevano a disposizione non solo i documenti utilizzati da Luzzatto, ma anche altri da lui omessi in quanto non rientravano nella sua linea interpretativa. Linea della quale fa certamente parte - come indica lo stesso sottotitolo del libro -una speciale attenzione alla politica. Luzzatto, dicono i suoi due contraddittori- come molti suoi colleghi - ha assorbito l' ideologia prevalente sino a poco fa: tutto, dunque, è da lui ridotto a categorie politiche, economiche, sociali. Lo sforzo di presentare padre Pio come un' icona del clerico-fascismo porterebbe a una deformazione della sua figura per la quale, invece, assolutamente prioritaria è quella dimensione sinceramente religiosa che qui verrebbe svilita. Al proposito, è davvero sorprendente quanto Gaeta e Tornielli denunciano circa la manipolazione dei sanguinosi moti di piazza avvenuti nel 1920 a San Giovanni Rotondo. Alla fine della loro arringa, Gaeta e Tornielli lanciano una sorta di sfida: «Ci siamo proposti di fare chiarezza, esaminando tutte le obiezioni contro la santità di Padre Pio. Alla prova dei fatti, nessuna ha resistito». La parola, ora, spetta di nuovo a Sergio Luzzatto. Dopo novant' anni di polemiche la bagarre sul «frate con le stimmate» non ha alcuna intenzione di placarsi. Cosa scontata, del resto, per chi, dai suoi devoti, è stato considerato una sorta di misterioso alter Christus.

    2 marzo 2008 :: Corriere della Sera

    Tratto da: http://www.et-et.it/articoli/2008/2008_03_02.html

     

    L'articolo di Tornielli lo trovate qui:

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=245353

     

    December 21

    Il Natale e la metodologia storica


    Probabilmente anche l’uomo della strada sa che quella del 25 Dicembre è una data convenzionale. In un periodo imprecisato nacque la festa del Natale che la Chiesa decise, non a caso, di porre nello stesso giorno del Sol invictus. Perché proprio in coincidenza di una festa pagana? Il motivo è presto detto. Era una festa pagana che ancora sopravviveva e, secondo l’antico detto anglosassone “La lancia sul tuo petto acquistala, se non vuoi ricevere il colpo”, si decise di farla propria. Ecco un’altra prova della natura paganeggiante del Cristianesimo o, almeno, della sua progressiva paganizzazione per opera della Tradizione (temi rispettivamente cari a due precise tendenze storiografiche).

     
    Non fa una grinza, non è vero? Eppure questo modo di fare, e ce ne scusiamo col lettore, non ha nulla a che vedere con la disciplina storica. Questa del Natale festa convenzionale è una convinzione molto radicata, ma su cosa si basa? Essenzialmente su una coincidenza di date. Un dato, questo, che al massimo potrebbe fornire una (scarsa) materia per un’ipotesi; non per una certezza affermata senza la più piccola ombra di dubbio. Riportiamo qui un articolo di Vittorio Messori sulle ultime scoperte fatte in materia:

    Gesù nacque davvero quel 25 dicembre

    di Vittorio Messori

    [Dal "Corriere della Sera", 09 luglio 2003]

    Il Ferragosto non è così lontano ed io devo fare ammenda. Succede, infatti, che in un momento di malumore - e proprio su questo giornale - abbia auspicato che la Chiesa si decida a una modifica del calendario: spostare al 15 di agosto quel che celebra il 25 di dicembre. Un Natale nel deserto estivo, argomentavo, ci libererebbe dalle insopportabili luminarie, dalle stucchevoli slitte con renne e babbinatali, persino dall’obbligo degli auguri e dei regali. Quando tutti sono via, quando le città sono vuote, a chi - e dove - mandare cartoline e consegnare pacchi con nastri e fiocchetti? Non sono i vescovi stessi a tuonare contro quella sorta di orgia consumistica cui sono ridotti i nostri Natali? E allora, spiazziamo i commercianti, spostiamo tutto a Ferragosto. La cosa, osservavo, non sembra impossibile: in effetti, non fu la necessità storica, fu la Chiesa a scegliere il 25 dicembre per contrastare e sostituire le feste pagane nei giorni del solstizio d’inverno. La nascita del Cristo al posto della rinascita del Sol invictus.

