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January 31 La nuova eugeneticaI feti, i bambini appena nati e i disabili sono non-persone, meno coscienti e razionali di certi animali non umani. E’ legittimo ucciderli Chi potrebbe mai dire una cosa del genere? Un pazzo. Un fanatico. E invece no. Si tratta di Peter Singer, personaggio così descritto dal sito Filosofico.net: è uno dei pensatori contemporanei più importanti nel campo dell’etica, definito “ il più influente filosofo vivente” con le sue tesi, sempre polemiche e al centro di dibattiti, ha incrinato le certezze morali dell’uomo occidentale e messo pericolosamente in crisi la “ vecchia etica”. E in effetti le cose stanno proprio così, lo vedremo. Come vedremo anche in cosa consista questa nuova “etica”. Pare anche che abbia curato le più importanti voci di Etica dell’Enciclopedia Britannica. Quella che segue è una presentazione di Wesley J. Smith apparsa sul Foglio: Parla Peter Singer, guru dell’aborto eugenetico e dell’infanticidio Nel 1999 con il titolo “Quando è giusto uccidere un infante”, il New York Times pubblicò un estratto del libro di Singer Etica pratica , base del suo insegnamento a Princeton, in cui si sostiene che l’eutanasia può essere applicata anche a un neonato emofiliaco. E’ vero che il neonato emofiliaco potrebbe vivere “in positivo equilibrio tra la felicità e l’infelicità” e quindi ci si potrebbe opporre all’eutanasia. Ma se la sua morte inducesse i genitori ad avere un altro figlio “con migliori prospettive di felicità maggiore per tutti”, l’opposizione dovrebbe cadere. “Da un punto di vista complessivo - afferma Peter Singer - uccidere il neonato emofiliaco non è l’equivalente morale di uccidere una persona. La perdita di una vita felice da parte del primo bambino è superata dal guadagno di una vita più felice da parte del secondo. Di conseguenza, se uccidere il bambino emofiliaco non ha conseguenze negative per altri, da un punto di vista complessivo, sarebbe giusto ucciderlo”. […] Ma sarebbe un errore fatale liquidarlo come un uomo folle, i suoi scritti sono usati nei corsi universitari in Italia, è tradotto da Einaudi, viene invitato al Festival della filosofia di Mantova, il premier spagnolo Zapatero si è avvalso della sua consulenza sul Progetto Grande Scimmia. Inoltre Singer si porta benissimo in alta società con la sua “etica sociale che determina quali vite umane abbiano un valore e quali non ne abbiano”. […] Singer ha formulato teorie che con gli anni sono diventate casi da manuale, dal Protocollo di Groningen sulla “morte bambina” alle raccomandazioni del Royal College sull’eutanasia dei neonati handicappati fino al parere del Nuffield Council on Bioethics, secondo il quale ai medici del Regno Unito dovrebbe essere imposto l’obbligo di staccare la spina ai bambini nati prima delle 22 settimane di gestazione. Singer ha anche curato le più importanti voci di Etica dell’Enciclopedia Britannica. […] Il bioeticista Arthur Caplan scrive su Time che “è facile demonizzare Singer, ma è un uomo la cui risonanza merita considerazione da tutti”. per questo il Foglio ha deciso di intervistarlo. Singer ha scritto che “nei prossimi 35 anni, la visione tradizionale della santità della vita umana collasserà sotto la pressione dei progressi scientifici, demografici e tecnologici. Potrebbe accadere che solo dei superstiti, un gruppo di irriducibili fondamentalisti ignoranti difenderà l’idea che ogni vita umana, dal concepimento alla morte, sia sacrosanta”
Ora presentiamo alcuni frammenti di questa intervista. È lunga ma vale la pena di leggerla per capire qual è il mondo che stiamo costruendo.: Lei ha sostenuto la necessità di porre fine all’esistenza di bambini handicappati e con una prognosi severa. Con la mia collega, Helga Kuhse, abbiamo iniziato a pensare a questo dopo aver fondato il Centre for Human Bioethics alla Monash University di Melbourne. Ci interessavano i medici sul trattamento dei bambini con spina bifida. Questa condizione è meno diffusa oggi, perché le donne assumono l’acido folico in gravidanza e perché la maggior parte dei bambini con questa malattia vengono abortiti in utero. La ragione del lasciarli morire era la miserevole vita che avrebbero condotto e la cura dei bambini che sarebbe diventata un peso per i genitori. Ma molti di loro non morivano rapidamente, alcuni vivevano per mesi, altri non morivano affatto. Non era una politica desiderabile. La decisione morale era se un bambino handicappato dovesse vivere o morire. Una volta presa la decisione, la morte del bambino, abbiamo pensato che dovesse avvenire in modo umano. La decisione se il bambino debba morire o no deve essere presa sulla dettagliata conoscenza della sua condizione, sulla situazione della famiglia e sulla e sulla possibilità di rifiuto dei genitori. Una questione è se il bambino appena nato abbia lo stesso diritto alla vita di un adulto. Io non lo penso. Gli infanti possono provare dolore e devono essere protetti dalla sofferenza, ma non hanno consapevolezza e non sanno concepirsi nel tempo, nel futuro. Un altro elemento è il legame fra la madre e il figlio. Esiste, anche prima della nascita, ma non è così forte come quello che si forma le settimane successive alla nascita. Quindi se le prospettive del bambino sono povere, sarà più facile per i genitori distaccarsi dal bambino appena è possibile. Al quotidiano inglese Independent lei ha detto che ammette l’eliminazione di un bambino disabile se “è nei suoi interessi e della famiglia”. Se il bambino ha una condizione incompatibile con un anno o più di vita, ma sarà accompagnata da sofferenza in quel periodo, l’eutanasia è