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"Chi controlla il passato, controlla il futuro..." (George Orwell)

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21 novembre

Tutte le magagne dell'UAAR


Cos'è l'UAAR? No, non è un'espressione esclamativa - del tipo uanima - mutuata da un grosso rutto. E' un acronimo che sta per Unione degli atei e degli agnostici razionalisti. Un nome orribile che ben si addice alla sostanza. Ma nonostante la pedanteria della definizione (non bastava semplicemente "non credenti"?) le cose non sono molto chiare. Che vuol dire essere razionalisti? Scommetto che nessuno da quelle parti se lo chieda, perchè altrimenti scoprirebbe che il razionalismo è una corrente filosofica superata da almeno due secoli e fatta a pezzi da Kant. Il quale, pur superandolo, era senza dubbio debitore più nei confronti dell'empirismo che del razionalismo. Già, perchè poi dirsi razionalisti (sostenere cioè il primato della ragione) e non empiristi (il primato dell'esperienza)? Non sanno forse Piergiorgio Odifreddi e Margherita Hack che la scienza moderna ha un suo elemento fondamentale nell'esperimento? Mistero.

Ormai l'UAAR è sempre più presente nel dibattito pubblico. E questo è senza dubbio un bene, perchè permette di conoscere meglio una realtà che altrimenti rimarrebbe molto influente ma sostanzialmente sconosciuta. Pur mancando una qualche forma di autopresentazione nel loro sito, del tipo una voce Chi siamo, dalle varie pubblicazioni si deduce un atteggiamento di profondo astio non solo anticlericale ma proprio antireligioso nel senso più generale. Quelli dell'UAAR non perdono mai l'occasione per indicare nella religione uno dei principali mali del mondo, da contrapporre invece ad una loro malintesa e sbandierata laicità. Capirete che, con una tale impostazione, troverete centinaia di articoli sulle violazioni dei diritti umani nei paesi islamici ma nemmeno uno - almeno io non l'ho trovato – sui crimini perpetrati dalla Cina e dagli altri paesi ancora a regime di ateismo di stato. Questo per il presente, analogamente per il passato troverete articoli sull'Inquisizione e sulle crociate, ma ovviamente nulla sull'Unione Sovietica. Anzi, su quest'ultima troverete articoli velatamente nostalgici verso il Museo dell'ateismo - che a detta anche di D'Alema faceva ridere - o per il lancio dello Sputnik.

Per farla breve, disinformazione (e omissione) per il passato come per il presente. Come se non bastasse, il pubblico è anche peggiore. Composto per buona parte da veri e propri fanatici le cui opinioni fanno venire la pelle d'oca. E questo mentre l'UAAR afferma con orgoglio di non abbandonarsi mai, rispetto agli altri, alla violenza verbale. E se ci si abbandonasse, che accadrebbe? Questi sarebbero poi quelli che ci dovrebbero liberare dall'oscurantismo clericale e religioso. E poi chi ci libererebbe dai liberatori?

Per questo ho pensato di riunire in un unico post tutti i miei interventi sulle menzogne dell'UAAR, fatta eccezione per quelli su Odifreddi - uno dei più noti esponenti - che ne merita uno tutto suo. Si tratta ovviamente di un elenco provvisorio e destinato ad allungarsi ma che può offrire un quadro più generale dell'ideologia UAAR e del suo modus operandi. Ovviamente sono gradite segnalazioni.

 

Per l'UAAR il Dalai Lama è un pò neo-fascista

Il povero Dalai Lama viene accostato a quelli di Forza nuova perché ha osato difendere la cultura cristiana – rappresentata dal Crocefisso – da una concezione oltranzista e nichilista della laicità. Con pesanti offese nei commenti fino alla giustificazione della repressione cinese in Tibet


La disinformazione dell'Uaar

Una sentenza del Tar del Lazio che giudica inammissibile un ricorso sul caso Englaro, viene presentata invece come un accoglimento con tanto di enfasi sulla vittoria di civiltà. E gli illuminati commentatori, ovviamente abboccano...


