Ettore's profile"Chi controlla il passat...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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January 15 Bene, l'Università ora è atea. Adesso tocca allo Stato.Non voglio mettere in discussione il diritto sacrosanto di essere in disaccordo col Papa. E' puramente legittimo ma quello che è successo oggi va ben oltre: il problema è il concetto di fondo che ha mosso la protesta di questi giorni. Non vogliono il Papa perchè dicono: "Cosa c'entra un'autorità religiosa con un'istituzione laica?". Detto così sembra quasi che il Papa si sia infilato in un consiglio di facoltà pretendendo un potere decisionale. La realtà è ben diversa, la laicità è per sua definizione aperta verso tutto e tutti e quindi può anche invitare ed ascoltare uomini di fede e di cultura in generale senza per questo sposare le loro tesi. Si chiama "dibattito" e "pluralismo", cose che sono chiaramente inconcepibili per un'istituzione atea ma che sono il fondamento di quella laica. La gravità non è il non condividere e il protestare, ma il cercare di mettere a tacere chi è sgradito. Oggi sul Corriere della Sera Galli della Loggia ricorda quanto questo episodio sia molto simile ai tentativi degli studenti fascisti fiorentini di impedire a Salvemini di tenere lezione. Giudicare inammissibile l'invito di un Papa ad un'università vuol dire violare la libertà e la laicità. Bene, ora che l'università è un'istituzione atea che non tollera il dissenso, è la volta dello Stato che, divenendo ateo, deve considerare obbligatoriamente la Chiesa come un nemico da combattere e da mettere a tacere escldendola da ogni spazio pubblico. Ora che al Papa è stato impedito di intervenire all'università (quale luogo migliore?) si può dire che finalmente è stato instaurato il regime "laico" del "libero pensiero" dove se non sei d'accordo devi tacere o, meglio ancora, non devi proprio farti vedere. Cronaca di un tifoso fai da te II
Visto il grande successo del primo capitolo abbiamo deciso di farne una serie con la cronaca delle partite più divertenti. domenica scorsa ho assistito anche io all'epocale scontro fra l'AIR Avellino e la Montepaschi Siena. visto l'enorme afflusso di gente (biglietti esauriti in tutti i settori) ci rechiamo al palazzo molto prima per accaparrarci quello che è ormai il "nostro posto". la tensione si taglia a fette e noi in tutto quel tempo (più di un'ora) di fette ce ne facciamo molte. un grande telone bianco-verde ci ricopre e richiede il nostro sostegno (che però ci fa perdere la presentazione). infine il tanto atteso scontro comincia fra l'assordante tifo del pubblico che finisce per disiorientare entrambe le squadre che giocano con nervosismo tutta la partita ben sapendo che la vittoria era questione di pochi punti. i nostri un pò subiscono un pò contrattaccano ma senza continuità di gioco per tutto il primo tempo. allo scadere del secondo quarto abbiamo la possibilità di andare in vantaggio con una tripla, la realizziamo...esultiamo...troppo tardi: canestro nn valido. la nostra unica tripla del primo tempo entra quando il gioco è già finito, però siamo in parità sul 35 a 35. nella pausa sugli spalti si commenta la partita e si aspetta il secondo tempo con impazienza. la partita ricomincia ancora più accanita fino a quando i nostri nn si scatenano con una serie impressionante di triple che ci porta avanti. questa volta ho pensato di nn mettermi più sotto i cappotti che in queste occasioni rovinano inevitabilmente per terra ma di stare più a centro per stare più tranquillo, così pensavo. avevo fatto i conti senza l'oste perchè in quel posto la baruffa esultante è ancora più scalmanata e così, fra un abbraccio e uno spintone, "caddi come corpo morto cade". mi ritrovo seduto sul gradone e dopo un pò riesco a rialzarmi. intorno è tutta una festa, il tifoso A intanto ha ripreso i suoi salti mortali all'indietro (ancora scientificamente inspiegabili) che lo fanno scomparire (quasi ne fosse divorato) dalla folla dietro di noi. il tifoso S invece è nel pieno di una visione mistico-religiosa-estatica con i pugni chiusi rivolti verso l'alto proprio come se avesse innanzi agli occhi il più profondo e inconfessabile dei sogni, il tifoso GF (che nn è il Grande Fratello, tanto per intenderci) si gira verso gli altri tifosi e dà indicibili manifestazioni di godimento. gli avversari però nn mollano di certo la loro imbattibilità e continuano a fare strage sotto canestro. quasi ci raggiungono quando il nostro play, messo alle strette, fa un balzo all'indietro, si piega quasi a 90 gradi e smanaccia la palla verso il cesto. è un tiro parabolico che sembra una sfida alle più fondamentali leggi