nell’interesse del bambino. E deve essere eseguita. Anche se il bambino potrà avere una vita senza eccessiva sofferenza, come nel caso della sindrome di Down, ma i genitori pensano che sia un peso eccessivo per loro e vogliono averne un altro, penso sia ragionevole considerare gli interessi del futuro bambino. I genitori possono a buon diritto dolersi che sia nato loro un bambino malformato. In questo caso l’effetto della morte del bambino sui genitori può essere una ragione per ucciderlo, piuttosto che contro. Se possiamo stabilire criteri per decidere a chi deve essere permesso di morire e chi deve essere invece curato, allora possiamo stabilire dei criteri per decidere chi dovrebbe essere ucciso. Il 9 aprile del 1982 a Bloomington, nell’Indiana, un bambino nacque con l’ostruzione dell’esofago, risolvibile con un’operazione di routine che gli avrebbe consentito di mangiare. Ma i genitori, quando videro che era affetto da sindrome di Down, si rifiutarono di farlo operare, su consiglio del medico Walter Owens. baby Doe morì sei giorni dopo. La Corte suprema dell’Indiana definì “medica” la decisione di lasciarlo morire. Perché fu un caso importante? Perché fu l’inizio del discorso sulla qualità della vita e sul diritto dei
genitori di rifiutare il trattamento medico. Non voleva che il bambino vivesse
e io approvai la loro decisione. La sua disabilità fu discriminante per il
diritto di rifiutare il trattamento. Qual è la sua posizione in merito al discorso sulla “qualità della vita”? Non tutti gli esseri umani hanno diritto alla vita soltanto perché sono esseri umani. io sono dalla parte dei sostenitori della “qualità della vita”. Il feto non ha autocoscienza e alcun senso della propria esistenza nel tempo. Non può sperare, non sa cosa sia il futuro. Per questo non ha diritto alla vita. Non penso che l’uccisione di un feto o di un bambino sia moralmente equivalente con l’uccisione di un essere razionale e autocosciente. Lei ha scritto che su una cosa è d’accordo con il movimento pro life : non c’è differenza fra il bambino non nato e uno appena nato. Un’idea su cui insiste anche il dottor Eduard Verhagen, teorico ed esecutore dell’eutanasia olandese sui bambini. Verhagen ha ragione, come può esserci una differenza morale cruciale fra lo sviluppo di un essere umano dentro e fuori il corpo materno?Tutto ciò che dico è, perché limitare l’uccisione nell’utero? Non avviene niente di magico alla nascita. Un bambino prematuro può essere meno sviluppato di un feto in fase avanzata. Per quali patologie è legittima la sedazione terminale del bambino? E’ difficile specificare le condizioni per le quali si deve praticare eutanasia infantile. C’è la spina bifida, l’epidermolysis e la malattia di TaySachs. Suggerisco per questo di seguire i medici di Groningen, che hanno considerato seriamente i casi medici. Lei ha scritto molte pagine su come l’infanticidio era praticato a Roma, a Sparta, in Giappone. E che per questo dobbiamo giudicare relativa la nostra condanna dell’uccisione dei nuovi nati. Ho detto che dobbiamo guardare criticamente alla tradizione cristiana della santità della vita umana, non è universale. Le passate civiltà ci hanno offerto un altro modello sulla vita e sulla morte. Lei pensa che non vi sia alcuna differenza fra il feto di sette mesi e il neonato di una settimana di vita? C’è un graduale sviluppo degli esseri umani e i prematuri e i nuovi nati sono molto simili. Ma io accetto l’idea che ci sia un paradosso in questa distinzione. Molti anni fa, nel 1994, proposi di fare eutanasia fino a un mese dalla nascita. Oggi penso che non dovremmo porre alcun limite temporale, dipende sempre caso per caso. Non c’è differenza fra fare eutanasia al 27esimo o al 28esimo. Il limite è uno solo, più aspettiamo più cresce il legame fra il bambino e i genitori, quindi l’eutanasia deve essere eseguita prima possibile Lei ha parlato di “desantificare” la vita umana. In che senso? I cristiani hanno stabilito che basta essere un membro della specie homo sapiens per avere rispetto assoluto. Io penso che non sia difendibile come teoria. Dobbiamo ripensare quando accordare protezione alla vita umana. Perché porre fine alla vita di un bambino handicappato?Perché lo vogliono i genitori o perché è moralmente giusto drenare sofferenze? Io penso che sia ragionevole non far nascere un simile bambino. Lei ha parlato di imminente collasso della santità della vita umana. Perché ciò che sta accadendo ne dimostra l’inconsistenza ed è sotto i nostri occhi.
Questi sono alcuni frammenti. Ho fatto una selezione parziale di quelli migliori, ho preferito censurare (esatto, censura) le ridicole giustificazioni e differenziazioni fra una buona eugenetica (la sua) e una cattiva (quella nazista). L’articolo completo si trova qui: http://alezeia.wordpress.com/2008/07/25/eugenetica-2000-peter-singer/ Singer non è un pazzo. E l'ultima affermazione riportata è assolutamente razionale e condivisibile.
January 22 Odifreddi e la ScienzaPer Odifreddi il compito della scienza è sfottere cristiani ed ebrei(Il Foglio, 13 marzo 2007)
Matematico impertinente ma poco coraggioso
Ma c’è un secondo aspetto: l’“odifreddismo” sostituisce metodicamente i contenuti scientifici con contenuti politici e ideologici, con una battaglia laicista, atea, anticlericale, antiamericana, antisionista e quant’altro. Basta seguire la produzione letteraria di Odifreddi: i contenuti scientifici – peraltro sempre trasmessi con una divulgazione di qualità talmente discutibile da rendere le espressioni di lode una manifestazione di umiliante piaggieria – man mano si dileguano per lasciare il posto alla rissa politica.