Cascioli ateo super-star

Vari articoli che magnificano un cialtrone in odore di truffa, un vero e proprio “abuso della credulità popolare”


Maometto pedofilo? Lo aveva già detto l'UAAR

Polemiche a convenienza. Se sono gli atei a dirlo, va bene. Se gli altri, è uno scandalo.

Per l’Uaar non è macabro l’aborto, ma la sepoltura dei feti

Credo non ci sia bisogno di commenti.




20 novembre

E Cavour mise la croce in classe


Non fu il Concordato fascista a prescrivere il crocifisso a scuola ma nel 1860 lo Stato risorgimentale, pur se in lotta con la Chiesa

di Giuseppe Dalla Torre

C'erano simboli religiosi nell'aula della famosa maestrina dalla penna rossa di deamicisiana memoria? Probabilmente sì; o almeno avrebbero dovuto esserci, stando alla normativa allora in vigore.
Pochi sanno, infatti, che il regolamento per l'istruzione elementare del 15 settembre 1860, n. 4336, attuativo di quella famosa legge Casati del 1859 che costituì per un sessantennio la struttura fondamentale del nostro sistema scolastico, prevedeva l'affissione nelle aule scolastiche del crocifisso. La disposizione era destinata a passare sostanzialmente senza soluzioni di continuità nella normativa regolamentare successiva. In particolare, prima di essere ripresa dai provvedimenti dell'età del fascismo (tutti comunque precedenti al Concordato del 1929), essa venne nuovamente ribadita dal regolamento generale dell'istruzione elementare del 6 febbraio 1908, n. 150. Dunque l'esposizione del crocifisso nelle scuole non è frutto della «riconfessionalizzazione» dello Stato che, secondo un giudizio comune ancorché discutibile, sarebbe stata operata dai Patti lateranensi del 1929 o, più in generale, dal fascismo. Né tale esposizione deve farsi risalire agli ultimi governi liberali quando, per usare un'espressione di Gabriele De Rosa, viene meno l'ideale laicista ed è ormai entrato in crisi lo Stato liberale. Le disposizioni in materia hanno invece origine nell'età risorgimentale ed attraversano tutto il periodo del più duro e dilacerante conflitto fra Stato e Chiesa, quando separatismo e una laicità inclinante al laicismo segnano la politica e la legislazione italiana in materia ecclesiastica.
Qualcuno dirà che dette norme erano pure diretta conseguenza del principio della religione cattolica come religione dello Stato, consacrato nell'art. 1 dello Statuto albertino del 1848. Ma è noto che tale disposizione era stata sostanzialmente abrogata già all'indomani della pubblicazione dello Statuto. Sicché - come poteva scrivere alla fine dell'Ottocento un autorevole giurista , Carlo Calisse - l'art. 1 dello Statuto doveva intendesi solo «nel senso che essa (la religione cattolica: ndr) è quella che la maggioranza dei cittadini segue, e che del suo culto si serve l'autorità civile quando occorra d'accompagnare alcuno dei suoi atti con cerimonie religiose. Di modo che, a così poco ridotto, in nulla il detto articolo contraddice al sistema della separazione fra la Chiesa e lo Stato». Da parte sua agli inizi del '900 un altro grande giurista, Arturo Carlo Jemolo, in uno studio sulla natura e la portata dell'art. 1 dello Statuto, concludeva addirittura dicendo che non si trattava di una norma giuridica ma di una mera dichiarazione, senza alcun effetto giuridico pratico. Le origini storiche di una disposizione che oggi, talora, viene messa in discussione, ci dicono almeno due cose. La prima è che, come simbolo religioso, il crocifisso è un simbolo passivo, in quanto tale non idoneo né diretto a costringere o ad impedire l'individuo in materia religiosa e di coscienza, né a contravvenire al principio della laicità dello Stato. Il fatto che lo Stato italiano laico e separatista prevedesse come facoltativi i corsi di religione nelle scuole, ma prescrivesse al contempo l'esposizione del crocifisso, ne è una evidente riprova. La seconda riguarda il crocifisso come simbolo culturale. Non c'è dubbio, infatti, che esso esprima una storia, una tradizione, una cultura; in breve: l'identità degli italiani. Ed anche qui il fatto che lo Stato ne prescrivesse l'esposizione, pure nei periodi in cui la scuola divenne il terreno della più rovente conflittualità tra Stato e Chiesa, tra liberali e movimento cattolico, costituisce un fatto illuminante. Esso prova, infatti, che si tratta (anche) di simbolo culturale; di un simbolo che ha plasmato l'identità italiana e, con altri simboli, ha alimentato gli italiani dei necessari sentimenti di comune appartenenza. Ed è per questo che anche l'Ottocento liberale, e talora anticlericale, ne ha ritenuto non incompatibile, ma necessaria, la conservazione.