della fisica, la palla nn sembra intenzionata a scendere quasi fosse sostenuta dallo sguardo magnetico dei cinquemila presenti, sembra un momento interminabile fino a quando nn decide di sottomettersi di nuovo alla legge di gravità iniziando la sua discesa che finalmente termina nel centro geometrico del canestro senza nemmeno sfiorare la retina. il pubblico è ammutolito, il grido che di solito accompagna la tripla tarda qualche secondo e in quegli attimi tutti si guardano fra loro. il tifoso GF si gira verso di me con gli occhi letteralmente fuori dalle orbite prima di esplodere come un petardo mentre tutta la curva diventa un grande abbraccio. ma la partita nn è finita, i nostri sn stanchi e perdono diversi possessi che permettono al Siena di raggiungerci di nuovo sul pari...l'impresa a quel punto sembra di nuovo impossibile e si va ai tiri liberi freddamente realizzati dai nostri. ma il pubblico c'è ancora. nn c'è più differenza fra il campo e gli spalti, fra i giocatori e gli spettatori, fra i titolari e le riserve: si vince e si perde tutti insieme. ad un tratto gli avversari si arrendono e crollano come un colosso d'argilla messo di fronte alla sua intrinseca debolezza, finalmente Golia cade ai piedi di Davide che diventa il re e lo è davvero (almeno per quella sera). intanto noi ci guardiamo ancora increduli e realizziamo che l'ineluttabile ha ceduto per una volta il posto all'impossibile che diventa possibile. Alleghiamo qualche video del mitico tiro e della partita: http://it.youtube.com/watch?v=kdhiswDe2yc January 12 Perchè sono i laici veri come Ferrara che rompono i tabù e non quelli bigottiGiuliano Ferrara dalle pagine del Foglio ha letteralmente rotto un tabù, quello dell'aborto. fino a pochi giorni fa quella parola era impronunciabile senza un'espressione di reverenza. adesso invece si torna a parlare liberamente di una delle grandi questioni umanitarie. forse è proprio questo il compito di un intellettuale, provocare per risvegliare le discussioni sui problemi che spesso sn troppo a lungo ignorati. nn è un caso che una provocazione così intigrante arrivi dalle pagine del Foglio che, insieme al suo direttore, è un esponente importante del laicismo "positivo" cioè quello nn bigotto e che nn si scandalizza al solo paralare di sacro, chiese, papi ecc...ma che proprio per questo esprime l'incarnazione più pura della laicità con un'apertura mentale nei confronti di tutti: dall'ateo massone fino al vescovo. in virtù di questa apertura mentale ci si riserva anche il diritto di dissentire o di concordare di volta in volta prendendo così il meglio di tutti. questa è l'atmosfera che si respira al Foglio a differenza di Repubblica e dello stesso Corriere della Sera dove l'aria è più pesante e molto meno vivace. questo avviene perchè la maggior parte di quei giornalisti appartengono invece al filone bigotto del laicismo che ben si può rappresentare con quelli che protestano per la visita di un papa in un'università (cosa alquanto ridicola). sn quelli che pensano di tirarsi fuori da ogni problema con la logora affermazione "Il nostro è uno stato laico" anche se nn c'è nessuna attinenza col tema di cui si sta parlando. come se la laicità fossero loro stessi per cui chi nn condivide le loro idee nn è laico...quando la laicità dello stato si basa invece sul pluralismo. i laici bigotti si sentono soddisfatti soltanto quando attaccano la Chiesa, allora si sentono laici e sn costretti sempre e cmq ad andarle contro anche sulle cose più elementari per allinearsi alla cultura dominante e spesso anche ai partiti. si scandalizzano se il papa parla, perchè il diritto di parola è una prerogativa che loro concedono a chi meglio credono. ma è proprio per questo che alcuni di questi giornali sn solo costruzioni artificiose ben lontane dalle persone comuni, molto più di quanto si pensi. un esempio lampante si è avuto sul referendum sulla legge 40. con la loro martellante campagna per il sì molti, io compreso, avevano l'impressione che fosse quello il pensiero dominante, il pensiero del popolo che dicevano di rappresentare. poi però alle urne si ebbe un fiasco totale perchè i mezzi di comunicazione rappresentano in realtà solo quel 10% del sì mentre gran parte del resto è ignorato e vilipeso. per questo si trova rifugio in altri giornali più piccoli e meno "importanti" che però sn molto più aperti e intellettualmente vivi come dimostra il grande afflusso di lettere e interventi che sta investendo il Foglio in questi giorni. gli intellettuali devono anche essere vicini alla gente. una provocazione così geniale e potente, in generale, sarebbe forse impensabile per molti dei maggiori quotidiani del paese. January 