Le conseguenze si vedono. L’“odifreddismo” provoca soltanto contrapposizioni ideologiche frontali e furenti. Basta dare una scorsa, sul sito InternetBookshop, alla valanga di “recensioni” dei lettori ai libri di Odifreddi. È un mondo spaccato a metà: da un lato, i fans del professore, che proclamano la loro fede atea e postcomunista, arrivando persino a dire di essere certi che il libro è meraviglioso anche se non l’hanno ancora letto; dall’altro, coloro che si sentono beffati nella speranza di leggere di scienza e si vedono invece semplicemente dileggiati nelle loro convinzioni profonde. Un bel trionfo della razionalità, non c’è che dire. C’è chi difende Odifreddi dicendo che è comunque un bene che si parli di scienza e di matematica. È l’insulsa massima «qu’on en parle, bien ou mal, mais qu’on en parle». Vogliamo davvero far credere che il compito principale della scienza sia dimostrare che la religione è pura demenza? Il risultato sarà che metà dei giovani fuggirà verso altri lidi, e l’altra metà si iscriverà alle facoltà scientifiche credendo che studiare scienza significhi spernacchiare su Gesù e Mosé, gridare “Bush boia” o fare interviste a Hitler. Un bel capolavoro per chi piange da mane a sera sulle misere sorti della scienza in Italia. Coloro che hanno accettato, per ragioni mediatiche o politiche, Odifreddi come profeta ed esponente della cultura scientifica di questo paese dovrebbero riflettere. Se fossimo davvero – come pretende qualche imbecille – dei “nemici della scienza”, tiferemmo senz’altro “forza Odifreddi”. January 21 La morte ti fa bellaPochi giorni fa è apparso su Repubblica un interessante articolo di Franco Marcoaldi sulla riesumazione di un vecchio libro svedese. È significativo che un tale delirio, dai toni a volte neomalthusiani, trovi il tacito consenso di uno dei più importanti quotidiani italiani, compreso il giornalista che implicitamente sembra concordare con la tesi di fondo che vuole la democrazia e l’umanesimo come degli ostacoli “moralistici” allo sviluppo, in nome di un superato diritto alla vita. Quando la morte diventa utileRepubblica — 08 gennaio 2009 pagina 36 sezione: CULTURA Se nelle società contemporanee, democratiche e di massa, tutto finisce per soggiacere a un' ideologia angustamente utilitarista, è inevitabile che a un certo punto quel "tutto" includa anche il problema della morte. Per essere ancora più chiari; il consorzio sociale dovrà giungere alla quantificazione precisa delle morti di cui ha bisogno per far tornare i propri conti, sì che "giusta" risulti la proporzione tra la percentuale della popolazione produttiva e quella che non lo è (vecchi, malati cronici, minorati mentali). Pena l' affondamento economico del paese. In estrema sintesi, è questa la terrificante questione messa a tema dallo scrittore svedese Carl-Henning Wijkmark ne La morte moderna (traduzione di Carmen Giorgetti Cima, postfazione di Claudio Magris, Iperborea, pagg. 119, euro 11). L' autore, per rendere più efficace il tratto indubitabilmente provocatorio della sua opera, sceglie la strada del "teatro", del "dramma". E a tal fine ci invita a partecipare a un ipotetico simposio a porte chiuse su «La fase terminale della vita umana», organizzato dal FATER, un comitato interno del Ministero degli Affari Sociali svedese, a cui partecipano esperti in campo sociologico e teologico, filosofico e biologico. Il direttore Bert Persson espone con flautata brutalità i termini della questione: «La piramide demografica ha attualmente la forma di un sigaro, ma se tutto continuerà a procedere come ha fatto finora, rischia di passare rapidamente a quella di un fungo. I bambini di cui ci privano gli aborti, ce li ritroviamo moltiplicati per tre sotto forma di anziani improduttivi al vertice della piramide. Uno svedese su quattro è in pensione di anzianità, e uno su otto in età produttiva è in pensionamento anticipato. Il settantacinque per cento dei costi della Sanità va alla cura di malati cronici o senza speranza, in un settore in cui il tetto è stato raggiunto e sfondato da più di quindici anni». I politici, naturalmente, tacciono: perché i voti dei pensionati fanno gola a tutti. Ma se ben indirizzati, saranno proprio i vecchi e i pensionati a capire - presto o tardi - che c' è un momento in cui bisogna farla finita. E proponendo la stessa data per tutti si arriverà, democraticamente, alla formula dell' «obbligo volontario». Il che consentirà finalmente di ridurre i problemi dell' assistenza medica e di evitare scelte arbitrarie su chi e perché e come salvare nella massa sempre più esorbitante di infartuati o di malati in dialisi. Se poi si riuscisse, argomentano ancora gli uomini del FATER, a superare la riluttanza dei familiari nel cedere alla comunità i corpi senza vita delle persone care, si potrebbero mettere in atto anche delle grandi «stazioni terminali» per il riciclaggio dei cadaveri, con impensati benefici per lo sviluppo (anche in termini occupazionali) dell' industria farmaceutica e dei concimi. A ben vedere, conclude il moderatore, questa idea «non implica in qualche modo la realizzazione di uno dei sogni più antichi dell' umanità: la definitiva integrazione sociale della morte? Dall' altra parte del confine non ci attendono più potenze ignote, ma un ulteriore contributo alla comunità in cui siamo vissuti (...) Questa morte asettica e inodore nella cella frigofera della stazione terminale - non è forse la morte moderna nel vero senso della parola? E tutti seguiamo lo stesso cammino, non alcuni nelle fiamme e altri nella terra. Macinati, ridotti in