Avvenire, 18 giugno 2004

Per l'UAAR il Dalai Lama è un pò neo-fascista


Continua la polemica sul crocefisso, ma adesso l'UAAR cambia strategia. Dopo averla provocata e finanziata adesso la parola d'ordine è vittimizzarsi. Avendo subito minacce di frange fanatiche che nulla hanno a che vedere col Cristianesimo, come gli hooligans con lo sport, cercano di appiattire qualunque dissenso a Lega e Forza Nuova. Particolarmente patetico questo articolo dove il Dalai Lama viene accostato ai militanti di Forza Nuova. Cosa li unisce? Entrambi parlano di tradizione...


Crocifisso, scende in campo anche il Dalai Lama

E’ il più famoso leader religioso del mondo, e ritiene sia “di fondamentale importanza mantenere le proprie tradizioni”. Poiché, a suo dire, l’Italia ha un retroterra cristiano e cattolico, anche se lui non lo è, ritiene sia dunque giusto, anzi “importantissimo”, mantenere il crocifisso nelle aule scolastiche. Sono le opinioni del Dalai Lama rilasciate ieri alla Camera dei Deputati, dove si è presentato accompagnato da Richard Gere per incontrare Gianfranco Fini.
Alla tradizione si rifà anche Forza Nuova. Nella notte un gruppo di suoi militanti ha appeso alcuni crocifissi all’ingresso degli edifici della Regione Liguria e davanti ad alcune scuole genovesi: “la nostra è stata un’azione pacifica”, hanno poi dichiarato, “finalizzata alla critica della visione di un’Europa priva di quei valori che l’hanno costruita nei secoli: cristianità, nazione, popolo”.
Nel frattempo, la discussione sui crocifissi continua ad attirare l’attenzione dei mezzi di informazione stranieri. Una trasmissione radiofonica della SBS (Lo scandaglio) è andata in onda a Melbourne, in Australia, e ha visto la partecipazione di padre Giordano Muraro, teologo; Luigi Tosti, giudice; Bruno Bartoloni, vaticanista del Corriere della Sera; Gabriella Gagliardo, insegnante.


Ma ancora più tristemente divertenti sono i commenti che danno, come al solito, sfoggio di un fanatismo peggiore di quello che vorrebbero combattere. Il Dalai Lama è un personaggio molto apprezzato anche dalla cultura laica, ma adesso ha detto una cosa che dispiace all'UAAR: quindi è un mostro. Ne ho scelti alcuni:

Beh il dalai lama è il rappresentante di una delle più feroci teocrazie mai esistite. Nel Tibet pre invasioni c’erano 3 classi sociali: monaci, nobili e schiavi. I monasteri stappavano i bambini alle famiglie per garantirsi la mano d’opera a basso costo e il “noviziato” consisteva nel fare da colf e materasso ai monaci più grandi.
Bisogna dire che è un grande PR e sà abbindolare molto bene la gente in occidente, peccato nessuno si chieda come mai in TIbet a protestare contro la Cina sono solo i monaci. Cha sia perchè per quanto pessimo sia il regime cinese (ateo, ndr) è comuqnue più umano di quello dei lama?