    All’inizio, dunque, ci fu una decisione pastorale che può essere mutata, variando le necessità. Una provocazione, ovviamente, che si basava però su ciò che è (o, meglio, era) pacificamente ammesso da tutti gli studiosi: la collocazione liturgica del Natale è una scelta arbitraria, senza collegamento con la data della nascita di Gesù, che nessuno sarebbe in grado di determinare. Ebbene, pare proprio che gli esperti si siano sbagliati; e io, ovviamente, con loro. In realtà oggi, anche grazie ai documenti di Qumran, potremmo essere in grado di stabilirlo con precisione: Gesù è nato proprio un 25 dicembre. Una scoperta straordinaria sul serio e che non può essere sospettata di fini apologetici cristiani, visto che la dobbiamo a un docente, ebreo, della Università di Gerusalemme. Vediamo di capire il meccanismo, che è complesso ma affascinante. Se Gesù è nato un 25 dicembre, il concepimento verginale è avvenuto, ovviamente, 9 mesi prima. E, in effetti, i calendari cristiani pongono al 25 marzo l’annunciazione a Maria dell’angelo Gabriele. Ma sappiamo dallo stesso Vangelo di Luca che giusto sei mesi prima era stato concepito da Elisabetta il precursore, Giovanni, che sarà detto il Battista. La Chiesa cattolica non ha una festa liturgica per quel concepimento, mentre le antiche Chiese d’Oriente lo celebrano solennemente tra il 23 e il 25 settembre. E, cioè, sei mesi prima dell’Annunciazione a Maria.

    Una successione di date logica ma basata su tradizioni inverificabili, non su eventi localizzabili nel tempo. Così credevano tutti, fino a tempi recentissimi. In realtà, sembra proprio che non sia così. In effetti, è giusto dal concepimento di Giovanni che dobbiamo partire. Il Vangelo di Luca si apre con la storia dell’anziana coppia, Zaccaria ed Elisabetta, ormai rassegnata alla sterilità, una delle peggiori disgrazie in Israele. Zaccaria apparteneva alla casta sacerdotale e, un giorno che era di servizio nel tempio di Gerusalemme, ebbe la visione di Gabriele (lo stesso angelo che sei mesi dopo si presenterà a Maria, a Nazareth) che gli annunciava che, malgrado l’età avanzata, lui e la moglie avrebbero avuto un figlio. Dovevano chiamarlo Giovanni e sarebbe stato "grande davanti al Signore". Luca ha cura di precisare che Zaccaria apparteneva alla classe sacerdotale di Abia e che quando ebbe l’apparizione "officiava nel turno della sua classe". In effetti, coloro che nell’antico Israele appartenevano alla casta sacerdotale erano divisi in 24 classi che, avvicendandosi in ordine immutabile, dovevano prestare servizio liturgico al tempio per una settimana, due volte l’anno. Sapevamo che la classe di Zaccaria, quella di Abia, era l’ottava, nell’elenco ufficiale. Ma quando cadevano i suoi turni di servizio? Nessuno lo sapeva. Ebbene, utilizzando anche ricerche svolte da altri specialisti e lavorando, soprattutto, su testi rinvenuti nella biblioteca essena di Qumran, ecco che l’enigma è stato violato dal professor Shemarjahu Talmon che, come si diceva, insegna alla Università ebraica di Gerusalemme. Lo studioso, cioè, è riuscito a precisare in che ordine cronologico si susseguivano le 24 classi sacerdotali. Quella di Abia prestava servizio liturgico al tempio due volte l’anno, come le altre, e una di quelle volte era nell’ultima settimana di settembre.