polvere fine, saremo sparsi su vasti campi della società e le daremo nutrimento». L' unica voce dissonante in questo agghiacciante consesso di pianificazione mortale democratica è rappresentata da Ronning, lo scrittore che incarna i valori non negoziabili della vita umana. Le sue parole, improntate a un senso compassionevole di umanità e giustizia, portano ovviamente il lettore tutto dalla sua parte. Ma ha ragione Magris nel sottolineare l' oggettiva debolezza di quelle nobili parole. Una volta infatti che l' idea di «utilità collettiva» impone precisi tempi sociali anche alla morte (negando in tal modo la stessa, eventuale scelta individuale dell' eutanasia), il richiamo al valore irriducibile di ogni singola vita e di ogni singola morte, fatica a sostenere il confronto con chi si appella a una presunta razionalità egualitaria di ordine meramente quantitativo. L' abilità di Wijkmark sta esattamente in questo: nella capacità di inscenare un irresolubile dramma incardinato in uno scenario futuribile (ma nient' affatto improbabile), dove un delirante imperativo economico, applicato a una perversa idea di controllo democratico che si impone anche nel passaggio ultimo dell' esistenza, finisce per azzittire quel che resta della tradizione umanista. «Come mi disse una volta un vecchio in un reparto di lunga degenza», commenta compiaciuto uno dei partecipanti al simposio. «Nasciamo tutti alla stessa età, perché non dovremmo morire alla stessa età?». - FRANCO MARCOALDI
Segnaliamo infine questa recensione che coglie lo spirito della vicenda:
January 15 Non c'è più irreligione
January 14 Ateismo umoristicoFiuuu…che notizia. Dio non c’è (probabilmente?). Ora possiamo stare tranquilli, adesso sì. Ma tranquilli da che? Boh. Certo ateismo militante sembra godere della propria ridicolizzazione. Almeno una volta gli atei, come Leopardi, avevano l’onestà intellettuale di ammettere che se Dio non esiste, non c’è proprio da stare tranquilli. Se Dio non c’è, il pessimismo cosmico ha pieno diritto di esistere. Se Dio non c’è, si può scegliere solo fra una disperazione eclatante e una vita di quieta disperazione. Oltre queste due esistono solo le illusioni, come quelle di Foscolo. Solo che quest’ultimo le definiva tali, invece Odifreddi nel mito della scienza ci crede veramente. Chissà se l’Uarr ha qualche altra idea su quello di cui io ho bisogno oppure no, sarebbe interessante. Forse sant’Agostino seguì questo motto, la vita se la godeva appieno eppure non era affatto felice né tranquillo. Solo dopo la conversione poteva scrivere “…e inquieto è il nostro cuore, finché non riposa in Te” (Confessioni). Di quale dei due fidarsi? Di Agostino o di Odifreddi? Anche solo il paragone è improponibile. Quelli che dicono di volersi “godere” la vita (in contrapposizione a coloro che, secondo loro, non lo farebbero) di solito fanno sempre una brutta fine. No, grazie. Ps: Da notare che gli atei inglesi hanno almeno un barlume di quello che si suole chiamare "dubbio". I bigotti nostrani non hanno più neppure quello (se mai lo hanno avuto).
January 12 God and the City: in città non si parla d’altro…
I
gentili lettori ci perdonino la distorsione, quasi un po’ blasfema, del titolo
di questa famosa serie tv che dicono essere rappresentativa del mondo reale,
del cosiddetto mondo “moderno”. Se lo fosse si potrebbe ben dire che allora
quello moderno è un mondo abbastanza triste, un po’ (molto) sessuofobo. Una
volta di sesso non si poteva parlare, poi arrivò il tempo in cui non si poteva
parlar d’altro che di sesso (o almeno, per taluni, così dovrebbe essere). Una
volta però esauriti, e portati fino allo spasimo, tutti gli argomenti si torna
al punto di partenza. Le persone non pensano continuamente al sesso. Pensano
molto di più a Dio. Tutti. Tante persone si lasciano uccidere pur di non
esserne separati, tante altre si uccidono di propria mano perché non lo trovano
(anche se apertamente non lo cercano). Nessuno (o quasi) muore per il sesso. La
verità è che Dio è quello che interessa veramente alle persone, quelle reali e non quelle stereotipate. E in “città” non si parla
d’altro. Basti pensare alla città virtuale di Internet, che letteralmente
trabocca di forum, di siti, di blog sulle “prove” dell’esistenza di Dio, sulla
storicità dei Vangeli, su quello che la Chiesa fa e non fa. A prescindere poi dalla
effettiva qualità di questi dibattiti (che a volte lascia un po’ a desiderare)
resta comunque il dato di una certa “fame”. Chi crede di aver trovato desidera
manifestarlo, chi non ha trovato ascolta, chi non cerca (o così crede) tenta di
capire. E basta uno sguardo per capire che non si tratta di distaccati
dibattiti filosofici, c’è quasi sempre una tensione che spesso esplode in lite
(più o meno furibonda) ma che testimonia la presenza di qualcosa che tutti
comunque percepiscono come dannatamente importante. Non tanto o non solo per un
ipotetico futuro ultraterreno, ma per la vita presente; quella di tutti i
giorni. Anche nella vita reale prima o poi si finisce a parlare di Dio, non
appena si crea un po’ di confidenza vogliono spesso sapere se credi in Dio
oppure no, e perché. Eppure, in compenso, Dio è totalmente estromesso dalla
vita pubblica. Non ne parla la tv, non i giornali, non la radio (e quando lo fanno è quasi sempre in maniera banale). L’argomento
che sembra essere più interessante (o che almeno è fra quelli più importanti) è
sistematicamente ignorato. Lo ha colto efficacemente Antonio Socci con un articolo dal titolo IL
RE DEI CIELI E’ FRA NOI… E I MASS MEDIA PARLANO D’ALTRO (PERLOPIU’ DI
STRONZATE).