Non i stupisce che sostenga il fatto che sopraffazione, secoli di violenza e di stermini siano un’identità culturale da difendere.

Altro ciarlatano che parla di cose che non conosce su giudizi legali che ignora di istituzioni sovranazionali a cui chiede aiuto di continuo.

Come direbbe il pacato Vittorio Sgarbi: “pagato! pagato! pagato! pagato!”
Questo pseudo-reincarnato si muove solo quando sente odore di pecunia, è in tour perenne.

Penso che anche Bin Laden o il Mullah Omar direbbero le stesse cose.

Vorrei che questo episodio spingesse tutti a riflettere: quelli che chiedono l’indipendenza del Tibet a mio parere non sono migliori dei separatisti della Lega Nord.

Quelli che chiedono il rispetto dei diritti umani in Tibet sono parte del problema e non certo della soluzione per la violazione dei diritti umani nell’intera Cina.

resta cmq un babb(e)o natale vestito d arancio. cambia il colore ma non l attendibilità! bello per far guadagnare R GERE e aziende d auto, ma tutto li

mi ha deluso. da lui non me l’aspettavo, pensavo fosse solo una vittima della repressione atea, ma non laica, cinese, invece è solo un altro fanatico religioso che protesta solo per avere il potere.

CAPISCO LA CINA, CAPISCO PERCHE’ ……..E BRAVO LAMA,,,,,,DALAI …ANCHE TE VOLEVI VIVE SENZA FARE NULLA IN CINA????E INVECE ESILIO. LE RELIGIONI OPPIO DEI POPOLI.

Se il regime cinese non fosse stato un regime comunista, l’Occidente (ovvero l’America) non avrebbe mai sposato (propagandato) la causa tibetana e a quest’ora il Dalai Lama sarebbe considerato, qui in occidente, alla stregua di qualsiasi Say Baba o di un Reverendo moon.

E qui mi fermo, credo sia abbastanza. Ci sono alcuni commenti un pò più ragionevoli, ma si contanno sulle dita di una mano. In sostanza gli atei dell'UAAR pensano del Dalai Lama tutto il male possibile, ovvero la pensano come la Cina che tiene in stato di ateismo obbligatorio buona parte dell'umanità. Come direbbe Iacchetti: e che caso!

19 novembre

Quando il medico sperimenta la sua medicina


Oggi vi propongo questa bellissima puntata di Pomeriggio 5 sulle mamme a tutti i costi e utero in affitto. Ospite centrale della puntata è Maurizia Paradiso, pioniera del cambiamento di sesso, che racconta la sua storia e il suo desiderio di maternità/paternità. Già, vorrebbe essere un pò tutti e due perchè essendo una donna farebbe da madre al figlio, ma in qualche modo anche da padre perchè lo sperma utilizzato nella fecondazione artificiale sarebbe il suo (appositamente fatto congelare prima dell'operazione). Molto interessante. Ma ancora più interessante è la reazione del professor Antinori in collegamento che va su tutte le furie senza un motivo evidente. Per chi non lo ricordasse, Antinori è stato e continua ad essere uno dei volti del far west scientifico in materia di fecondazione artificiale. Implacabile oppositore della legge 40 e sostenitore delle più bizzarre pratiche come quella delle mamme-nonne. E una mamma-nonna è proprio con lui in collegamento, una donna su cui lui stesso ha praticato una fecondazione eterologa (cioè con lo sperma di un donatore) alla tenera età di 63 anni. Questo rende ancora più incomprensibile, a prima vista, l'astio che il professorone mostra fin da subito nei confronti della Paradiso. Perchè?