10 Un Medioevo a coloriIl Medioevo è poco conosciuto, per questo abbiamo inculcata nel cervello l'idea di una zona d'ombra della storia. In realtà questa idea è molto antica e risale agli Umanisti che volevano creare una frattura col passato e per questo conveniva loro offrire l'immagine del Medioevo come la buia età di mezzo che li separava dal mondo classico. Loro non si rendevano conto di essere in realtà figli del medioevo e che senza di esso loro nemmeno avrebbero saputo dell'esistenza del mondo antico. Di questa realtà loro un pò non potevano rendersi conto e un pò non volevano. Non potevano perchè la mente umana ha una naturale tendenza a guardare il passato, ma considerando soprattutto il passato più recente e applicando le caratteristiche di quest'ultimo anche a quello più antico. Per farla semplice gli Umanisti guardavano al '300 che fu un secolo particolarmente turbolento per via della peste (che fece il suo ritorno in Europa dopo secoli), delle carestie e delle numerose guerre. Loro erano terrorizzati dal loro passato recente e così credettero errroneamente che tutto il Medioevo fosse stato così. Da qui nasce il nostro complesso psicologico che ci porta ad usare il termine Medioevo in chiave negativa: nulla di più falso.
Gli uomini dell'età di mezzo meritano grande rispetto perchè dovettero ripartire dal nulla, le due grandi ondate migratorie (i barbari invasori) avevano distrutto tutto. Le città erano deserte, la popolazione decimata e ridotta allo stremo, l'autorità pubblica latitante e impotente: la gente viveva il panico collettivo derivante dai predoni del mare (e della terra). Da questo loro seppero risollevarsi, riuscirono (anche tramite il Cristianesimo) a far integrare gli invasori di entrambe le ondate migratorie. Il Medioevo è l'età della grande espansione economica e commerciale, l'età delle scoperte e delle invenzioni, dei grandi viaggi (da Marco Polo a Cristoforo Colombo), delle grandi opere d'arte (Giotto, ad esempio) e delle cattedrali che ancora oggi sono il cuore dell'Europa. E' l'epoca dei grandi ideali, la gente si toglieva letteralmente il pane di bocca per costruire le cattedrali che noi oggi ammiriamo e che svetteno verso il cielo. Le persone erano disposte a morire per il loro credo, andavano in pellegrinaggio sapendo di rischiare la vita per via dei briganti: quanti nella nostra epoca sono disposti a dare la vita per un ideale? Religioso o non. Non è un mondo buio ma pieno di colore, negli edifici e nei quadri spazi vuoti e non decorati erano inconcepibili. Nel Medioevo nasce l'Università (istituzione unica al mondo) con la sua fame di conoscenza e di ricerca, aperta al sapere di pagani come Aristotele che non solo non era disprezzato ma considerato un genio. Nelle università si facevano dibattiti, la famosa "quaestio" dove si confrontavano idee diverse di filosofia naturale e altro. Il medioevo fu caratterizzato da un vivo interesse per la filosoia, le scienze e la teologia ma fu anche attraversato da un profondo rinnovamento religioso e spirituale. Basta pensare alla riforma del monachesimo e a personaggi come San Tommaso, san Franceso d'Assisi e santa Caterina da Siena solo per fare qualche nome tra le figure più mistiche e significative (anche dal punto di vista culturale). Era una civiltà universale per cui i dotti si spostavano facilmente dal nord al sud e viceversa, grazie al latino potevano insegnare in ogni università d'Europa e avevano un tale amore della cultura da ricercare affannosamente (come Petrarca ad esempio) gli antichi manoscritti che poi venivano instancabilmente ricopiati dai monaci. Il Medioevo è un'età viva, passionale, aperta anche all'incontro (non solo allo scontro) con le altre civiltà come quella islamica che fornì la via materiale per la conoscenza di Aristotele in Occidente, il quale sviluppò fino all'inverosimile quelle conoscenza tanto che gli stessi intellettuali islamici si stupirono della grande rinascita filosofica occidentale (praticamente senza pari). Molte delle cose migliori della nostra civiltà sono state inventate da quegli uomini fieramente cristiani, e quando non realizzate sono stati sempre loro che ne hanno posto le basi. Il medioevo fu caratterizzato dalla "reductio ad unum" che spingeva a riportare tutto a Dio, senza l'invocazione della divinità non si iniziava nessuna attività importante (come si vede nei documenti, ad esempio). Tutto quindi, dall'arte alla letteratura, era profondamente intriso di Cristianesimo e di spiritualità, gran parte del nostro patrimonio culturale è legato al Cristianesimo: Come immaginare la Divina Commedia senza di esso? E come pensare al Giudizio Universale della Cappella sistina?