January 08 Il pulpito degli arroganti
Riportiamo un'interessante intervista sul mitico Odifreddi, la quale accenna anche al prestigioso primo premio delll'Asino d'oro vinto dal Nostro. Un fatto su cui occorrerà tornare. Il pulpito degli arroganti di Gabriele Vecchione Siamo con Paolo Martino, docente di Linguistica generale alla Libera Università “Maria SS. Assunta” (LUMSA). Egli ha scritto un confutatorio, serio e faceto allo stesso tempo, Codice Odifreddi, dal quale l’ateo professore di logica matematica (di cui abbiamo già parlato in un nostro precedente articolo) esce mal ridotto. Martino ha denunciato gli strafalcioni linguistici di Odifreddi, a partire dalla presunta equivalenza tra “cristiano” e “cretino”, per finire ad affermazioni più grossolane come quella contenuta a pag. 95 del pamphlet di Odifreddi Perché non possiamo dirci cristiani (e meno che mai cattolici): “un minimo di linguistica basta a smascherare l’anacronismo della fede in Dio Padre”. “Cerchiamo di ricostruire il personaggio – dice Martino – non perché sia importante in sé, ma perché emblematico di un fenomeno in grande espansione: quello dell’anomìa, cioè della mancanza dei valori (relativismo, nichilismo, etc.), per cui non è tollerabile che ci sia un’autorità morale, per esempio il Papa. E’ un modo di ragionare molto diffuso, impregnato di riduzionismo, che attacca in modo molto forte quelli che considera nemici della società, della libertà e della democrazia. E chi sono questi? Bin Laden, Al–Qaeda, la camorra, la politica cialtrona? No, il nemico numero uno, nella nostra società democratica, tollerante e aperta, è il Papa. Vale la pena di chiedersi perché: che fastidio dà, dal momento che il Papa, soprattutto con Giovanni Paolo II, è diventato la massima autorità morale in campo planetario? Evidentemente, va contro determinate impostazioni mentali. Come possiamo inquadrare questo fenomeno?
Per esempio, scrive che il versetto d’apertura del Genesi (“in principio Dio creò il cielo e la terra”) in ebraico sarebbe Bershit Barà Elohim, dove il verbo barà è singolare ed il soggetto Elohim plurale e da questo si ricaverebbe un politeismo. E’ una cavolata, che una persona di media cultura, non dico un accademico, tacerebbe per pudore. Quello che lui ignora tranquillamente e serenamente è l’immensa letteratura di studi che esiste su queste cose. Però è corretta l’etimologia di “cretino” che deriva da “cristiano”. Hanno la stessa origine: cristiano e cretino derivano dal latino christianus, il primo direttamente, il secondo per via indiretta. Però l’interpetazione che il prof. fornisce è totalmente sbagliata: il percorso semantico è esattamente l’opposto di quello ipotizzato. Questa interessante vicenda semantica e culturale dimostra semplicemente la grandezza del Cristianesimo. Vittorio Messori ha scritto che questa comune etimologia è motivo di fierezza. Sì, l’ho scritto anche io. C’è un’ipocrisia diffusa per cui la parola handicappato deve essere resa con “diversamente abile”. Il popolo ha da sempre chiamato “cristiano” la persona debole e sofferente, e poi, per naturale estensione, qualsiasi persona. Anche nei dialetti cristiano significa “essere umano”. Non so da quale area lei proviene, ma quasi in tutta Italia si dice: “sono passati due cristiani” per indicare due persone, oppure si usa anche “due poveri cristi”… Dunque i cretini (i malati di cretinismo) e tutti gli altri sofferenti sono considerati dalla Chiesa cristiani, cioè esseri umani; molti professori laicisti razionalisti non se ne occupano affatto, impegni più importanti li reclamano altrove per potersi chinare sulle piaghe dei cottolenghi. Odifreddi capovolge la verità per desiderio di sensazionalismo. Forse crede di far arrabbiare i preti. Ma da dove proviene questo livore? Per sostenere l’omosessualità, in un passo scrive sarkos heteros che lei ha definito un monstrum grammaticale. Sì, sarks, la carne, fa al genitivo sarkòs, ed è femminile, dunque dovrebbe seguire heteres. Non c’è la concordanza. Ha pensato che sarkos fosse un nominativo… Ci sono piccoli indizi da cui si capisce che… non ha fatto il liceo. In quel passo sostiene che, dato che le balene e i topi praticherebbero l’omosessualità, anche per l’uomo sia normale praticarla… Ma ha mai visto due balene di sesso maschile fare all’amore? Ed anche se le avesse viste? E’ un assertore della razionalità all’estremo grado, e gli animali non hanno razionalità. E’ il delirio dell’ignoranza. D’altronde, quando si afferma che la matematica è Dio, c’è da rimanere a bocca aperta. E il comune di Roma, giunta Veltroni, ha chiamato da Torino - come se a Roma non ci fossero matematici all’altezza - ha chiamato lui per presiedere il Festival della Matematica, e lui si presenta qui come fosse un santone. Queste sono operazioni sporche della politica. Io non ce l’ho con lui, ha fatto strada, come non ce l’ho con Wanna Marchi e altri imbonitori televisivi; casomai ce l’ho con chi ha permesso quell’operazione. L’altra etimologia di Odifreddi che ha illuminato anni e anni di studi è quella di Europa: eurys ops, faccione. Sì, faccia larga, quindi siamo tutti cretini. Poi ho scoperto che lui utilizza Wikipedia quando vuole cercare un’etimologia, ma questo non lo fa neanche uno studente che prepara la tesina. Oppure usa il dizionario etimologico del Pianigiani, del 1907, che si trova in rete e che ignora cento anni di studi contemporanei. Non usa strumenti scientifici come questo (indica un dizionario etimologico tedesco-latino, ndR). Singolare è la definizione che dà di se stesso: matematico resistente, mentre Benedetto Croce sarebbe filosofo collaborazionista perché disse che “non possiamo non dirci cristiani”. D’altronde metà della popolazione ha un’intelligenza inferiore alla media, secondo lui. Si definisce anche, con civettuola ironia, “matematico impertinente”. Affermazioni rivelatrici della sua concezione: la stupidità del genere umano può dare gloria e successo. Questo è un atteggiamento deplorevole. E’ vero che, come scrive Odifreddi, il Cristianesimo avrebbe “contagiato” la civiltà occidentale e sarebbe stato un “freno” per lo sviluppo della scienza? C’è un unico cemento culturale e spirituale dell’Europa che va dalla Scandinavia alla Sicilia, dal Portogallo alla Russia: questo è il Cristianesimo, che lo si voglia o no. Non bisogna essere cristiani o credenti per affermarlo; è quello che onestamente ha riconosciuto anche Croce: il nostro retroterra è cristiano, nei suoi valori. La stessa terminologia di cui gli stessi atei odierni si servono è quella cristiana, a partire dal termine “laico”. Tutti sanno che anche Marx non sarebbe esistito se non avesse avuto alle spalle la cultura ebraico-cristiana… Odifreddi e compagnia bella possono pubblicare le loro tesi e le loro opere perché vivono in terre dove c’è sempre stato il cristianesimo. In Arabia non potrebbero mai scrivere Perché non possiamo dirci islamici. Eh eh… Non se la prende con l’Islam, ma col Cristianesimo e col Buddismo che tanto è inoffensivo; offende Cristo, il Papa, ma mai Maometto. In diversi passi, soprattutto dove scrive di Maria (usando termini ed allusioni irriguardose), Purgatorio, reliquie, processioni, esalta il protestantesimo e Lutero. Dice che Lutero ha iniziato quel soggettivismo che poi ha fatto sì che la scienza progredisse. Ed è vero che Lutero fu l’iniziatore del soggettivismo, ma è pure vero che Lutero definì Copernico un “pazzo” perché si permetteva di stravolgere l’interpretazione letterale delle Sacre Scritture (i protestanti attingono la fede sola Scriptura). E non ci dobbiamo scandalizzare degli errori del passato, perché se ci scandalizziamo siamo veramente piccini. Lo scienziato di oggi è un nano sulle spalle di giganti. Aristotele, Platone erano i giganti, noi siamo i nani. L’arroganza di un certo tipo di cultura nega questo. L’equazione assai discutibile proposta dal “matematico resistente” è non solo tra cristiano e cretino, ma anche tra “povero di spirito” (così nella Beatitudini del Vangelo) e cretino. E’ veramente amena questa cosa, sa di cialtroneria. Le Beatitudini da tutti e da tutto il mondo sono riconosciute come il vertice dello spirito umano. Lo stesso Cacciari, che a me sembra una persona seria, ha detto: “l’Europa ha abdicato al sermone della Montagna”. E l’ha detto, lui laico, con amarezza. Pure il Papa ha detto che abbiamo “rimorso” del nostro passato come se fosse un passato vergognoso. Se 500 anni fa hanno fatto il processo a Galileo non c’è nulla di strano. Era l’ottica del tempo che si spiega benissimo, c’era la visione tolemaica, ci volle una crisi per arrivare al copernicanesimo. Non dobbiamo guardare con l’occhio nostro, ma con l’occhio di allora. Non ci sono parole per commentare l’asserita “stoltezza” delle Beatitudini: Gesù stesso avrebbe detto che i cristiani sono cretini! Io penso che l’amore cristiano, il porgere l’altra guancia, sia una rivelazione celeste, non può essere dottrina di uomini. Luigi Firpo, che certamente non era cattolico, ha detto che il processo a Giordano Bruno, finito arso come sappiamo, è stato tecnicamente perfetto perché all’epoca si doveva fare così. Firpo è uno dei più grandi conoscitori di Tommaso Campanella: anche per Campanella la stessa cosa. Ci vorrebbe solo un po’ di onestà intellettuale per giudicare i fatti del passato in una prospettiva storica. Onestà intellettuale che la Chiesa ha dimostrato, perché Giovanni Paolo II è arrivato a chiedere perdono. Ora, il fatto di chiedere perdono, per chi non ha una mentalità cristiana, è un fatto di debolezza, un atto di confusione di chi si trova nell’errore. Non si capisce la grandezza di questo gesto. Siamo nell’equivoco continuo. Molti si rifanno allo scientismo e sono quasi convinti che il mistero della morte, della sofferenza sia risolvibile con la scienza. Credono che le masse li seguano e finalmente abbandoneranno “l’impostura” delle religioni. Esatto, ma proprio quando si allenta la presa della Chiesa e del Cristianesimo, avanzano le superstizioni, i maghi ed altre sette. C’è una dimensione interiore dell’uomo che è insopprimibile, e che però è equivocata da molti, non solo da Odifreddi. Si aspettava una reazione più forte da parte di alcuni intellettuali a questo neo – ateismo pseudoscientifico? Questo ateismo credo che sia bollato da tutte le persone serie, tanto è grossolano. Non è il caso di perderci tempo per smentirlo. Piuttosto, dietro di esso c’è un andazzo della filosofia e della cultura contemporanea che è di tipo riduzionista, e questo è un problema più serio. Se l’uomo di cultura non si pone problemi di senso della vita, è segno che il disorientamento esistenziale attanaglia ampiamente anche l’uomo della strada, i giovani, ai quali è stato come occultato il cielo. La Chiesa, naturalmente, fa bene a non scendere sul piano della polemica spicciola: su che polemizzare? Eppoi, il credente non ha necessità di difendere dogmi, la sua posizione genuina è quella della Bibbia, che dice a chi sta soffrendo: «coraggio, forse c’è speranza…”. In conclusione, posso confessare che sono stato personalmente invitato da un professore di fisica dell’università di Perugia alla cerimonia della consegna del primo premio dell’Asino d’oro, che si è tenuta in un albergo romano. Odifreddi ha vinto con la maggioranza schiacciante per “il peggiore articolo scientifico dell’anno 2007”... Tratto da: http://www.europaoggi.it/content/view/1624/143/
January 05 Le OdichiccheAbbiamo deciso di riportare una serie di articoli e recensioni sulle imprese dell'ultimo don Chisciotte dell'anticlericalismo oltranzista. Non speriamo certo che le migliaia di Sancio Panza che lo seguono, lo amano, lo linkano e finanche lo citano si ravvedano. Però può essere utile mostrare come questi campioni della lotta all'oscurantismo, all'ignoranza e al dogmatismo della religione finiscano poi per trasformarsi esattamente in quello che credono di combattere (come già avvenuto in passato), magari anche in versioni ancora peggiori. Stessa forma, solo contenuti opposti; è quello che cercheremo di dimostrare in una specifica serie di interventi.