Perchè la sua è una richiesta che, come fa notare Meluzzi, fa "scoppiare il bubbone". Infatti il problema della legge 40 è che si oppone all'ideologia dominante del desiderio che in quanto tale si trasforma automaticamente in diritto e al predominio sfrenato della tecno-scienza. Esiste la possibilità di fabbricare bambini? Allora è giusto farlo. Vuoi un figlio? Allora hai il diritto di averlo con ogni mezzo. Vuoi il figlio perfetto? Allora hai il diritto di mettere al mondo un campionario di embrioni su cui potere scegliere il migliore, come al mercato, abbandonando gli altri al Moloch. Questa è l'ideologia del professor Antinori che perciò lamenta di non poter più fabbricare mamme-nonne a causa della legge 40 brutta e cattiva.

Il problema è che in questo paradigma teorico, la richiesta della Paradiso è assolutamente legittima. Lei vuole fabbricare un figlio e quindi ne ha il diritto. Non fa male a nessuno: lasciamoglielo fare. Il professor Antinori ne è forse inconsciamente consapevole e solo questo può spiegare il suo livore. Davanti alla richiesta della Paradiso, si fa addirittua scudo della legge 40 come se ne fosse uno strenuo difensore e non ne parlasse male dalla mattina alla sera. E' quasi un caso di sdoppiamento della personalità. La facoltà di accedere alla fecondazione assistita non è regolata da criteri oggetivi ma solo dal suo arbitrio. E questo lo fa andare su tutte le furie.

Tanto che addirittura riesce a superare la Paradiso in fatto di tv trash. Comincia a scalpitare e si proietta in una serie di insulti del tipo "Lei è bisessuale, lei è trisessuale!". E ad un certo punto arriva pure un "lei è un maiale!". Se in Italia fosse in vigore una legge sull'omofobia, Antinori rischierebbe grosso insultando così platealmente una persona per i suoi orientamenti sessuali. E, se non sbaglio, quella di definire maiali gli omossessuali è una definizione tipica del fondamentalismo islamico. Fatto sta che la cosa non ha creato nessuno scandalo. Se fosse stato un vescovo o un prete sarebbe stata, e sarebbe anche giusto, la fine del mondo. Ma si vede che ai campioni della tecno-scienza si concede questo e altro. Vi consiglio di guardare il video, è molto istruttivo.

YouTube - Maurizia Paradiso Vuole Diventare Padre/Madre - Pomeriggio Cinque - 13 O...
   


Per il resto del video clicca qui


18 novembre

Così Singer scopre che gli uomini non sono poi tanto peggio degli animali


Un’imprevedibile evoluzione umanista in occasione del vertice Fao

Dagli animali, agli uomini? “Salvare una vita si può - Agire ora per cancellare la povertà”, appena pubblicato in italiano dal Saggiatore (pp. 216, euro 17), è un libro che segna un’evoluzione imprevedibile per un pensatore che Time definisce “tra i cento più influenti del pianeta”. Australiano, filosofo docente a Princeton, classe 1946, Peter Singer a 29 anni era già passato alla storia per “Animal Liberation”: un bestseller che gli animalisti più arrabbiati considerano il loro manifesto fondativo. Quel libro, in particolare, lanciò il termine “specismo”: che sarebbe l’equivalente, in termine di discriminazione verso gli animali, di ciò che è il razzismo in termini di discriminazione verso altre razze e il sessismo in termini di discriminazione dell’uomo verso la donna.