    Dunque, era verosimile la tradizione dei cristiani orientali che pone tra il 23 e il 25 settembre l’annuncio a Zaccaria. Ma questa verosimiglianza si è avvicinata alla certezza perché, stimolati dalla scoperta del professor Talmon, gli studiosi hanno ricostruito la "filiera" di quella tradizione, giungendo alla conclusione che essa proveniva direttamente dalla Chiesa primitiva, giudeo-cristiana, di Gerusalemme. Una memoria antichissima quanto tenacissima, quella delle Chiese d’Oriente, come confermato in molti altri casi. Ecco, dunque, che ciò che sembrava mitico assume, improvvisamente, nuova verosimiglianza. Una catena di eventi che si estende su 15 mesi: in settembre l’annuncio a Zaccaria e il giorno dopo il concepimento di Giovanni; in marzo, sei mesi dopo, l’annuncio a Maria; in giugno, tre mesi dopo, la nascita di Giovanni; sei mesi dopo, la nascita di Gesù. Con quest’ultimo evento arriviamo giusto al 25 dicembre. Giorno che, dunque, non fu fissato a caso. Ma sì, pare proprio che il Natale a Ferragosto sia improponibile. Ne farò, dunque, ammenda ma, più che umiliato, piuttosto emozionato: dopo tanti secoli di ricerca accanita i Vangeli non cessano di riservare sorprese. Dettagli apparentemente inutili (che c’importava che Zaccaria appartenesse alla classe sacerdotale di Abia? Nessun esegeta vi prestava attenzione) mostrano all’improvviso la loro ragion d’essere, il loro carattere di segni di una verità nascosta ma precisa. Malgrado tutto, l’avventura cristiana continua.


    Tratto da:   http://www.et-et.it/articoli/2003/2003_07_09.html


    La Storia, lo insegnava anche Bloch, è una scienza in continuo movimento e perfezionamento. Quando mancano i dati, si possono solo fare ipotesi e aspettare speranzosi il rinvenimento di nuovi documenti. Supposizioni come quelle che abbiamo visto sul Natale non dovrebbero mai essere presentate come oggettive verità storiche. Nel caso specifico bisogna anche tenere presente che in un mondo “multireligioso” come quello pagano deve essere difficile trovare un giorno (o un periodo) che non sia già dedicato a una festa o a un evento pagano. La diffusissima numerologia medievale (basti pensare a quella della Divina Commedia) ci insegna come con le coincidenze e combinazioni fra numeri sia possibile raggiungere qualsiasi risultato. Ma, soprattutto, ipotesi di questo tipo non dovrebbero essere presentate come verità a oltranza; anche quando nuove scoperte sul calendario ebraico permettono di meglio analizzare le tracce lasciate dalle narrazioni evangeliche e formulare ipotesi che invece hanno delle basi documentarie. Altre informazioni si trovano qui:

    http://www.elledici.org/liturgia/natale/gesu_natale.php

    December 05

    Disinformazione anticlericale

     

    In questi giorni abbiamo visto in atto una mirabile campagna diffamatoria, un gioiello della disinformazione anticlericale. Basta fare un piccolo passo falso, una piccola sfida contro le vuote ideologie post-positiviste di Ue e Onu e subito il putiferio. E’ stato proposta la depenalizzazione universale dell’omosessualità. Benissimo. Così ogni stato aderente dovrebbe, almeno in teoria, adattare in questo senso la sua legislazione. Ma come si fa a depenalizzare una cosa che non costituisce reato in nessun paese europeo? Mistero. Forse sarebbe il caso di rivolgersi ai paesi che effettivamente combattono l’omosessualità come reato: cosa c’entrano gli altri? In realtà si tratta solo dell’ennesimo tentativo da parte di Ue e Onu di imporre a tutti i paesi una politica zapateriana con la minaccia di scatenare contro i ribelli violentissime campagne denigratorie. Non permettere i matrimoni gay sarà presto considerata una discriminazione omofoba, e queste misure servono proprio per creare queste pressioni. Il Vaticano, inoltre, non ha rifiutato la proposta in sé. Ha solo chiesto che venisse specificato l’unicità del matrimonio eterosessuale o che comunque la mozione non avrebbe riguardato in alcun modo la questione dei matrimoni gay lasciando libertà di coscienza per ogni stato. Tutto qui. E ovviamente è scattata la trappola. E allora via i titoli trionfalistici che riportano come dichiarazioni dirette cose del tipo “Il Vaticano: l’omosessualità resti reato” e “Il Vaticano vuole la forca per i gay”. Ovviamente tutte frasi mai dette. E tutto questo mentre dichiarazione vaticane dell’Ansa cercavano, invano, di spiegare il motivo del rifiuto. Ma nulla da fare. Altrimenti non sarebbe una trappola. Il fondamentalismo anticlericale comincia ad assumere caratteristiche simili a quello islamico, come per esempio l’ipersensibilità. Nei paesi dove gli omosessuali vengono perseguitati, in realtà, lo sono anche i cristiani. Ma dei cristiani non importa niente a nessuno. A stento se ne parla, eppure sono anche di più delle vittime omosessuali. Chissà perché, però, nessuno propone la depenalizzazione del cristianesimo. Forse, perché, allora bisognerebbe prendersela non solo col Bangladesh ma anche con i colossi di Cina (la patria dell’anticlericalismo fanatico, per questo membro permanente dell’Onu e partner commerciale dell’Ue) e India. O forse perché preparano la penalizzazione del cattolicesimo se questo non si sottometterà all’urlo “Viva Zapatero”.