di Gabriele Vecchione Piergiorgio Odifreddi è un matematico assurto agli onori della cronaca più per le polemiche anticristiane che per i suoi meriti scientifici; polemiche condensate nel libello Perché non possiamo dirci cristiani (e meno che mai cattolici). Scrive Odifreddi l’Onnisciente: “il Cristianesimo è indegno della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo”, oltreché “parte integrante del potere capitalista, razzista, sessista”, e dunque “come tale andrebbe combattuto e abbandonato”; “in fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo”; e Odifreddi, s’intende, è un genio, mentre Dante, Pascal, Leibniz e Maxwell erano dei cretini. Dato che non si può dire che questi quattro fossero cretini, la sua tesi parascientifica dei cristiani = cretini viene invalidata, stando al criterio della falsificabilità. Tuttavia, insiste Odifreddi, “chi è spiritualmente sano non ha bisogno di religioni”, perché “la religione è una ipnosi infantile”. Però – e di fronte ad una tale affermazione anche Copernico appare l’ultimo dei rivoluzionari – “la vera religione è la matematica, e il resto è superstizione” (bisognerebbe spiegarlo a matematici davvero geniali, e al tempo stesso fervidi credenti, come Cartesio, Pascal, Leibniz, Newton, Riemann...). Il nostro matematico “impertinente” (come si autodefinisce) è un benemerito: risveglia dal “sonno dogmatico” le masse con i suoi libri divulgativi. Grazie a lui, “Mosè, Cristo e il papa sono nudi”, come recita la quarta di copertina della sua penultima fatica (si fa per dire). Molti cristiani si dovranno ormai convincere di essere proprio cretini: “l’accostamento tra Cristianesimo e cretinismo, apparentemente irriguardoso, è in realtà corroborato dall’interpretazione autentica di Cristo stesso, che nel discorso della Montagna iniziò l’elenco delle beatitudini con «Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei Cieli»”; e “tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perché, come insegna la statistica, metà della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed è dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini”. Amen. Ovviamente, per sillogismo, se i cristiani sono cretini, gli islamici sono perlomeno stupidi, o almeno cretini quanto i cristiani. E speriamo anche che, giacché Odifreddi dice di avere a cuore il grande “Spirito Umano” (si vede che quella è roba da logici-matematici forti e liberi, e non da cretini!), presto, per ridestare quella fetta d’umanità assopita nella grande stupidaggine islamica, scriva Perché non possiamo dirci islamici. Come i radicali che si battono per “liberare” la donna in Italia, ma mai si occupano delle condizioni disumane delle donne arabe, temiamo che il Nostro non lo farà: di questi tempi è più conforme galleggiare sullo spirito del tempo e più danaroso prendersela con i Papi e con la Chiesa. Questo matematico ha anzi decretato la morte della Chiesa stessa, che poté sì resistere alle persecuzioni romane, alle invasioni barbariche, all’eresia luterana, alle vessazioni islamiche, ai totalitarismi rossi e neri, ma non alla scure dialettica del Piergiorgio: “oggi la scienza è talmente potente che si vogliono spiegazioni per qualsiasi cosa… mentre la Chiesa ha ormai perso quel contenuto di verità che pretendeva di avere”. Amen. Nel suo Perché non possiamo dirci cristiani - “un libro già vecchio e moribondo” secondo Massimo Introvigne - Odifreddi vuole confutare la Bibbia con 240 pagine di luoghi comuni, discettando con naturalezza di lingua ebraica, greca, latina (il Nostro non ha il diploma di liceo classico, ma di un istituto tecnico), di filosofia, filologia, teologia, storia, archeologia, esegesi biblica, religioni orientali, induismo e buddhismo: ovviamente senza avere mai, né a scuola né all’università, affrontato questi enormi campi del sapere. Paolo Martino (docente di linguistica generale alla LUMSA che ha scritto un confutatorio Codice Odifreddi dal quale “il professore di tuttologia” esce malconcio e claudicante) con un certo gusto ha scritto: “è chiaro che l’Autore è un essere superiore, uno Scienziato che sa tutto… non arretra davanti a nessun settore scientifico – disciplinare, che rifonda ab ovo”. Francesco Agnoli ha rincarato la dose: “Straordinario personaggio autodidatta. Forse, se lo avesse letto, Socrate non avrebbe mai filosofeggiato sulla consapevolezza propria del saggio, il «sapere di non sapere». Odifreddi, infatti, sa!”