Curiosamente, Singer afferma di aver sviluppato questa idea proprio dal femminismo. A colpirlo sarebbe stata infatti l’obiezione fatta nel XVIII secolo da Thomas Taylor alla pioniera della lotta per l’emancipazione femminile Mary Wollstonecraft: allora, anche gli animali dovrebbero avere dei diritti! Vegetariano convinto, Singer basa però la sua argomentazione su un’ideologia attempata quale l’utilitarismo, che Jeremy Bentham e James Mill elaborarono  a inizio ’800 sulla base del principio “il massimo di felicità per il massimo di soggetti possibili”. E non c’è dubbio che le bestie sono più degli uomini… Proprio l’applicazione rigorosa di questa logica lo ha portato però a giustificare la vivisezione: tutte quelle volte in cui il beneficio apportato sarebbe maggiore del dolore provocato. E’ d’altronde la stessa giustificazione con la quale sostiene l’aborto, e perfino l’infanticidio dovrebbe avere un minimo di considerazione: “Uccidere un neonato non è mai lo stesso che uccidere una persona, cioè, un essere che vuole continuare a vivere”.

La considerazione del massimo di piacere lo ha anche portato nel 2001 a giustificare il sesso tra esseri umani e animali, “se non arreca agli animali sofferenze”. Singer lo definisce il “problema dell’etica applicata”. Il bello è che però quest’ultimo libro lo ha scritto per insegnare come si fa a  “Salvare un bambino”. Eppure, malgrado certe asserzioni hard come quella secondo cui non sarebbe moralmente lecito privilegiare l’investimento a favore dei propri figli a quello per altri bambini, tutto sommato alla fine il testo funziona. L’analisi del modo in cui si potrebbe risolvere il problema della fame del mondo destinando una quota tutto sommato non grande delle risorse degli abitanti dei paesi sviluppati è di straordinario buon senso, e tiene conto della maggior parte delle obiezioni correnti. E’ vero: molti soldi destinati all’aiuto allo sviluppo vengono sprecati da burocrazie e dittatori. Per questi bisognerebbe creare organismi in grado di monitorare con efficacia gli esiti di questi interventi. Ma poiché far saltare certi interessi costituiti è impresa disperata, vediamo intanto cosa fare in alternativa… Il dubbio però resta: da dove salta fuori tanta filantropia dopo anni di predicazione utilitarista e animalista? Un apologo e un’indicazione buttati a mezzo del discorso aiutano forse a chiarire.

L’apologo: “Mentre passeggiava per le strade di Londra, Thomas Hobbes, il filosofo seicentesco famoso per aver affermato che dietro a ogni nostra azione si nasconde un interesse personale, diede una moneta a un mendicante. Il suo compagno gli disse che in tal modo aveva confutato la sua stessa teoria. Non è così, rispose Hobbes: aveva dato un’elemosina per il piacere di vedere il poveretto felice”. L’indicazione: “Solo una piccola percentuale del mais prodotto per uso alimentare è destinata all’uomo. La maggior parte serve a riempire le pance degli animali, ed è qui che sono da ricercare le principali cause dell’attuale crisi alimentare… Non è vero che il mondo è a corto di cibo. Il problema è che noi cittadini dei paesi sviluppati, abbiamo trovato il modo di consumare una quantità di alimenti quattro o cinque volte superiore a quella che consumeremmo se mangiassimo direttamente quanto coltiviamo”. Modesta proposta: “Il vegetarianismo di massa”. Diavolo di un Singer…

© 2009 - FOGLIO QUOTIDIANO

di Maurizio Stefanini

 
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Grazie Ettore per l'invito, è una enciclopedia il tuo blog, complimenti sei geniale, regna un ordine e una chiarezza spettacolare, ruberò il tempo per venire a leggere e imparare!!!!
24 Set.
biscotti e sospettiha scritto:
Arcobalenosettimana.....ale......
22 Set.
bustamante sosha scritto:
qa.gif picture by btte_bucket
 
ciao ettore!!! buon mercoledi.. un forte abraccio dio ti bendica ;-)
1 Set.
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25 Ago.
biscotti e sospettiha scritto:
Arcobaleno settimana......da ale77....ciao..... 
12 Ago.

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