     

    Anche Ferrara ha ben colto la vera sostanza della questione, in quest’articolo:

     

    Ferrara: Onu e Ue nemici del Vaticano

     

    Per la chiesa cattolica, l’Onu e il Parlamento europeo sono terre infide, e vedremo tra breve perché. L’ultimo agguato onusiano è scattato sulla questione della cura dei disabili e della promozione di un loro status di eguali in terra, tema carissimo alle chiese e missioni di tutto il mondo, infaticabili nella difesa dei diritti dei deboli. Con diabolica astuzia, mentre concordavano con gli uomini del Papa un documento di promozione della dignità dei disabili, i burocrati ideologizzati delle Nazioni Unite inserivano nel testo un paio di articoli sui “diritti riproduttivi” e sui “servizi per la salute sessuale” che suonano pro abortisti. Paradosso bestiale: l’Onu promuove la dignità dei disabili e insieme la pratica di pianificazione familiare che incentiva l’aborto seriale eugenetico di bambini con imperfezioni e disabilità varie. Il Vaticano non ha firmato, i giornali hanno scritto che il Vaticano è contro i disabili.
    Era accaduto lo stesso per gli omosessuali, due giorni prima. La burocrazia degli sherpa europei, nata e allevata nel Parlamento e nella commissione di Bruxelles, aveva steso un manifesto contro la criminalizzazione dei gay per conto della presidenza pro tempore francese. Lo aveva scritto in modo tale da obbligare il Vaticano a dissociarsi, scatenando una gigantesca campagna mediatica mondiale contro l’omofobia oscurantista di Ratzinger. La chiesa non ha alcuna indulgenza verso la vergogna disumana della persecuzione degli omosessuali nel mondo, ma non accetta che attraverso il linguaggio radicale dei diritti eguali si introducano le idee guida che possono portare al matrimonio omosessuale o all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

     

    Segue qui: http://blog.panorama.it/opinioni/2008/12/05/ferrara-onu-e-ue-nemici-del-vaticano/

    Superstizione e reliquie

     

    Da sempre la Cristianità ha fatto uso delle reliquie, soprattutto dei santi, attribuendo ad esse poteri taumaturgici. È noto che i pellegrini che si recavano sulla tomba di Pietro a Roma facevano calare dei “panni” perché entrassero in contatto col corpo del santo apostolo. Questo facevano non tanto per “ricordino” (che pure sarebbe disprezzabile per molti), ma appunto perché credevano che il contatto col santo rendesse quei miseri pezzi di stoffa delle reliquie alle quali venivano trasmesse le stesse virtù. “Superstizione! Paganesimo! Ecco un altro rito magico\pagano cristianizzato dalla Tradizione cattolica!” grideranno emeriti dottori protestanti preoccupatissimi di tutto ciò che possa mettersi fra l’uomo e Dio. E in effetti la lotta contro la superstizione delle reliquie, insieme a quella delle indulgenze, fu giustamente uno dei cavalli da battaglia della Riforma protestante. Come accettare una cosa del genere per un Cristianesimo così puro e spirituale? Per una dottrina così basata sulla sola scriptura? Come non trovare somiglianze con qualche rito pagano? Che fine farà il Cristianesimo se si accetta di credere che possano avvenire prodigi anche solo tramite oggetti messi in contatto con un presunto santo (vivo o morto)?
    Infatti la Scrittura parla chiaro in proposito. Leggiamo:

    “Dio intanto operava prodigi non comuni per opera di Paolo, al punto che si mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano” (Atti 19, 11)

    Quindi, secondo quello che è verosimilmente un modo di pensare ancora comune nel mondo protestante, anche i Vangeli finiscono per essere, come la tanto diffamata Tradizione, un coacervo di cose pagane colorate con un po’ di Cristianesimo per accontentare tutti. Perfino l’evangelista Luca, che non stigmatizza questi riti superstiziosi, e lo stesso san Paolo, che evidentemente vi si presta, possono così apparire, nell’ottica protestante, come i cattolici: ovvero come dei mezzi-pagani. Se però anche il Vangelo diventa superstizioso e magico, allora questa ossessione protestante di vedere paganesimo e male dappertutto (dalle indulgenze alle reliquie, dalla Madonna e perfino all’arte sacra) non sarà, forse, sintomo di una certa durezza e rigidità prossima alla bigotteria? E se è vero, com’è vero, che questa è una conseguenza di quella sola scriptura (che poi altro non è che l’estremizzazione di alcuni passi per il totale oblio di altri, e si potrebbero fare molti esempi) allora non sarà, forse, questa un utopico inganno?

    Riguardo il disprezzo per reliquie e "ricordini" - che unisce cultura laica e cultura protestante - è simpatico il paradosso di Frossard, riportato in Ipotesi su Maria a pagina 68:

    Si parlava del disprezzo di certi intellettuali per il mondo della religiosità popolare; e, in particolare, per ciò che ha contrassegnato – e, almeno in parte, tuttora contrassegna – la devozione mariana, l’ambiente dei santuari e dei relativi pellegrinaggi.

    Mi disse, dunque, il vecchio André, ammiccando con i suoi occhi ironici e accendendosi l’ennesima sigaretta, dopo averla infilata su un bocchino, con una sorta di rito che conoscevo bene («Solo un ordine esplicito del Papa potrebbe indurlo a smettere di fumare...», sospirava la moglie): «L’Aldilà, creda a me, sarà una bella sorpresa per i sapienti sofisticati. Non solo scopriranno che un Altro Mondo esiste davvero, ma si troveranno a essere bersaglio della benevola quanto splendida ironia del Dio cristiano. Credo proprio, infatti, che quegli schizzinosi signori troveranno nel loro paradiso tutto ciò che in vita li aveva fatti inorridire: le bottiglie in plastica a forma di Madonna, le bocce con il santuario e la neve quando si scuotono, le immagini di Maria e dei santi popolani da attaccare al cruscotto dell’automobile, i quadretti e le immaginette kitsch. E il bello sarà che tutto quel bazar gli piacerà moltissimo, perché Dio gli avrà ridato quell’infanzia spirituale e intellettuale che avevano perduta e tanto disprezzata. Vivranno felici per sempre, beandosi fra quella paccottiglia da bancarella di santuario».



    December 04

    Le cellule staminali e gli scientisti (un pò positivisti)


    Nel messianico entusiamo generale pochi, forse, hanno posto attenzione al fatto che Obama è arrivato addirittura a vaneggiare aborti liberi per tutti, anche minorenni. E soprattutto la libertà di abortire fino al nono mese e senza la necessità di nessuna motivazione "valida". Il senatore Obama aveva, fra le altre cose, anche sostenuto il dovere per i medici di lasciare morire i bambini sopravvisuti a pratiche abortive (come fece anche Livia Turco, a suo tempo definendola una cosa "mostruosa"). Insomma, non ce n'è per nessuno. Non conta nato o non nato, conta il volere degli adulti che è anche quello dei più forti, per puro caso si intende. Una volta emessa la sentenza non si scappa, anche se sei già nato (e poi dicono che non è paragonabile alla pena di morte...). E quando le cose non si mettono bene per i non nati, è lecito aspettarsi guai anche per i nati (ovvero per tutti noi).
    Ovviamente, quindi, non poteva mancare anche la crociata antiembrioni visto che il neoeletto Presidente ha annunciato lo smantellamento delle leggi che vietano gli espermienti umani e che tutelano ogni essere umano dalla riduzione a cavia da laboratorio e a cava di organi. Per l'occasione, abbiamo pensato di riportare questo intervento di Giorgio Israel:

    Neanche la scienza convince gli scientisti a smetterla di accanirsi contro l'embrione

    All'indomani dell'esito del referendum sulla legge 40 per la procreazione assistita scrissi sul Foglio un articolo il cui titolo era "Lettera ai nuovi bigotti" e la cui tesi era che se è "bigotto" chi aderisce a un complesso di princìpi preconcetti in modo cieco, senza ammettere neppure in linea di principio la possibilità di un loro ripensamento critico, e se è "clericale" chi si trincera entro una corporazione che difende con tutti i mezzi il "bigottismo", allora pochi hanno titolo a essere definiti "bigotti-clericali" come gli scientisti, ovvero coloro che restringono il dominio della razionalità alla gestione tecnologica dell'esistente. A distanza di due anni, non poteva darsi una conferma più clamorosa di quella tesi.
    Era da attendersi un'ondata di giubilo di fronte alla notizia che un'equipe dell'università giapponese di Kyoto diretta da Shinya Yamanaka ha scoperto il modo di trasformare cellule staminali umane adulte in modo da presentare le stesse proprietà di quelle embrionali. A ben vedere si è trattato di un successo lungo la via indicata dal rapporto del 2001 della Commissione Dulbecco, voluta dall'allora ministro della Sanità Umberto Veronesi. Niente da fare. Pare che questa notizia sia anzi dispiaciuta ai maniaci dell'embrione, che infatti hanno ripreso a lanciare i loro anatemi contro gli "oscurantisti", come Ernesto Galli Della Loggia che si era permesso di invitarli a mostrare indipendenza intellettuale e a salutare con favore la nuova prospettiva. C'è stato persino chi ha avvertito il Comitato di Bioetica di non approfittarsene per emettere sentenze contro la manipolazione dell'embrione. A Pierluigi Battista, che si stupiva di tanto accanimento contro gli embrioni, ha risposto la segretaria radicale Rita Bernardini con un fuoco d'artificio di denunce della "caccia alle streghe", della lotta contro l'illuminismo, condite di richiami a Galileo - di passaggio, questi ossessivi richiami a Galileo cominciano a insospettire: non sarà che qualcuno crede che Galileo sia stato il direttore di un laboratorio di genetica? - per finire con una bizzarra accusa di ipocrisia agli "oscurantisti", cui si spiega in modo sussiegoso che senza manipolare l'embrione non si sarebbe arrivati a questi risultati. A quanto pare Bernardini ha lavorato con l'equipe del professor Yamanaka.
    Resta il fatto che le domande di Galli Della Loggia e di Battista sono rimaste inevase: perché tanto accanimento e perché non cogliere l'occasione di una tregua con chi ha delle remore morali nei confronti della manipolazione degli embrioni? Perché mantenere acceso lo scontro a tutti i costi? E perché tanto accanimento sull'embrione? Ma, in fin dei conti, la risposta è semplice, ed è quella di due anni fa. La sostanza di questo "dalli all'embrione" è ideologica. Due anni fa ci si stracciava le vesti accusando i nemici della manipolazione dell'embrione di volere la morte di Luca Coscioni, come se la sua vita dipendesse dall'esito del referendum in Italia. La verità è che l'embrione non c'entra nulla e, al limite, non c'entra nulla neppure la scienza. Si tratta soltanto di simboli o pretesti di una battaglia volta ad affermare i princìpi di un'ideologia laicista, antireligiosa e scientista, la cui vera sostanza è rappresentata dalla dilagante letteratura sulla contrapposizione tra scienza e fede o dalle intemerate esagitate di personaggi che hanno molta voglia di litigare e nessuna di ragionare. Dovrebbero almeno avere la decenza di non mascherare malamente il loro bigottismo con vacue e trombonesche tirate sulla razionalità scientifica.
    (Tempi, 13 dicembre 2007)

    Tratto da: http://gisrael.blogspot.com/2007/12/neanche-la-scienza-convince-gli.html