. Ma Socrate non aveva torto: anche Odifreddi non sa. Difatti ha scritto: “per i Padri della Chiesa la donna esiste solo per procreare (ad opus generationis ordinata)”. Ignorando San Tommaso d’Aquino, Padre della Chiesa - il quale sosteneva che la donna è pari all’uomo perché creata dalla costola, quindi non dalla testa (sarebbe stata superiore) né dai piedi (sarebbe così risultata inferiore) -, l’eminente Odifreddi si inventa, nella sua traduzione pedestre, un “solo” che in latino non c’è e che altera tutto il significato della frase: in una versione da primo liceo, probabilmente, Odifreddi prenderebbe 4. O anche meno, perché in televisione, nella trasmissione di Santoro e di fronte a mons. Fisichella, ha candidamente ammesso di non conoscere il latino: eppure si diletta a tradurre i Padri! Non pago di strafalcioni, Odifreddi a pag. 95 del suo best seller dà il meglio di sé sostenendo, attraverso un’etimologia inventata, che i cristiani adorano nientedimeno che Giove. Paolo Martino ha così commentato: “siccome il latino deus, il greco theós e il sanscrito dyaus derivano da un’unica radice che significa «cielo luminoso», e siccome i cristiani pregano il dio che sta nei cieli, questa è la prova provata che essi adorano Giove. L’etimologia non scherza!”. Caspita, che demistificatore questo matematico! In realtà – spiega ancora Martino – “uno studente di linguistica del I anno che sostenesse la parentela etimologica del latino deus e del greco theós sarebbe bocciato con ignominia”, ma Odifreddi “è al di sopra del bene e del male”. Egli, che di linguistica non sa nulla, senza pudore, ha scritto: “un minimo di linguistica basta a smascherare l’anacronismo della fede in Dio Padre”. Per poi continuare: “la conoscenza del mondo è riducibile alla conoscenza del linguaggio, e quindi il sapere è riducibile alla linguistica”. Martino (che - ripetiamolo – è docente di linguistica) commenta: “ecco una frase albo signanda lapillo… io veramente sapevo che cercare la verità stando dietro alle parole è come inseguire gli uccelli. Lo disse Aristotele nella Metafisica, io non c’entro”. Martino nutre fortissimi sospetti che la fonte di Odifreddi, dati i suoi monstra grammaticali, sia una e una sola: Wikipedia (il prof. Martino ci ha rilasciato un'intervista in cui approfondisce la questione Odifreddi e analizza più in generale il fenomeno culturale di cui Odifreddi è espressione). Nel suo libro il linguista Odifreddi ha scritto che “Dio non è altro che un povero demiurgo, come quello del Timeo platonico”. E sapete quale prova, quale dotta discettazione, quale factum
porta a favore di questa affermazione che rivoluziona in modo mai visto
prima il concetto di creazione e di Dio trascendente? Facile: nessuna. Recentemente il Nostro ha dichiarato: “Io non credo di avere 'pregiudizi' nei confronti dei cattolici, così come non credo di averne nei confronti degli astrologi o degli spiritisti: mi limito a constatare che hanno visioni del mondo, che sono antitetiche con la visione scientifica, e più in generale con la razionalità, e ne deduco che sarebbe bene che esse rimanessero confinate nel campo individuale. Non propongo certo la proibizione delle sedute spiritiche, degli oroscopi o delle messe”. E su Panorama ha financo affermato che l’Islam ed il Buddhismo sono più aperti alla scienza del Cattolicesimo. Menzogna manifesta: come ha scritto onestamente Antonino Zichichi, “l'esistenza stessa della Scienza la dobbiamo alla cultura cristiana”. I cristiani ritengono che Dio abbia creato l’universo coerentemente e tramite leggi razionali che l’uomo può decifrare, come ha sostenuto San Tommaso d’Aquino: “poiché i principî di certe discipline, come la logica, la geometria e l’aritmetica, sono desunti dai soli principî formali delle cose, dai quali dipende la loro essenza, ne segue che Dio non può fare cose contrarie a codesti principî” (I musulmani invece si oppongono all’idea che vi siano leggi razionali in natura, perché ciò nega la libertà assoluta di Allāh, la sua assoluta sovranità e la sua volontà imperscrutabile). Ma il matematico impertinente continua a donarci autentiche chicche: “perché mai chi dettava (strafalcione pantagruelico: Dio non ha dettato la Bibbia: l’ha, semmai, ispirata, ndA) le Sacre Scritture avrebbe voluto che si scrivessero così tante cose che, come abbiamo cominciato a notare e continueremo a fare, sono sbagliate scientificamente, contraddittorie logicamente, false storicamente, sciocche umanamente, riprovevoli eticamente, brutte letterariamente e raffazzonate stilisticamente, invece di ispirare semplicemente un'opera corretta, consistente, vera, intelligente, giusta, bella e lineare?”. A muovere la più sensata delle obiezioni ci pensa lo stesso Odifreddi: “La Bibbia non l’ho letta tutta, ho letto i primi cinque libri, il cosiddetto Pentateuco. Poi un po’ Giosuè, i Giudici quando nasce lo stato ebraico... dopodiché quella diventa una storia politica che può interessare gli storici o altri, ma non interessa da un punto di vista religioso. Ho saltato e sono andato a leggere i Vangeli, fino all’Apocalisse. Che però ho capito essere più un libro per psicanalisti che per logici, quindi l’ho lasciata ad altri da interpretare”. Sarebbe
meraviglioso vedere Dio, nel giorno del giudizio particolare che
aspetta tutti, cretini e geni, proporre un’equazione ad Odifreddi. E
dato che noi non siamo cretini, ma poveri in spirito forse sì, speriamo
anche che riesca a risolverla. Tratto da: http://www.europaoggi.it/content/view/1574/0/ |
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