E il problema dell'intolleranza? L'idea della libertà di pensiero e di espressione era ancora lontana e non si può incolpare dei non moderni di non essere stati moderni. L'inquisizione esisteva ma non era un istituzione particolarmente importante, l'Inquisizione come noi la conosciamo (e in gran parte immaginiamo) nasce in età moderna, nel '500 dopo la Riforma luterana. Fino ad allora gli Ebrei furono piuttosto tollerati e le sporadiche esplosioni di violenza miravano più che altro all'"eredità giudaica", ma queste furono sempre condannate dalla Chiesa. Quando Paolo IV relegò gli Ebrei nel ghetto ruppe la secolare tradizione di tolleranza e di "collaborazione" del papato con i Giudei, ma il Cristianesimo e la Chiesa fecero volentieri a meno dell'Inquisizione per secoli e secoli.
E il problema della violenza? Non è mai stata trovata un'epoca o una civiltà non violenta e nel Medioevo non si faceva niente di meno e niente di più di quello che si faceva in passato e di quello che si fece in futuro. Se una civiltà si giudica solo dagli episodi di violenza la nostra (vedi il secolo scorso e i nostri stessi giorni) non sarebbe poi così avanzata come noi crediamo (visto che non di rado ci permettiamo di disprezzare il Medioevo con superiorità e sufficienza). Tuttavia apprezzabili innovazioni del Medioevo cristiano non mancano anche in questo campo; basta pensare al cambiamento a dir poco epocale riguardo i "giochi" violenti che tanto divertivano gli antichi al vedere scorrere sangue umano. Ma l'esempio migliore è forse quello del supplizio degli schiavi e dei malfattori: la crocifissione. Il crudele supplizio venne bandito dalla cristianità e non si videro mai più interi "eserciti" di crocifissi lungo la Via Appia. Leggi anche: Quel buco nero fra Antichità e Rinascimento January 03 Odifreddi, Flores D'arcais e Padre Pio.I primi due nn centrano niente col terzo, eppure un sottile collegamento si può creare. Qualche tempo fa a "Otto e mezzo" Flores d'Arcais (direttore di Micromega) deprecava il "ritorno alla fede" per cui anche nei giornali laici ci si interessa di nuovo di fede e si dà spazio anche ai pareri controcorrente di credenti, spesso ascoltati con interesse. Flores era preoccupato di questo interesse perchè non seguito dal postulato che i credenti sono inferiori rispetto ai non credenti, per questo disse che i non credenti sono migliori perchè ragionano. Per verificare la verdicità di questo giudizio possiamo provare ad applicarlo direttamente a uno dei non credenti più alla moda in questo momento: Piergiorgio Odifreddi. Nel programma "La storia siamo noi" su Padre Pio sono stati messi a confronto Odifreddi e Saverio Gaeta: l'uno nn credente (e quindi razionale) e l'altro credente (e quindi credulone e irrazionale). Solo che Gaeta parlava di testimonianze, documenti, referti medici..ecc mentre Odifreddi ad un certo punto disse che il fatto che Padre Pio, dopo la sua morte, non aveva le stimmate è la prova che non le aveva neanche prima. Invece è noto che tutte le mattine, fino alla sua morte, il frate si toglieva le bende nel momento della consacrazione nella messa e che quindi le stimmate erano visibili da parte di tutti i presenti, lo provano i tanti filmati e fotografie fatte in queste occasioni. Solo nell'ultima messa Padre Pio non presentava più le ferite che sembravano rimarginate, ma fino ad allora c'erano eccome. Eppure questo all'illuminato Odifreddi non pare interessare perchè lui ha già emesso la sua sentenza di non veridicità basata sull'esclusione a priori (la peggiore bestemmia nel mondo scientifico). Le stimmate erano un fenomeno reale, materiale, studiato, testato...ma per Odifreddi esse non sono mai esistite, perchè gli dispiacciono. Un grande esempio di razionalità e apertura mentale...
D'arcais sbaglia: non si può giudicare una persona a priori in base alle sue credenze e inoltre non esistono "gerarchie" tra le persone; certo quello di Odifreddi è un esempio di bigotteria estrema e, per fortuna, i non credenti non sono tutti così. Bigotti possono esserci da una parte e dall'altra e D'Arcais può risparmiarsi certe affermazioni razziste.
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